1 Novembre: il punto su Basket City

Scritto da  Nov 01, 2018

 

 

Dopo la scoppola presa da Cremona la Virtus si lecca, oggi, ancora le ferite, nonostante la vittoria con i tedeschi di Bayreuth. Qualcuno, probabilmente, aveva cominciato a sognare oltre il consentito, sugli spalti sicuramente ma forse anche in campo, dopo il filotto di vittorie fra coppa e campionato, eccezion fatta con la per ora inavvicinabile Milano. La sconfitta subita dalla truppa di Meo Sacchetti ha riportato tutti sulla terra, lasciando intravedere debolezze pure oltre la reale consistenza della squadra. Un esempio: la convinzione di molti tra i tifosi che serva a tutti i costi un centrone di quelli enormi per non soffrire più a rimbalzo. Ovvio: è indiscutibile che un armadio alla Gudaitis farebbe comodo a qualunque squadra, ma vogliamo ricordare che proprio contro l’Olimpia milanese i rimbalzi sono stati pressoché pari? Che il cremonese Mathiang, che ad alcuni è parso King Kong, fatica ad arrivare ai cento chili? Non sarà piuttosto un problema di atteggiamento di squadra, di intensità del collettivo nello stare in campo, che non sempre è riuscito ad essere lo stesso? A Trieste (dove peraltro, nel finale, la Virtus è uscita vittoriosa) si era parlato di tensione dell’esordio; contro Cremona magari è stato un peccato di supponenza. Contro Bayreuth viceversa l’andamento è stato altalenante, con attimi di slancio agonistico alternati a pisoli diffusi: ecco, su questo crediamo debba  continuare a concentrarsi il lavoro di Sacripanti, ovvero la ricerca di continuità per l’intera partita di una squadra che non dobbiamo dimenticare è ancora poco più che “neonata”. Contro Venezia, domenica, mancherà quasi certamente ancora Qvale, nel senso che se anche dovesse rientrare, dopo i test di oggi in palestra, difficilmente il suo contributo potrà essere all’altezza della gara con Milano. I pronostici non dicono Virtus, per la partita al Taliercio (fra l’altro la Reyer deve riscattare la brutta figura in BCL con Tenerife), un risultato positivo sarebbe un’impresa maggiore  di quella già compiuta ad Avellino, ma come dice Sacripanti non si scende mai in campo per perdere. Nel frattempo, si custodisce in cascina il fieno raccolto in Champions League, con le quattro vittorie consecutive che non debbono esaltare più del dovuto (tre su quattro partite giocate in casa, contro tre delle quattro attualmente ultime in classifica) ma sono punti preziosi accumulati che conteranno tanto in prospettiva e soprattutto hanno permesso alla Segafredo di maturare una consapevolezza di sé fondamentale in avvio della nuova avventura europea. Non dovrebbe preoccupare più di tanto, invece, l’inaspettato calo di percentuali al tiro di questo o quell’altro giocatore: se non si parla di Steph Curry, è quasi fisiologico che succeda, l’importante è che non siano i giochi ad incepparsi, che le scelte di tiro non siano forzate o improvvisate. Si lecca le ferite, dunque, la Virtus, ma può guardare al futuro con una relativa serenità: se in coppa si sono poste basi già di rilievo, il calendario del campionato sembrerebbe, da Venezia in poi, permettere di porre in archivio la parte più complicata. Non sarebbe da escludere che i bianconeri possano arrivare alla fine del girone d’andata con le sole sconfitte maturate fin qui, eventuale Venezia compresa, con le incognite, se vogliamo, di Trento e Varese E così intanto sarebbero, per lo meno, final eight di Coppa Italia.

Ben altro spirito aleggia in casa Fortitudo. Le dichiarazioni dei suoi leader, da Leunen a Cinciarini, a Fantinelli, allo stesso scalpitante Mancinelli fanno da traino ai compagni che stanno crescendo partita dopo partita, come Benevelli, Venuto, Pini. L’ottimismo, insomma, trasuda da tutti i pori di una squadra che comincia ad accarezzare un sogno con una convinzione mai avuta negli anni precedenti. La parola d’ordine resta sempre la stessa: serenità, un qualcosa che ormai sembrava respinto dal DNA stesso della società. Ora però arriva il difficile, gestire a tutti i livelli il vertice della classifica. Fin qui Martino ha saputo gestire magistralmente minutaggi e dualismi, consapevole di avere in mano una potenziale bomba sul piano tecnico ma anche su quello delle singole personalità. Allenare una simile squadra può sembrare facile, per il tasso tecnico che dimostra di avere a confronto degli avversari, ma nello stesso tempo potrebbe rivelarsi estremamente complicato. Avrà sicuramente bisogno anche della curva, che dovrà essere paziente in caso di inattese defaillance. Sul piano tecnico resta poco da dire, finora anche quando si è incagliato il sistema di gioco a turno ci hanno messo la pezza risolutiva ora Hasbrouck, ora Rosselli, ora Leunen, come d’altro canto era pronosticabile. Bene così, e avanti tutta, purché si conservi la voglia di non smettere mai di lavorare in palestra come si deve.

Ultima modifica il Giovedì, 01 Novembre 2018 18:14
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine