Presentato il neo virtussino Stefan Markovic: il suo basket e l'etica del lavoro

Scritto da  Ago 28, 2019

 

Lavoro, lavoro, lavoro. Come uno slogan, quasi un mantra: è la parola, la sintesi di un concetto che Stefan Markovic ha ripetuto fin quasi all’ossessione durante la sua presentazione alla stampa questa mattina a Casa Virtus Alfasigma Il nuovo acquisto della Virtus ha sostanzialmente voluto rimarcare di non essere venuto a Bologna in vacanza o in pensione: lui è cresciuto con l’idea che si gioca per vincere, e la vittoria si consegue con il massimo impegno in allenamento, prima,  e durante le partite, poi. E così deve essere pure nella vita privata: sposato, con due bambini, il tempo libero è tutto per la famiglia, per riposarsi e al massimo incontrarsi, di tanto in tanto, con gli amici. Un’etica del lavoro che giustifica i successi di una carriera già molto lunga (quindici anni di professionismo) ma che potrebbe riservargli, a 31 anni, ancora molte soddisfazioni.

Introdotto da Paolo Ronci, Direttore generale della Virtus Pallacanestro, Markovic ha dato di sé l’immagine di un atleta molto serio e con ancora grandi ambizioni, a dispetto di quanti potevano aver visto il suo arrivo a Bologna come una sorta di “sine cura” prepensionistica, a conclusione di un percorso sufficientemente glorioso: “So cosa comporti giocare ad alto livello” ha detto in avvio di una lunga conferenza stampa, che riportiamo in sintesi “cosa nasconda l’attesa della partita, cosa sia la pressione dei tifosi, quale sia la storia della Virtus e cosa rappresenti nella pallacanestro non solo italiana. Quando si è chiusa la mia storia col Khimki avevo solo un desiderio, arrivare a Bologna, e sono molto contento di essermi ritrovato con Djordjevic e Milos Teodosic, coi quali vorrei raggiungere gli obiettivi che squadra e società si sono post”.

“Se sono arrivato a Bologna” ha continuato “è per tre motivi: la presenza la coach Djordjevic, la storia di questo club, il fatto di poter giocare con Teodosic, col quale ho compiuto un percorso importante con la maglia della nazionale serba. Sono cresciuto ammirando giocare la generazione di Djordjevic e di Danilovic, ricordo perfettamente il suo canestro da quattro”

E conosci i nuovi compagni? Cosa pensi di Pajola, che riveste la tua stessa posizione, in campo? “Prima di venire qui ho parlato a lungo col coach di quelli che sarebbero stati i miei nuovi compagni. Ma insisto che tutto dipenderà dalla qualità del lavoro che riusciremo a compiere. Anche Pajola, che è un giovane di grande talento e di buone prospettive, dovrà continuare a lavorare e soprattutto a seguire i suggerimenti che gli arriveranno da un maestro come Milos” E anche dallo stesso Stefan, ha aggiunto Ronci, perché non dobbiamo dimenticare che Markovic è sempre stato presente in gruppi vincenti, che non è un caso siano divenuti tali”

Hai avuto modo di conoscere la realtà cestistica italiana? “Ho già avuto una prima esperienza a Treviso, la prima volta che uscivo dalla Serbia. Poi, sono un amante dello sport in generale e del basket in particolare, per cui seguo sempre gli avvenimenti principali, in particolare i diversi playoff, soprattutto quelli che vedono impegnati i giocatori miei amici. Ma non è una questione di conoscere o meno il campionato, bensì di lavorare concentrati al massimo sul proprio lavoro, perché sarà una stagione molto lunga e dura, una maratona, con due competizioni, coppa e campionato, molto impegnative e dipenderà solo da noi raggiungere o meno gli obiettivi prefissati”.

Quest’anno puntate molto sulla Eurocup? “La mentalità di coach Djordjevic è quella di puntare sempre ai massimi obiettivi. Ho già giocato in Eurocup, senza purtroppo vincerla, non dobbiamo nasconderci che esistono squadre come quelle spagnole e russe molto forti, ma la differenza la fa il campo, non quello che è scritto sulle carte”.

Il tuo rapporto con Teodosic? “Ci conosciamo da quando eravamo ragazzini, siamo cresciuti affrontandoci nelle giovanili, poi in nazionale sono diventato il suo cambio, e questo mi ha fatto crescere molto, perché allenandomi difendendo su di lui mi ha permesso di migliorare notevolmente. Sarà una bella occasione per Pajola avere le stesse occasioni per crescere, osservando il suo modo di giocare e ascoltando i suoi suggerimenti. Comunque ripeto che la presenza di Milos è uno dei motivi che mi hanno indotto a venire a Bologna”.

Cosa pensi dei Mondiali che stanno per cominciare? “Mi interessa solo la Serbia, spero vinca, non penso ad altro, e potrebbe succedere soprattutto se non ci saranno altri infortuni. Sarei l’uomo più felice del mondo”.

Conosci il Derby di Bologna? “Certo, è anche per questo che sono venuto, Una partita così hai solo voglia di giocarla. Mi entusiasma giocare in palazzetti pieni, anche di avversari, perché questo mi dà una grande carica. Il derby fa parte della storia di questo club, e io vorrei fare parte di questa storia”.

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Agosto 2019 17:00
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine