28 Marzo: il punto su Basket City. Ora occorre la testa

Scritto da  Mar 28, 2019

Ancora una volta, non può esserci pienamente pace in casa Virtus Segafredo. Le ultime due vittorie tendenzialmente scacciacrisi sono state in parte vanificate dalla prestazione di ieri a Nanterre, dove sembrano riemersi antichi problemi di gestione della gara. Via, dunque, alle consuete recriminazioni: eh, ma non c’era Martin, che si rompe troppo di frequente; eh, ma i lunghi non sono all’altezza, l’unico sarebbe Qvale ma è rotto; eh, ma alla fine ognuno gioca per sé, la squadra si scioglie nei momenti topici….L’entusiasmo diffusosi tra i tifosi dal doppio arrivo di Djordjevic e Chalmers pare come liquefatto da un mezzo quarto di impasse in una trasferta europea sul campo della formazione terza in classifica nel campionato francese, la squadra che, detto per inciso, ha appena fatto fuori il Besiktas. Invece, occorrerebbero maggior equilibrio, un briciolo di calma e serenità, piena consapevolezza delle potenzialità di questa Virtus. Che restano alte, ma non altissime, giacché diversi dei problemi che esistevano un mese fa non possono essere stati come per miracolo totalmente superati. Ma andiamo con ordine:

-        Perdere in trasferta di otto punti nell’andata di un quarto di finale di coppa non è una tragedia. Le cronache riportano ben altri recuperi; fondamentale piuttosto sarà arrivare mercoledì prossimo con la giusta concentrazione per tutta la partita, e questo potrebbe rivelarsi il limite principale di una squadra che fatica ancora a restare in gara per tutti i quaranta minuti, figuriamoci quando diventano ottanta, come in questo tipo di incontro.

-        Djordjevic si è rivelato un toccasana per quello che è riuscito ab trasferire ai giocatori sul piano delle motivazioni e anche, in certa misura, sul piano tecnico, ma sarebbe stato pazzesco fosse riuscito a trasformare mici in tigrotti. Sul piano del gioco si sono visti progressi importanti che però sono stati evidentemente studiati anche dallo staff tecnico dei francesi, dimostratisi tutt’altro che gli ultimi arrivati. Ci sta: hanno avuto il vantaggio della prima in casa che spesso però si rivela svantaggio di dover giocare in trasferta le fasi conclusive. Quindi, mercoledì tutti al PalaDozza, così come ieri il Palais des Sports Maurice Thorez ha contribuito sicuramente a caricare i propri beniamini. Non dimentichiamoci tuttavia che in campo vanno uomini, non figurine, per cui è possibile che anche le migliori intenzioni tecniche in taluni momenti no possano vanificarsi. La strada intrapresa dal coach serbo ha fin qui dimostrato la propria validità, fra una settimana avrà avuto un ulteriore periodo per essere assimilata dai giocatori.

-        In mezzo c’è l’impegno di Sassari, non altrettanto cruciale, ma quasi. Urge ritrovare la concentrazione adeguata, consci peraltro che una eventuale sconfitta sia da mettere in preventivo senza che per questo si generino ulteriori tragedie. Sebbene Sassari sia in effetti attualmente due punti dietro in classifica, il doppio impegno agonistico lascia strascichi sia fisici che psicologici e non sarebbe giusto pronunciare le solite sentenze apodittiche prima della conclusione di tutti i giochi.

-        Esiste un problema lunghi, è indiscutibile, però è meno titanico di quanto appaia. In campo si va in cinque, ieri sera i problemi a rimbalzo e sul pick’n’roll sono emersi anche per la disaffezione degli esterni alla fase difensiva. Non era stato così con Torino né, in parte, con Pesaro, tanto che del problema ci si era quasi dimenticati. Personalmente, non ho capito perché nell’ultimo quarto ieri non si sia dato qualche minuto ancora a Qvale, visti i risultati modesti della soluzione Baldi Rossi abbandonato a sé stesso e con Gamble carico di falli, ma se sulla panchina della Virtus c’è Djordjevic al posto mio è per motivi indiscutibilmente validi e incontrovertibili.

-        Chalmers è un campione, un giocatore di un altro pianeta, ma sul piano agonistico il fisico non è tuto ma quasi. Il nervosismo palesato ieri sera potrebbe anche essere sintomatico del fatto di non riuscire a fare esattamente quello che vorrebbe, che saprebbe fare, con un’altra condizione fisica. Credere che possa scendere dal cielo come un angelo vendicatore sarebbe di una ingenuità che non farebbe onore al tifoso virtussino; accontentiamoci, per ora, di quegli sprazzi in cui dimostra cosa potrebbe essere, che aumentano di volta in volta, nella speranza di poterne giovare maggiormente nelle fasi più avanzate della stagione-

In conclusione, dopo la sconfitta di ieri a Nanterre non è che siano poi così tanto cambiate le cose per la Segafredo: gli obiettivi rimangono i medesimi, le difficoltà pure ma già aver mantenuto buone possibilità di superare il turno è un risultato da non disprezzare. Ora, testa a Sassari, dove ci si gioca una fettina di playoff: la Virtus ha voluto la bicicletta del doppio impegno, adesso occorre pedalare, con la strada che aumenta la propria pendenza. La Dinamo non è imbattibile in casa, l’intensità con la quale scenderanno in campo gli esterni dovrebbe fare la differenza. Subito dopo, vinta o persa che sia, testa resettata, perché ci si gioca davvero la fetta più importante della stagione.

In ambiente Fortitudo invece cominciano i giusti festeggiamenti. Manca l’ufficialità, ma la promozione diretta è ormai in pratica arrivata. Si moltiplicano, dunque, gli attestati di soddisfazione e i messaggi di amore dei giocatori che, ovvio, gradirebbero restare anche al piano superiore. Purtroppo, come in diversi cominciano a sottolineare, il salto di categoria imporrà scelte drastiche o comunque tarate sugli obiettivi che si vorranno raggiungere, ricordando che l’impatto fisico della A è la prima vera grande differenza fra i due livelli. Diverrà pressante pure la questione finanziaria, con la Lega e la Federazione che dovranno mettere paletti sempre più adeguati a una partecipazione che non dovrà più essere carnevalesca come quella di troppe società negli ultimi anni. Urgono, pertanto, sponsor di livello. Bologna saprà offrirne oppure la Fortitudo avrà l’appeal per andare a cercarne anche al di fuori del proprio territorio di elezione?

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine