Curva Virtus Curva Virtus Foto Valentino Orsini

A Reggio Emilia finisce il viaggio bianconero: la Grissin Bon congeda la Segafredo - 9 Mag

Scritto da  Mag 10, 2018

 

 

 

Grissin Bon Reggio Emilia – Segafredo Virtus Bologna 104-99 (25-15; 50-31; 77-63) Grissin Bon: Bonacini, Candi 2, Della Valle 6, White 13, Reynolds 36, Markoishvili 16, Wright 8, Dellosto, Llompart 9, De Vico 14, Cipolla. All. Menetti Segafredo: A. Gentile 20, Pajola, Baldi Rossi 11, Ndoja 7, Lafayette 32, Aradori 15, S. Gentile 7, Lawson 2, Slaughter 5, Wilson. All. Ramagli Tiri liberi: RE 25/29; BO 12/16 Rimbalzi: RE 24; BO 30 Falli: RE 22; BO 24 Arbitri: G. Sardella, M. Rossi, V. Grigioni È una partita che si tinge di colori assai diversi, quella di stasera tra Grissin Bon e Segafredo: quelli molto foschi del ricordo virtussino di un paio d’anni or sono, quando la sconfitta a Reggio Emilia all’ultima giornata decretò la prima storica retrocessione bianconera sul campo; quelli verde speranza, sempre per i bolognesi, che scendono al PalaBigi con la possibilità di staccare il pass per i playoff al primo ritorno in lega A; quelli un po’ più grigi che contraddistinguono la posizione dei reggiani in un campionato che finisce qui, come tutta un’annata sportiva un po’ misera di soddisfazioni, seppure con tanti alibi. Bolognesi ovviamente ancora senza Umeh e con Ale Gentile probabilmente presente solo per onor di firma; reggiani che vorrebbero dimostrare di non avere già intonato uno sciogliete le righe poco onorevole. Poi, la questione Dalla Salda, che saluta Reggio dopo averla accompagnata a una finale scudetto, un titolo europeo (l’Eurochallenge), una Supercoppa italiana e tante promozioni, per passare proprio al management della Segafredo, e, ancora, i molti ex reggiani ora con la maglia bianconera. Ci sarebbero tanti ingredienti dunque per immaginare una partita tesa, con tifoserie che non si amano tantissimo. Difatti, l’avvio sembra quello di una finale: il pallone pesa come un macigno, la fisicità prende il sopravvento sulla tecnica e dopo quattro minuti di ambientamento si registra un primo piccolo crollo, quello della Virtus che si lascia imbrigliare e apre corridoi per il contropiede biancorosso. La difesa reggiana morde e graffia, quella bianconera non ha la stessa intensità. Così, al primo intervallo, il tabellone segna 25-15, con veri protagonisti i ripetuti mattoni scagliati dai virtussini verso il canestro avversario. Il vantaggio carica Reggio, ma anche la Virtus pare rientrata con altra convinzione. Tuttavia, la musica cambia poco: Reggio segna, da due, da tre, Bologna no, e dopo tre minuti e mezzo il divario è -15. Sanguinose diverse palle perse bolognesi che tagliano le gambe. È vero che Llompart, Markoishvili sono in serata di grazia al tiro dalla lunga distanza, ma è disarmante la facilità con la quale la Grissin Bon può finalizzare i propri giochi. Vista la posta in palio, i ruoli sembrano invertiti, con Reggio che cerca di dare un senso alla propria stagione e Bologna in vacanza anticipata. Ci si mettono anche gli arbitri, che su un fallo in attacco reggiano inizialmente non si intendono e, sulla reazione nervosa dei bolognesi, comminano un tecnico che trasforma l’azione fallosa della Grissin Bon in liberi e rimessa a loro favore. Fatto sta che a metà gara il risultato è 50-31, Slaughter ha già tre falli e per Bologna la risalita si fa ripidissima. Menetti ha studiato e sa che la difesa a zona è molto indigesta per l’attacco bianconero, ma questo non giustifica una débacle di queste proporzioni, perché la Grissin Bon non è mai stata, quest’anno, una macchina da canestri, come si rivela invece oggi evidentemente per le carenze bolognesi. Il terzo quarto comincia con un alley oop di Ale Gentile per Slaughter, ma White si fa trovare subito dopo solo sotto canestro. Ale Gentile si danna come un ossesso, cercando di smentire la precaria condizione fisica, con una produttività ora però discutibile. Slaughter commette un quarto fallo di ingenua generosità che costa tre liberi trasformati da Della Valle e, insomma, il trend rimane le stesso di prima. Poi, inaspettatamente si accende Lafayette (oggi bravissimo, alla fine saranno 32 i suoi punti): due triple che riportano le V Nere a -14, cui segue una rubata di Ale Gentile che produce due liberi, di cui uno trasformato. Il nervosismo è palpabile, con la tripla di Baldi Rossi si tocca il -10. È Reggio ora che non sa più cosa fare. Gentile segna su rimbalzo in attacco e in penetrazione, De Vico fa fallo in attacco, ancora Gentile ed è – 5: Partita riaperta? Markoishvili non ci sta: tripla, e di nuovo -8 al sesto minuto. Un paio di decisioni arbitrali spostano l’asse del protagonismo, a questo punto: la Virtus ne esce tramortita, Reggio rinvigorita, e con un fortunoso tiro di tabella di Reynolds alla terza sirena è ancora +14 per la Grissin Bon. A 8’45’’ dal termine una schiacciata di De Vico dice di nuovo +18, 81-63. Francamente, lasciano perplessi anche diverse scelte sui cambi operate da Ramagli e, soprattutto, l’imbarazzante incapacità della Virtus di affrontare la difesa a zona. Un paio di triple (Ndoja, Aradori) riavvicinano i bolognesi. Poco prima di metà quarto Reynolds esce salutato da un’ovazione dei suoi tifosi, ma soprattutto ogni tentativo di riavvicinamento virtussino rimane frustrato da reazioni biancorosse che producono canestri come quello di Markoishvili dopo addirittura tre rimbalzi d’attacco consecutivi. A 3’44’’ dal termine è dunque 91-80. Sinceramente, la gara sembra avere preso una china definitiva. Ale Gentile manifesta tutto il nervosismo causato da un senso di frustrazione di cui per la verità dovrebbe sentirsi primo responsabile. Ramagli lo toglie, senza che peraltro la partita ne risenta. A canestro bolognese risponde l’azione reggiana. Quando Ramagli chiama time out a 1’38 dalla fine è 95-84: anche la curva bianconera non ci crede ormai più, e i cori più che di incitamento sono di saluto alla squadra. Due contropiedi, di Wright e Reynolds (gigantesco, 36 punti e 10 rimbalzi), suggellano la vittoria reggiana. Menetti toglie Della Valle, al quale il palazzetto decreta un lungo applauso di ringraziamento e affetto, mentre una serie di liberi fissa il risultato: 104-99. Finisce l’avventura bianconera, come peraltro quella biancorossa, anche se oggi gli animi son ben differenti: la delusione bolognese è più che comprensibile, l’entusiasmo reggiano deriva dall’aver visto una delle partite meglio giocate dai biancorossi. Ora si attendono gli sviluppi tecnico-societari in casa Segafredo, con l’impressione che molte cose potrebbero cambiare.

Ultima modifica il Giovedì, 10 Maggio 2018 07:19
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine