3 ottobre, il punto su Basket City. Sulle ali dell'entusiasmo

Scritto da  Ott 03, 2019

La notizia dell’ultima ora, ovvero l’acquisto del pivottone italoargentino Marcos Delia, se muta le prospettive, in certo qual modo, della Virtus Segafredo, non cambia sostanzialmente le osservazioni che potremmo rilevare dopo le prime due giornate di campionato e il suo esordio in Europa. La cosa più interessante emersa nella trasferta di ieri a Ulm è la conferma di quella solidità mentale che aveva già fatto la propria comparsa nella assai meno probante trasferta di domenica scorsa a Pistoia. In altre parole, questa Virtus sembra che giochi con la serenità di chi è fondamentalmente cosciente dei propri mezzi, che non saranno quelli delle top di Eurolega ma ugualmente lasciano ambire ad un ruolo che non sia quello della vittima sacrificale nei match che contano. È chiaro come, almeno per ora, tutto giri attorno alla vena di Stefan Markovic, giocatore che fa del playmaking un’arte sublime. Ieri, condita con le triple fondamentali in alcuni momenti topici. Già, perché il tiro da tre per adesso potrebbe apparire una spina nel fianco della formazione di Djordjevic. Per la verità, ieri non è andato neanche così male, col 37,5%, a fronte tuttavia di soli 16 tiri tentati. La Virtus, insomma, ha superato i 90 punti con solo 6 triple realizzate. Roba da altri tempi, frutto di un gioco sinceramente molto bello, con la palla che gira veloce alla ricerca di varchi sotto canestro senza obbligatoriamente passare da quei noiosissimi pick’n’roll, che restano la spina dorsale ma non l’esclusiva trama del gioco. Roba anacronistica? Non lo so, intanto godiamoci la spettacolarità di assist e alley-oop che la caratterizzano. Per la verità, il tema principale sarebbe un altro, verificato anche ieri sera: se la squadra difende con intensità, si creano le condizioni per una veloce transizione e questa Virtus diventa fortissima. Al contrario, come si è visto ieri nei primi venti minuti, torna ad essere una squadra qualsiasi, potenziale preda per chiunque, poiché il tasso tecnico medio non è certo quello di Real o CSKA. Benché stiano confermandosi personalità di tutto rilievo: oltre al già citato Markovic, emergono sempre più le figure di Weems e Hunter, giocatori che sbagliano pochissimo, di assoluta efficacia; Gaines ieri era un po’ fuori giri, ma del resto fin qui è stato protagonista solido, l’unico, probabilmente, in attesa di Teo, che abbia nelle mani l’invenzione individuale capace di risolvere i momenti di impasse; Gamble ha messo in luce limiti tecnici, ma la sua presenza sotto canestro è poderosa e sicuramente destinata a crescere; Ricci è la sorpresa più piacevole, riesce a stare in campo “come un americano”, forse ancora meglio in difesa; Pajola sta dimostrando che non è stato azzardato tenerlo nel roster, visto che cresce ogni partita (ieri ha ripagato la fiducia del coach, che lo ha voluto sul parquet anche nei momenti conclusivi della gara, con una prestazione sontuosa); Baldi Rossi e Cournooh finora stanno rispondendo presente alle chiamate, in un ruolo comunque fondamentale. L’arrivo di Delia, per il quale la Virtus non consuma un visto, conferirà un vigore sotto le plance che potrebbe rivelarsi fondamentale in Europa, In attesa del “divo Teodosic” non ci si può lamentare, insomma, anche se domenica prossima la Reyer Venezia potrebbe mettere in ridicolo tutte queste considerazioni. Sarà una sfida probante? Temo proprio di sì, pure dopo aver visto la squadra molle e scollacciata che si è presentata al PalaDozza domenica scorsa contro una volitiva Fortitudo.

La Fortitudo Pompea, sulle ali dell'entusiasmo, sta in affetti attraversando un momento decisamente felice. Essere a punteggio pieno dopo una trasferta e la partita in casa contro i campioni d’Italia per una neopromossa potrebbe apparire un sogno, ed invece è realtà. Antimo Martino conferma le ottime impressioni trasmesse la passata stagione, riuscendo a gestire un gruppo non così semplice, viste le personalità dei veterani, ottenendo da tutti ordine e disciplina. Leunen è il solito monumentale perno del gioco, Fantinelli sta guadagnandosi il ruolo da titolare in A1, l’ingresso di Stephens meglio non poteva andare, tanto da costringere forse la società a dovere effettuare una scelta complicata, fra un mese. Robertson si sta confermando buon giocatore da sicura doppia cifra, come era già a Bayreuth e, particolare fondamentale, non egocentrico, perché il resto è un manipolo di marpioni che in questo senso potrebbe anche dare da fare. È, se vogliamo, paradossale, ma questa Fortitudo una decina di anni fa sarebbe stata candidata ai primi posti. Oggi, si tratta per lo più di riuscire a distribuire nel tempo le energie e nello spazio i diversi ego. Martino in questo ha già dato ampia prova di maturità; sotto questo punto di visto credo che sappia meglio di tutti che l’inizio al fulmicotone potrebbe essere stato “drogato” dalla condizione fisica e umorale delle avversarie; i veri test arriveranno contro formazioni che mettono molta più intensità sul campo, a prescindere anche dal valore tecnico. Qui si giocherà, a mio parere, il campionato della F.

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine