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Virtus - Le parole di Sasha Djordjevic a Radio Marca: "Lo scudetto? In questo momento quello che importa è la salute"

Scritto da  Mar 26, 2020

Giorni di immobilismo totale (o quasi) quelli vissuti dallo sport italiano, vittima di un lockdown a causa dell'emergenza sanitaria causata dal Covid-19. A tal proposito Sasha Djordjevic, tecnico della Virtus Segafredo, intervistato da Radio Marca ha fatto il punto sullo stato dei bianconeri e non solo.

“Sono molto preoccupato, come ben sapete qui in Italia già da tre settimane c’è questo pericolo chiamato Coronavirus che ha numeri impressionanti. La verità è che tutti i giorni c’è pressione e tutti la sentiamo e capiamo quello che sta succedendo: è una cosa molto seria e si deve trattare come tale”.

Com’è la situazione in Italia e precisamente a Bologna dove vivi?

“Da un paio di settimane sono chiusi tutti i negozi, bar, ristoranti e sono aperti solo supermercati e farmacie. Noi sportivi professionisti, come da decreto, possiamo andare a fare il nostro lavoro, anche perché la nostra palestra è di proprietà del club, mentre tutte le altre palestre comunali sono state chiuse. Questa settimana, però, per la prima volta abbiamo preso la decisione di tenere i giocatori a casa, con un programma da svolgere individualmente. Io non sono uscito per tre giorni, oggi ho fatto la fila davanti al supermercato, mezz’oretta per entrare e poi sono tornato a casa. Fortunatamente la mia famiglia è con me qui a Bologna, mia moglie e la mia figlia piccola; mia figlia grande, che studia a Madrid, ha preso l’ultimo volo per Belgrado e adesso è lì. È una cosa difficile da raccontare a parole: c’è gente che muore tutti i giorni, 600-700 persone. È un numero ma non può essere solo un numero: la realtà è che le persone muoiono”.

In questi giorni come si lavora a casa?

“Si lavora innanzitutto tenendo un contatto quotidiano con tutto lo staff e con tutti i giocatori, chiamandoli tutti i giorni. Ad ogni giocatore abbiamo dato un programma e poi sta alla professionalità di ognuno che si allena in casa. Io penso che è molto difficile allenarsi in casa in questo momento e penso che tra qualche giorni torneremo in palestra per allenarci con gruppi di tre, con un allenatore che apre la porta: allenamento senza contatto, senza niente, con i giocatori a due metri di distanza. È l’unica cosa che possiamo offrirgli in questo momento. Abbiamo parlato con loro dall’inizio già da quando stavamo ancora giocando: abbiamo avuto tantissimi problemi per il nostro viaggio in Turchia per la gara decisiva in EuroCup, avendo chiuso le frontiere per tutti gli italiani e tutti coloro che erano stati in Italia nelle ultime due settimane. Abbiamo viaggiato a Belgrado, con un po’ di tensione ovviamente, volando da Venezia, terzo aeroporto in Italia per grandezza e non c’era nessuno, solo noi. Dopo 2-3 giorni l’Eurolega ha capito il problema e poco a poco tutti i paesi hanno preso la stessa decisione dell’Italia e della Cina. Uno dei miei grandi principi è che l’acqua calda è stata già inventata, bisogna usarla. Se i cinesi hanno adottato delle misure, bisognava farlo in tutti i paesi: disciplinarsi, autodisciplinarsi e capire di tutelare non solo noi ma anche il prossimo, gli anziani, i nostri genitori, rendendoci conto che possiamo essere portatori sani di questo virus, considerando che per i più anziani questa situazione è letale. Ogni giorno ne parliamo, tra di noi, con la famiglia, con gli amici, con i giocatori stessi e aspettiamo le decisioni del governo. La mia opinione personale è che sono molto d’accordo nel rinviare le Olimpiadi di Tokyo perché non c’erano le condizioni per farle quest’estate. Gli sportivi giocano con il pubblico e farlo senza non è paragonabile. In questo momento a chi interessa chi saranno i campioni d’Italia o di Spagna, in questo momento interessa la vita. Lo sport è divertimento e il sorriso degli sportivi deve essere trasferito al pubblico e se ci sono preoccupazioni si perde tutto. Il mio pensiero va ai giocatori, perché loro devono stare tranquilli e sereni per svolgere la loro professione nella maniera migliore possibile. Nonostante il corpo sia pronto, la testa dei giocatori deve essere pronta, anche perché poi rischiano di infortunarsi e quindi non sono tranquilli”.

Quindi stagione finita o si potrà giocare più avanti, magari in estate?

“L’opinione personale di ognuno in questo momento non importa. Noi faremo quello che deciderà chi comanda, il governo soprattutto. Dico una cosa: giocare senza pubblico non ha senso, in questo caso sarebbe meglio non avere un campione e non avere chi retrocede. Io dico sempre, finire male ma ricominciare molto bene. Oltretutto giocare senza pubblico è un danno di spesa per i club e questi danni per lo sport diverso dal calcio sono importanti. A questo bisogna pensare per i club che inizieranno la prossima stagione. Noi dovremmo giocare un derby in casa della Fortitudo: un derby senza il pubblico non è un derby, il derby è il pubblico, questa è la bellezza. Non ho una risposta esatta".

Come ne risente lo sport economicamente?

“Tutto lo sport risente di questa situazione, l’economia in generale e quindi anche lo sport. Dobbiamo essere uniti per trovare una soluzione a tavolino: ripeto, dobbiamo pensare al futuro dello sport. Tutto il mondo sta perdendo economicamente e anche noi professionisti dobbiamo sederci al tavolo ed essere disposti a perdere parte del nostro guadagno, perché è così. Poi penso anche che il governo di un pese deve capire la difficoltà economica dei club rimodulando la tassazione dei lavoratori e dei giocatori; non dico eliminarla ma sospenderla. Questa sarebbe una decisione giusta, secondo me, una decisione che potrebbe essere utile per i club”.

Infine un ricordo per Lorenzo Sanz, ex presidente del Real Madrid:

“Mi ricorderò sempre le emozioni che abbiamo vissuto insieme, ci divertivamo sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Sono vicino a suo figlio e alla sua famiglia, perché mi sono sempre sentito parte di loro. Per me lui è stata una persona importantissima per la mia carriera e lo è ancora. Un’altra persona che vorrei ricordare è Bora Stankovic, storico dirigente della FIBA, una persona che ha lasciato un’impronta importantissima per la pallacanestro dal punto di vista organizzativo. Una persona che aveva le idee chiare in testa per il futuro. Nel 1989, con il trofeo dei McDonald’s Open, iniziò a pensare il basket come uno sport globale, come è adesso. É stata una colonna importante per la pallacanestro fino a questo momento”.

 

Fonte delle parole di Sasha Djordevic: Bologna Basket

Lele Carl Malaguti

Emanuele Malaguti, piú comunemente noto come Lele Carl, aspirante giornalista, appassionato di tutte le discipline sportive, in primis calcio e basket. Tifoso del Bologna Fc, della Fortitudo e dei Boston Celtics, regista e speaker radiofonico, irriducibile sognatore..