Julian Gamble, attualmente in USA con la famiglia Julian Gamble, attualmente in USA con la famiglia

26 Marzo, il punto su Basket City. Guardando al futuro con raziocinio

Scritto da  Mar 26, 2020

L’allungamento dei tempi dell’emergenza sanitaria sta complicando non poco, ovviamente, la stagione sportiva, lasciando infinite incognite sulla possibilità che essa sia condotta a termine o meno. Verrebbe da domandarsi quanto sia opportuno fermarsi su simili dettagli in un momento in cui nel mondo intero, non solo in Italia, si sta combattendo una battaglia per la vita. Peraltro, siccome quest’ultima dovrà poi continuare, ed è inutile negare che alle fondamenta di tutto vi siano soprattutto questioni di carattere economico, non è del tutto vano occuparsi attualmente delle diverse ipotesi di ripresa, che vanno dal tentativo di salvare capre e cavoli con formule rivisitate all’annullamento di una annata sfortunatissima. Confesso di sentirmi personalmente più preoccupato e in attesa di sapere quando i ragazzi potranno tornare a giocare sui playground, parafrasando ciò che ha scritto qualcuno, però sfido qualsiasi appassionato a dire di non cominciare ad avere crisi di astinenza da basket giocato, rispetto al quale i vari remake trasmessi un po’ ovunque non possono che risultare melliflui succedanei. Lega Basket ed Eurolega si sono riunite ieri, in differenti conference call, per un confronto sulle diverse posizioni. A livello italiano è ormai noto che le due società bolognesi sarebbero per riprendere a giocare, l’AD bianconero Luca Baraldi ha ribadito anche ieri che lo si dovrebbe fare per un senso di responsabilità sociale, per dare un segnale alla gente; finché ha potuto, la Virtus ha anche tentato di riprendere in qualche modo gli allenamenti, suscitando pure un po’ di polemica, prima di arrendersi definitivamente questa settimana. La Lega avrebbe stabilito un termine ultimo per consentire una ripresa utile, il 16 maggio, che appare francamente utopistico. Questo richiederebbe che a metà aprile terminasse una fase importante dell’emergenza, perché non sarebbe pensabile riportare le squadre sul parquet senza una adeguata nuova preparazione fisica, per non dire degli stranieri tornati a casa che, rientrando in Italia, dovrebbero essere messi due settimane in quarantena. Tuttavia, per non perdere completamente incassi e diritti televisivi (senza considerare possibili penali) non è detto che Lega e Federazione non si attivino per strologare ulteriori format conclusivi, barcamenandosi fra chi vorrebbe appunto completare e chi vorrebbe veder bloccato tutto al girone di andata senza titoli e retrocessioni. Importante, a mio parere, sarebbe non arrendersi, a meno di un’evoluzione ancor più catastrofica del momento che stiamo passando, sfruttando eventualmente al massimo quel mese di giugno che potrebbe rappresentare la rinascita. Che è poi quello su cui insiste l’Eurolega, chiaramente intenzionata a non buttare all’aria l’anno sportivo, anche rivedendo le formule, allungando i tempi appunto a giugno, concentrando gli impegni agonistici, rendendo più flessibili le norme sulla stabilità finanziaria delle società. Sarà tuttavia imprescindibile considerare gli atleti come esseri umani, e non macchine, da salvaguardare nella loro integrità fisica, non fosse altro che perché è da loro che bisognerà comunque ripartire il prossimo anno. Dallo sport, per il suo valore emblematico e comunicativo, devono giungere modelli positivi per una società attualmente costretta alle corde, probabilmente sopportando sacrifici anche enormi ma nello stesso tempo generando vie razionalmente praticabili di ripresa: se ne potranno esistere, a breve scadenza, oppure necessariamente  quando questo sarà possibile, senza inconsulte forzature, magari accettando di giocare a porte chiuse, dovesse essere indispensabile (come francamente è lecito temere a distanza di relativamente poche settimane).

In attesa di novità plaudiamo intanto le attività messe in atto dalle società per mantenere vivo il rapporto con i propri tifosi: da una parte la Fortitudo Pompea (che piange la scomparsa di Giovanni Ranocchi, mister Teamsystem, sponsor storico degli anni novanta) si è dedicata soprattutto a raccolte fondi realizzando specifiche magliette, dall’altra la Virtus Segafredo ha messo in atto sistematiche iniziative che vanno dal concorso di disegno a “Cara Virtus ti scrivo…”, con i tifosi invitati a scrivere lettere che raccontino il proprio rapporto con i colori bianconeri, al “7 Days Challenge”, alla messa in rete di partite storiche. Un po’ di tutto, insomma, per mantenere viva la passione o per soddisfare chi del basket non può fare a meno. Confidando nel fatto che si trovi sia dietro l’angolo il momento in cui lo si potrà nuovamente praticare.

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine