Fortitudo, la conferenza di Pozzecco - 28 Mar

Scritto da  Mar 28, 2018

 

Mi ero ripromesso che non avrei allenato più in un posto a cui sono legato sentimentalmente. E infatti...sono qui”. Ci scherza su Gianmarco Pozzecco. Ma l'emozione è tanta nel giorno del suo ritorno al PalaDozza. E alla Fortitudo. E il Poz non fa nulla per nasconderla ad inizio conferenza. Poi un ringraziamento al suo predecessore. “Ringrazio Matteo Boniciolli. Mi ha chiamato lunedi pronosticando tutto quello che poi è successo. Lo ha fatto in modo affettuoso e premuroso. E lo ritengo un atto di enorme onestà intellettuale e di stima nei miei confronti. Matteo mi ha richiamato per farmi i complimenti. Mi ha regalato il suo bagagalio di esperienza e ha detto che è a disposizione se dovesse servire. Ringrazio Boniciolli e quelli che hanno collaborato per portare la Effe dove è oggi. A me spetta il compito di continuare questo percorso cercando di tornare a giocare un derby. Perchè la Effe? Vivo a Formentera con la mia compagna. Ma il mio mondo rimane la pallacanestro. Ho ricevuto quasi dieci telefonate da altrettante squadre. Ma ho sempre detto di no. Poi, la chiamata di Boniciolli. E da lì ho iniziato a pensare quale potesse essere la scelta giusta. Quando ho ricevuto una pedata da Repesa me ne andai soffrendo. Però rimasi fortitudino e andai a Mosca. Quando tornai la Virtus mi offrì un contratto ed una opportunità notevole. Passai un pomeriggio con Sabatini e alla fine uscii dopo aver raggiunto l'accordo. Poi quel messaggio: 'con la maglia della virtus non ti ci vedo'. Mi ha fatto cambiare idea. Avevo giocato alla Fortitudo ed avevo scelto di diventare fortitudino. Nel mondo dello sport la coerenza alla lunga paga e i valori che bisogna assorbire e carpire sono questi. Se sono l'allenatore della Effe è anche perché quel venerdì lì decisi di rimanere fortitudino”.

 

PRESENTE. Poi, sulla situazione attuale: “Oggi ha allenato Comuzzo e succederà spesso. Per la mia filosofia voglio dare enorme spazio al mio staff. Questa squadra dovrò viverla. Vivere le problematiche di quelli che stanno giocando peggio e condividerle. Riuscire a dare un giudizio su questa squadra oggi è quasi banale e superficiale. Questa squadra voglio viverla e devo risucire a capire da dove nascono quei pochi problemi che questa squadra ha. Sono pochi visto che siamo secondi. Sicuramente ci sono delle cose da migliorare. Capita in tutte le squadre. Non sono preoccupato. Ho voluto il contratto anche per il prossimo anno. Questo perché quello che considero il mio lavoro non può esaaurirsi alla fine di questi playoff. Sono contento di poter continuare il percorso di Matteo. E di poterci mettere del mio. La Fortitudo ha nel suo destino quello di giocare per essere promossa. In questa squadra ritrovo Mancinelli e Fultz, con cui ho giocato. Per me contano i legami con le persone. Sul rapporto umano con i giocatori ci conto molto. La mia parte di giocatore è qualcosa che mi deve rimanere dentro. Devo imparare ad essere più cinico in alcune situazioni. Questa squadra ha una buona consocenza della pallacanestro. Per quello che riguarda me come allenatore, non voglio più allenare come accaduto a volte in passato. Morirei entro due o tre anni se riniziassi in quel modo lì. Sono altettanto consapevole che a volte scalderò la Fossa e gli Unici. Rientra nel mio modo di essere. Ma la mia crescita passa anche da qui: dall'essere più cinico, freddo e calcolatore. Dal farmi condizionare meno dall'andamento della gara. Tutto quello che, invece, da giocatore mi dava un enorme vantaggio. A Varese ho sofferto le pene dell'inferno. Ho allenato nei posti in cui ho giocato. E questo vuol dire che la gente è contenta del mio ritorno. Recentemente ho seguito Gattuso Ho una venerazione per lui. Sta facendo cose straordinarie come allenatore. Se non si chiamasse Gattuso e non avesse quel back ground staremmo parlando di un fenomeno tecnico. È un grande allenatore”.

foto e video Valentino Orsini

 

 

Andrea Bonomo

Abruzzese trapiantato a Bologna, scrive per 1000 Cuori Rossoblu da Ottobre 2014.