Viaggio nella città di Einstein

Scritto da  Ott 02, 2019

Dov'eravamo rimasti? Ah sì: al maggio scorso, in quel di Anversa. La Virtus campione. Sul tettuccio d'Europa, per i detrattori. Perchè la Champions League nella palla a spicchi viene dopo Eurocup ed Europa League. Ma per tornare in cima bisogna fare un passo alla volta. Senza fretta. E allora ecco che stasera si torna a far sul serio: perchè l'avventura europea è alle porte, e dopo il due su due in campionato la Virtus vuol far bene anche per il Vecchio Continente. Ad Ulma in particolare: città tedesca proprio al confine tra Baden Wurttemberg e Baviera, sulle rive del Danubio. Patria tra gli altri, di un certo Albert Einstein. E non solo...

Storia

Ulma. Anzi Ulm, in lingua originale. Città libera dell'impero, crocevia di cultura e benessere; nel 1530 arriva la riforma protestante, accolta tramite referendum con percentuali bulgare. Poi la Guerra dei Trent'Anni e l'inevitabile decadenza: con apice nel 1805, quando la città è sede di una delle più sanguinose battaglie delle guerre napoleoniche. Ulma passa al Wurttemberg, ma una piccola striscia di terra sotto il Danubio rimane in Baviera: da qui Nuova Ulma. Occhio dunque a non sbagliarsi. O meglio: il palazzetto è già nella parte bavarese, mentre per vedere il memoriale dedicato ad Einstein bisognerà andare nel centro vero e proprio di Ulma. Dove il genio nacque e crebbe, nel 1879, salvo poi emigrare pochi anni dopo per guai economici. Poco importa: la città tedesca può comunque vantare un premio Nobel tra i suoi figli. E non solo: anche l'inventore del deltaplano, tale Albrecht Berblinger. Che con i suoi esperimenti, le prime macchine volanti, si dilettava da queste parti, finendo regolarmente nel Danubio. E salvandosi ogni volta per il tempestivo intervento dei pescatori. Una cosa comunque è certa: da queste parti volare è una fissa. Non a caso si è nella città dei passeri: che seconda la leggenda, ebbero ruolo decisivo nella costruzione della Cattedrale. La più grande della Germania.

Basket

Passando invece al lato sportivo, chi tiene alto l'orgoglio cittadino non è certo il calcio (la squadra è in quarta categoria) quanto piuttosto il basket: con l'Ulma regolarmente in Bundesliga (sì, si chiama così anche quella della palla a spicchi, e viene vinta regolarmente dal Bayern). Fondata nel 1970, è indipendente dal 2001, dopo essersi staccata dalla polisportiva cittadina: questa in seguito agli accordi di sponsorizzazione con la locale Ratiopharm, azienda farmaceutica di queste parti, che dà il nome alla squadra. Il palmares non è ricchissimo (solo una coppa di Germania), ma la partecipazione all'Eurocup un'abitudine: l'anno scorso il cammino si è interrotto nella Top 16. In panchina quest'estate l'arrivo dello sloveno Jaka Lakovic, ex giocatore di Avellino. In campo, come spauracchio, un suo connazionale: Zoran Dragic, altro ex del Belpaese (Milano e Trieste) con breve parentesi in Nba. Da qui dunque riparte l'avventura europea della Vu Nera, con i suoi tifosi al seguito, pronti ad invadere le birrerie della zona. Perchè Ulma, come gran parte della Germania, è zona tradizionalmente favorevole al luppolo. E per mangiare? Spatzle, Maultaschen o Kutteln. La traduzione? Niente spoiler: a chi va verso la Germania il gusto della sorpresa.

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Ottobre 2019 16:07
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.