Stampa questa pagina

14 Marzo: il punto su Basket City. Da questa settimana è partita a pieno titolo la sua nuova avventura

Scritto da  Mar 14, 2019

 

 

A questo punto sarebbe opportuno resettare tutto quanto accaduto prima di ieri, in casa Virtus Segafredo. Con il passaggio ai quarti di Champions League, fra l’altro ottenuto nella maniera più convincente possibile, può considerarsi svoltata una stagione chiusa simbolicamente con la dolorosa scomparsa di Alberto Bucci, il cui spirito ci auguriamo rimanga quale modello per il prosieguo delle attività di una società con la storia, col blasone della Virtus Pallacanestro. Questo non significa cancellare quanto di buono fatto fin qui: non si può dimenticare che la Segafredo targata Sacripanti ha conquistato il diritto di giocare la partita di ieri sera, ha partecipato a pieno titolo alle Final8 di Coppa Italia compiendo l’impresa di battere Milano, è rimasta in gara per il possibile accesso ai playoff in campionato. Tuttavia è evidente come si fosse rotto qualcosa, nel rapporto tra lo staff dirigenziale e quello tecnico così come tra coach ed almeno alcuni dei giocatori, presumibilmente di non più ricomponibile, visto pure che la stessa società nel frattempo si è riconfigurata con un andirivieni da stazione ferroviaria. Tutto è bene quel che finisce bene, si suol dire, ma ribadiamo anche che sarebbe davvero meglio gettare un colpo di spugna sui dieci giorni precedenti la trionfale cavalcata europea di ieri sera per non dover rivangare tutta una serie di comportamenti discutibili che hanno minato parecchio la solidità del marchio e dello stile virtussini.

Si riparte, dunque, non per una nuova stagione, giacché non si ricomincia proprio da zero, bensì con uno spirito differente che la partita con il Le Mans sembrerebbe aver reso manifesto. La Segafredo di ieri sera è parsa leonina come non si era ancora visto dal suo ritorno in A, per quanto artefice di alcune partite entusiasmanti sia con Ramagli che con Sacripanti. Sarebbe un po’ ingenuo ritenere che Djordjevic in un paio di giorni sia riuscito ad ottenere tutto ciò, pare chiaro che in nuce la squadra possedeva già queste caratteristiche (a dimostrazione ulteriore che non fosse poi così sbagliato il progetto). È tuttavia scattato qualcosa, nei giocatori, che riporta sì al luogo comune che vuole la squadra vincente subito dopo il cambio dell’allenatore, ma più in profondità parrebbe essere l’eco delle qualità carismatiche del nuovo coach. Djordjevic non è semplicemente un serbo, è stato uno dei più forti giocatori europei per un quindicennio, play di fosforo e concretezza con personalità prorompente. Che ha trasferito, evidentemente, nel suo mestiere di allenatore, capace di domare le stelle della nazionale serba. Non escluderei che giocare davanti ad uno come lui non rappresenti una motivazione ulteriore, come quella di trovarsi accanto ad un “mostro” quale Mario Chalmers (uno di un altro pianeta, è stato subito chiaro: fuori condizione come è, ha mostrato cose che noi europei possiamo vedere solo in televisione, oppure quando fenomeni come lui decidono di deliziarci della loro presenza. Da almeno quindici anni una gestione della palla come la sua  a Bologna l’avevamo vista al massimo con Travis Best, infatti). Non è semplice sondare l’animo umano, ma chiunque abbia un briciolo di esperienza di sport agonistico sa quanto contino certi supporti psicologici. A questo aggiungiamo la differente gestione della panchina (nessun riguardo per nessuno: chi è fuori sintonia col gioco, scende a riflettere); novità importanti nella costruzione dei quintetti in campo, con una versione da corsa, quattro piccoli e Baldi Rossi, intrigante per taluni momenti; l’utilizzo dei singoli più in base allo loro caratteristiche che al sistema di gioco; l’intervento deciso col timeout appena intravisto un calo di tensione nei propri giocatori in campo; un giro palla più insistito al posto dei continui isolamenti con prevedibile pick’n’roll. In sintesi, una somma di elementi che hanno lasciato intravedere potenzialità interessanti e prodotto mutamenti significativi, seppure la prima cosa  da rimarcare sia il superamento di quelli che parevano difetti congeniti: la concentrazione e l’atteggiamento difensivi per tutti i quaranta minuti, la capacità di uccidere la partita nel momento topico, quello cioè che fin qui non si era proprio mai visto. In questo modo è stato possibile frastornare letteralmente una buona squadra come il Le Mans, campione di Francia uscente. Vedremo, già domenica a Torino, se si sia trattato di un episodio vissuto sulle ali dell’entusiasmo o invece ci sia davvero qualcosa di solido sotto. Importante sarà la gestione del turnover, con gli otto stranieri per sei posti in campionato; per ora, potremmo aspettarci la turnazione fra i centri e il riposo concesso a Chalmers in attesa della sua migliore condizione. Anche su queste cose, d’altra parte, si misura l’adeguatezza dei coach a condurre corazzate. Ora tocca a Djordjevic: fate sì che in casa, attorno a sé, trovi solo serenità e pazienza, che i risultati non potranno mancare.

Sponda Fortitudo, le cose non potrebbero andare meglio. La sofferta vittoria a Ravenna, associata al regalo fatto da Treviso che ha riportato a distanza di sicurezza Montegranaro, ha riposizionato su un piatto di argento la promozione diretta: la Lavoropiù dovrebbe perdere minimo tre partite delle ultime sei rimaste, ipotesi incredibile anche nel peggiore degli incubi, soprattutto per chi ne ha già vinte 21 su 24. A parer nostro il futuro non potrebbe che ricominciare da Antino Martino, come pare abbastanza scontato che sia, propulsore fondamentale di questa cavalcata, ricordando che il salto di livello potrebbe invece chiedere interventi anche dolorosi sul piano umano, in particolare dopo un anno sportivo che non sarà del tutto trionfale, poiché la sconfitta in finale di Coppa Italia lascia alcune scorie, ma decisamente memorabile sì. Salire al piano superiore significa molto su piano agonistico, sia tecnico che fisico, acciacchi ed anagrafe potrebbero costare parecchio, come enormemente oneroso potrebbe rivelarsi dovere intervenire in corsa per sanare situazioni resesi complicate, vedi l’attuale campionato di Lega A. In ogni caso, che Bologna e l’Italia cestistica tutta si preparino al ritorno del “vero” derby, come non accade da ormai troppo tempo.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Marzo 2019 20:43
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine