28 Novembre, il punto su Basket City. In attesa del momento della verità

Scritto da  Nov 28, 2019

Il periodo di sosta di campionato e coppa non poteva arrivare in un momento più opportuno per la Virtus Segafredo: da un lato, sta consentendo alla squadra di raccogliere i cocci della trasferta di Andorra, recuperare Weems e presumibilmente completare l’inserimento di Delia (continuando a credere sull’utilità della sua addizione all’organico); dall’altro, sta permettendo alla società di attuare i correttivi alla nuova Arena in Fiera che sta risolvendo tanti problemi ma ne ha generati pure altri, in particolare nei rapporti con alcuni tifosi. Il periodo, nel percorso virtussino, è abbastanza cruciale: non determinante per la stagione, giacché si è lontanissimi dal potere anche solo cominciare a fare dei conti, però siamo ad un primo momento della verità. La Virtus è attesa da una sequenza di fuoco, subito dopo l’incontro a dire il vero non così significativo con Cantù. Con tutto il rispetto per la società brianzola, infatti, non dovrebbe risultare un serio problema, oggi come oggi, incontrarla in casa, sebbene ogni avversario vada affrontato con la necessaria concentrazione, per una squadra che punti seriamente ad andare avanti in Europa. Il modo col quale ha ceduto le armi alla Fortitudo domenica scorsa ne ha evidenziato limiti strutturali assai significativi, sotto l’aspetto tecnico, di stazza fisica e caratteriale. Una giornata storta potrebbe anche non fare testo, ma, ripeto, in casa non può trasformarsi in avversario seriamente probante, per l’attuale Segafredo, senza oltretutto l’affanno dell’impegno infrasettimanale. Dopo sì, che si comincerà a ballare: Cremona fuori, poi Patrasso a Bologna, Brindisi, la trasferta decisiva a Monaco, quella a Sassari prima del derby e lo scontro con Milano. In ventun giorni sei partite di fuoco che fanno benedire il bottino accumulato fin qui per non rischiare di soccombere. Analizzando bene le cose, vincendo con Cantù, Cremona e Brindisi ed in coppa di almeno 10 con Patrasso si potrebbe andare agli ultimi scontri con relativa serenità, mantenendo un probabile primo posto nel girone di andata in campionato ed un primo/secondo posto (in teoria non diversissimi tra loro) in coppa. Certo, sarà anche il momento in cui verificare quanto costi a questa squadra l’attuale scelta operata sull’organico sul piano quantitativo; le risposte devono venire da quelli che ultimamente hanno fatto sorgere pensieri, la cui utilità verrebbe messa in dubbio se, nei momenti che contano, non fossero in grado di farsi trovare pronti per quelle cose che, ovviamente, vengono loro richieste: dedizione difensiva, o un buon tiro, a seconda della caratteristiche di ognuno, devono arrivare da una panchina che permetta ai compagni di più largo impiego di rifiatare serenamente. Lo ha ripetuto pure l’AD Baraldi, con Ronci sguinzagliato alla ricerca di eventuali ulteriori aggiunte che si rendessero necessarie (l’ormai conclamato esterno con tiro da oltre l’arco e solidità difensiva?). Nel bel mezzo, poi, ci sarà il derby, che visto quanto sta producendo la Fortitudo bisognerà attendere col dovuto rispetto, magari evitando di amplificarne le tensioni fin da ora, come invece qualcuno sta già iniziando a fare. Partita cruciale per gli umori cittadini, a mio parere, più che per il risultato che ne verrà, speriamo susciti tutt’al più una goliardia in vecchio stile petroniano, ma le reciproche frecciate già cominciano a non contarsi più sui social e sotto i portici. Si salvi chi può, viene da pensare.

Sul fronte Fortitudo in effetti l’entusiasmo è giustificatamente, alle stelle. La - per me - inattesa vittoria a Cantù ha gasato la tifoseria ma, a leggere qua e là, pure i giocatori, con Daniel che lancia la sfida ai lunghi virtussini e Gamble che gli risponde a tono. La squadra sul campo nelle ultime due giornate ha mostrato un carattere da leone, trovando ottime giocate ma soprattutto una tenuta fisica che in tutta onestà devo riconoscere mi ha abbastanza sorpreso. Martino in panchina e Leunen in campo stanno confermando le ottime cose prodotte l’anno passato in A2, Aradori spaniera che è una bellezza e così anche una difesa non proprio imperforabile diviene problema risolvibile, se non sei costretto a subire non più di settanta punti per vincere. Era successo anche con Venezia, forse gli incontri di cartello diventano uno stimolo potentissimo per questa Aquila biancoblu che ne ha segnati 89 alla Reyer e 85 Milano, il massimo dei propri punti proprio contro le due avversarie teoricamente più forti fin qui affrontate. Io, sinceramente, andrei tuttavia cauto con certi proclami, plaudo Martino quando dice di non sentirsi appagato ma di non voler fare calcoli per il futuro immediato, nonostante la classifica sia migliore di quanto si aspettasse, badando a procedere partita dopo partita. Se si guarda il calendario a questo punto è tutt’altro che improbabile l’ammissione alle Final8 di Coppa Italia della Pompea, purché lo spirito della squadra resti quello visto fin qui, sostanzialmente improntato a una modestia ottima consigliera se non diventa un freno alle ambizioni. Il fatto è che un eccesso di ambizione potrebbe invece rivelarsi catastrofico. Martino lo sa, e per ora fa il pompiere, sottolineando che l’unico obiettivo per ora rimane che la squadra cresca e migliori dove può. Con grande saggezza.

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine