24 Gennaio: il punto su Basket City. È l'ora di guardare avanti?

Scritto da  Gen 24, 2019

 

 


Non esistono sconfitte che facciano piacere, e così è anche per quella subita dalla Virtus Segafredo ieri sera contro il Besiktas. Ci sono però sconfitte che possono insegnare, o comunque testare lo stato dell’arte, e in questo senso la piccola batosta presa da una squadra come quella turca, velleitaria, forse, negli obiettivi più elevati, ma pur sempre con un roster di grande spessore, sulla carta migliore di quello virtussino, può essere presa con la necessaria filosofia, osservando quanto di buono e meno buono sia emerso nel corso della gara che ha seguito la brillante vittoria di domenica scorsa contro Trieste.

Se è pur vero che per venti minuti, infatti, la Virtus è apparsa troppo brutta per essere vera, molle nelle gambe ma innanzi tutto nella testa, è altrettanto vero che terzo e quarto quarto hanno evidenziato margini di crescita potenziali enormi, accanto ad un carattere da grande squadra. È purtroppo altrettanto vero che sono emersi come due tronconi, nella formazione: da un lato il quintetto di inizio ripresa, con Taylor, Pajola, Punter, Martin e Qvale, dall’altro il resto di una squadra che ha dimostrato difficoltà a mantenere la medesima intensità sul campo; aggiungiamo ai primi Cournooh, forzatamente assente, che fin qui ha posto in evidenza quelle specifiche doti caratteriali; sospendiamo nel giudizio Moreira, arrivato da soli dieci giorni e in verità sul campo ha già detto la sua in altri momenti; diamo il beneficio di inventario a M’Baye, che è in costante crescita e sotto questo aspetto sta onestamente facendo buoni progressi; lo stesso dicasi per Cappelletti, sul quale sarebbe ingiusto sputare sentenze non perché sia un panda in estinzione ma perché anche lui è notoriamente in fase di ricostruzione della propria identità sportiva, rimangono Aradori, Kravic e Baldi Rossi che ieri Sacripanti non riusciva a mettere in campo pena un calo di tensione difensiva da far paura (e prendere break incolmabili). Le statistiche vanno sempre prese cum grano salis, ma su un punto sono feroci: ieri, in una partita persa di 1 allo scadere essendo stati sotto di 22 punti, il plus/minus è implacabile: Aradori -28, M’Baye -9, Moreira -7, Kravic e Cappelletti -5, Baldi Rossi 0, tutti gli altri positivi fino ai +11 di Qvale e Pajola e il +20 di Punter (a proposito del quale alcuni ancora mostrano dubbi….). D’accordo, è una partita, potrebbe non fare testo una giornata storta, ma sappiamo che non è così. Nessuno mette in dubbio il valore di certi giocatori, si tratta di evidenziarne le caratteristiche: Kravic è un attaccante per taluni aspetti formidabile, ma ha tipici difetti da giocatore giovane pur avvicinandosi ai trent’anni, uno smarrimento, nelle fasi più concitate, che si paga particolarmente in difesa dove non brilla per fondamentali; Baldi Rossi non si capisce se sia per una questione di integrità fisica o di mentalità, tuttavia nei frangenti veramente duri tende abbastanza ad eclissarsi; su M’Baye, Moreira e Cappelletti abbiamo detto, resta Aradori, che adesso alcuni tifosi mettono ingiustamente sulla graticola, per quanto su di lui tornino sospetti in effetti già emersi lo scorso anno. Per lui parlano una carriera da campione e innegabili doti tecniche; quello che tuttavia sta emergendo, in questo anno e mezzo bolognese, è la sua attitudine ad essere distruttivo, per gli avversari, più che altro in contesti dove la tecnica può sopperire pienamente all’assenza di cattiveria agonistica, situazione assai improbabile nei tornei internazionali, dove al limite accade l’opposto. Se a questo si aggiungono le non infrequenti dormite difensive, viene da chiedersi se per sé stesso non fosse il caso di rivedere il proprio ruolo in squadra, magari trasformandosi in specialista al tiro, ad esempio, con minutaggi inevitabilmente condizionati dalla necessità di una sua presenza sul parquet, come è poi per diversi ottimi giocatori in giro per l’Europa, Chiaro che in tal modo si trasformerebbe in piccolo lusso che non so quanti potrebbero permettersi, ma alla sua età, superati i trenta, certe valutazioni diventano imprescindibili se non si possiede l’animus pugnandi della pantera. Dire che Aradori in questa squadra non c’entri più niente sarebbe pressoché una bestemmia, chiacchiera da bar da tifosi infoiati, ma se si guarda in prospettiva lui per primo dovrebbe fare delle scelte e chiedersi cosa voglia, o possa, veramente fare per questa Virtus, se abbia ancora tutte le motivazioni per partecipare alla costruzione di una nuova macchina da guerra.

Detto ciò, due considerazioni conclusive su questa Virtus: a fronte dei costanti passi in avanti che sta facendo Pajola in questo gruppo e della sua utilità per la squadra, c’è ancora qualcuno che lo vorrebbe mandare a spasso “per crescere”? L’altra: di questa società credo ci si debba fidare, per quello che sta dimostrando, ma farei comunque un invito a sfruttare questo periodo per ancorare la coppia Punter e Taylor che, giocando come sta facendo, è certamente entrata nei taccuini di società di livello attualmente più allettante. Un progetto deve poter continuare sulle stesse basi per un certo periodo, per potersi considerare tale, migliorandole se occorre ma di sicuro non stravolgendole.

Passando in casa Fortitudo Lavoropiù, ora si sta aprendo la stagione delle interviste apologetiche, dove tutti affermano di aver sempre saputo che questa è una squadra di campioni che avrebbe spaccato il mondo, ecc. ecc…. Non per fare il menagramo, ma io aspetterei ancora la Coppa Italia, per testarne definitivamente il carattere, che dovrebbe consentirle di vincerla se non a mani basse, almeno con sicurezza, per quello che si è fin qui visto. Dopo di che, bisognerà affrontare il periodo che seguirà al primo trionfo, la cui complessità non è solo retorica e non sarebbe la prima volta che spezza le gambe ai vincitori. La figura che all’interno di questa Fortitudo sta emergendo alla grande è peraltro quella di un allenatore che alla prima esperienza “importante” sta facendo come meglio non si potrebbe in una piazza che la storia conferma non essere propriamente la più facile. Martino è in questa fase la prima forza della squadra, anche se sul parquet vanno i giocatori e non lui: quant'era tuttavia che non si vedeva giocare la Fortitudo con tanta serenità, oltre che essere messa evidentemente bene in campo? Poi, bene i Rosselli, gli Hasbrouck, i Cinciarini, benissimo Fantinelli, folle chi dubitava su Leunen ma in certa misura anche su Venuto, utilissimi Pini, Benevelli e gli altri, sotto l’ala protettrice della chioccia Mancinelli. La partita di domenica contro Treviso? Ora come ora, poco più di una formalità, che si vinca o che si perda in effetti per la classifica non sarebbe tutta questa differenza, un po’ guasterebbe il morale, ma anche una discesa dall’empireo potrebbe risultare salutare, alla lunga, ancorché il pronostico oggi come oggi ribadisca l’assoluto vantaggio bolognese. E allora che si cominci a valutare un futuro che per essere costruito con criterio richiede tempi di progettazione adeguati.

Ultima modifica il Venerdì, 25 Gennaio 2019 00:27
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine