Il giorno di Aleksandar Djordjevic. L'incontro con la stampa

Scritto da  Mar 12, 2019

 

 

Aleksandar Djordjevic è una delle personalità di maggior spessore del basket europeo contemporaneo. Serbo di Belgrado (frutto del vivaio del Partizan, era il play della squadra di Danilovic che batté la Virtus nella finale europea del 1992) come giocatore ha vinto tutto quello che si poteva vincere (con anche una breve incursione in NBA, Portland); come allenatore non ha un analogo palmares a livello di club (solo due coppe nazionali, con Panathinaikos e Bayern), ma si è rifatto con la nazionale serba: argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro (2016), ai mondiali di Spagna 2014 e agli europei di Turchia 2017. Aveva peraltro esordito in Italia, senza troppa fortuna, con l’Olimpia e la Benetton.

Sul piano agonistico, è sempre stato un avversario eccellente della Virtus: play, appunto, del Partizan Belgrado nel 1992, è poi passato all’Olimpia Milano prima di approdare in Fortitudo (1994-1996). Dopo la breve parentesi statunitense Barcellona, Real Madrid, Pesaro e di nuovo Milano (quella sconfitta nel 2005 dal tiro di Douglas in finale scudetto).

Oggi, a 52 anni, è il nuovo allenatore della Segafredo, arrivato al termine di una settimana terrificante di pettegolezzi e licenziamenti, culminata nella scomparsa di Alberto Bucci, con la sconfitta a Cantù quale pressoché inevitabile epilogo. Assieme al Club Manager, Paolo Ronci, si è presentato alla stampa al termine del primo allenamento con i suoi nuovi giocatori

Il primo a prendere la parola è proprio Ronci:

“Grazie a tutti, questa è una giornata molto particolare per noi, iniziata con il saluto ad Alberto Bucci, mentre ora siamo qui ad accogliere il nuovo allenatore, Sasha Djordjevic, col quale sono orgoglioso di iniziare questo nuovo cammino che vorremmo ci portasse verso traguardi sempre più prestigiosi”

Dopo di che, è ilturno del nuovo allenatore:

“Prima di ringraziare il management Virtus, il mio primo pensiero va verso il grandissimo Alberto Bucci. Penso che il basket e l’Italia abbiano perso un grande uomo, vero pilastro della pallacanestro italiana che ricorderò con grandissimo rispetto. Lo stesso rispetto che porto verso coach Sacripanti, che sono sicuro ritroverò presto come avversario. Sono contento e orgoglioso di essere in questa Virtus, di cominciare la mia missione con questa società, consapevole del peso che ha questa maglia. So quale sia la storia di questo club, che dovremo onorare con il massimo impegno. Vorrò cercare di inserirmi nella sua storia straordinaria cercando di fare il mio meglio, fino all’ultimo giorno che starò qui.”

Domani cosa può succedere, avendo avuto così poco tempo per stare con la squadra?

“Spero di non fare danni; partiamo dall’impegno grande dei ragazzi. Vediamo di inserire le cose che possano aiutare a vincere, ma in modo molto basico. Non c‘è tempo per portare cose diverse, la partita è troppo importante per il resto della stagione.”

Come hai trovato la squadra? Quali possono essere le sue aspettative?

“Abbiamo passato solo un’ora e mezzo insieme e non ho ancora le stesse valutazioni che potrò avere fra qualche settimana. Ma sono giocatori professionisti che conoscono queste tipo di situazioni. Sanno che quando c’è il cambio del coach qualche responsabilità è anche loro. Ognuno di loro può, deve fare di più, e ciascuno di loro di sicuro potrà farlo. Le scuse nella vita non mi sono mai piaciute, non devono averne neppure i giocatori. Io comunque sarà il primo colpevole di eventuali sconfitte.”

Hai provato qualche emozione tornando al PalaDozza? Hai già conosciuto il Le Mans?

“Ovviamente sì, ma mi aspetta una lunga notte per preparare la partita. Questo per limitare i danni da nuovo allenatore. Avendo allenato la nazionale con queste nuove finestre federali so che in tre giorni è difficile riuscire a fare davvero qualcosa di pienamente incisivo.”

Hai mai visto dal vivo la Virtus quest’anno? Da dove deve ricominciare? Quali i suoi pinti di forza? Cosa ti ha chiesto la società?

“Ovvio che sono consapevole che alcuni cambiamenti si dovranno portare, anche secondo la mia idea personale di basket. Vorrei riuscire a mettere il mio “timbro” su questa squadra. Nel mio mondo non esistono obiettivi diversi dal giocare per vincere. Nel mio piccolo non sono capace di giocare per altri risultati.”

Cosa pensi del Le Mans?

“È un otimo club che rappresenta bene cosa sia oggi il basket francese.”

Come hai visto Mario Chalmers?

“In questo momento lui non può risolvere tutti i problemi della Virtus come tanti si aspettano. Speriamo che nel tempo riesca a farlo, ma per ora deve ancora adattarsi alla situazione. Ragazzo straordinario, poco a poco capirà come si gioca in Italia e in Europa; molti di quelli che non sono arrivati qui dagli USA fanno a capire come si gioca in Europa, però può già dare sicuramente una mano.”

(rivolto a Ronci) Quale è la durata del contratto? Come mai la Virtus ha cambiato allenatore? Quanto conta per Djordjevic partire bene, in prospettiva?

Ronci: “Il contratto è questa stagione + 2. Conta, ovviamente, partire bene, come continuare bene, ricominciare bene. Conta sempre fare bene, e lui prima ha detto cose importanti, a proposito della pressione che si vive da queste parti. So che dovrò discutere tanto con lui, ma credo che con questa pressione si lavori meglio. Noi dobbiamo togilere la pressione ai giocatori, ma chi sta da questa parte deve sentirla addosso, saperci convivere e avere le spalle larghe. Sulla decisione non ha pesato un singolo episodio; il tema è quale sia il piano di impresa di questa Virtus. Orgoglio e ambizione. Sasha ha queste qualità, e a capacità d sopportare la pressione che questo comporta.”

(A Djordjevic) La risposta su Chalmers confermerebbe una diagnosi sulla squadra, dove tutti tendono ad andare per i fatti propri nelle difficoltà…

“Non tutti i giocatori erano pronti, probabilmente, ad affrontare la pressione che comporta essere alla Virtus. Starà anche a me riuscire a dare loro maggior coraggio. Analizzando la squadra in questo momento mi sembra inopportuno però sottolinearne i difetti. Ho visto un gioco pieno di energia, ma se anche 2+2 fa 4, nella mia visione quel quattro è sempre un po’ storto, non sono mai pienamente soddisfatto. Poi le cose da verificare sono tantissime, mentre da trasmettere è soprattutto la positività nel partecipare a quanto stiamo facendo. Poco alla volta cercheremo di conoscerci reciprocamente, ma dai miei giocatori devo ottenere soprattutto di creare uno spirito di squadra che supporti tutti coloro che dovessero entrare in difficoltà. Mi sono innamorato di questo paese anche per questa sua capacità di essere così.”

Hai già avuto occasione di sentirti con Mihajlovic?

“Ma, l’ultima volta che mi è venuto a veder abbiamo perso… scherzo, tengo molto a persone come lui, una persona vera.”

Conoscevi già i giocatori? Sai che ci si aspetta un po’ che tu ottenga gli stessi successi di quando eri giocatore?

“Io non ho mai parlato della mia vita precedente da giocatore da quando sono diventato allenatore. Queste cose non mi interessano. Conoscevo già tutti i giocatori, con alcuni ho giocato contro. Nelle nostre analisi abbiamo schede su tanti di loro. Ognuno è unico nel proprio modo di essere.”

Quale turn over penso di effettuare, domani, tra gli stranieri?

“Vediamo domani, non c’è fretta.”

Hai già un passato a Bologna,  cosa provi a tornarci?

“Io nella vita ne ho passate davvero tante, ma non posso restare indifferente rispetto a quello che ho vissuto qua. Sono stati i più begli anni della mia vita da giocatore per come mi facevano sentire speciale. Questa è Bologna.”

Danilovic ti ha detto qualcosa?

“Ha detto in bocca il lupo.”

Come pensi di intervenire sul piano tecnico?

“Quello non lo capirete fino alla fine…..”

foto Virtus Pallacanestro

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Marzo 2019 17:04
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine