Lo "Zar" Danilovic come emblema di una Virtus "europea"? Lo "Zar" Danilovic come emblema di una Virtus "europea"?

16 Aprile, il punto su Basket City. Fatta la frittata federale, e se la Virtus si proiettasse essenzialmente su una dimensione europea?

Scritto da  Apr 16, 2020

Dunque, il Consiglio federale della Federazione italiana pallacanestro riunito ieri ha ribadito che i campionati sono tutti formalmente azzerati, convalidando unicamente la conquista della Coppa Italia da parte della Umana Reyer Venezia quale risultato sportivo 2019/20. Questo non è neanche più un rigirare il coltello nella piaga, piuttosto la conferma del pressapochismo progettuale di un organismo che continua a non considerare che un’attività professionistica risponde a problematiche, a dinamiche che sono tutt’atro rispetto a quelle dilettantistiche o pseudo tali. Intanto, però, ha stanziato 4 milioni di euro per sostenere la prossima attività sia maschile che femminile, senza specificare a quali livelli, presumibilmente in attesa, o nella speranza, che il governo prima o poi allunghi qualcosa (ma aspettiamoci solo briciole, il basket non è il calcio ed è comunque tutto lo sport in sofferenza totale). Nello stesso tempo, si dice in attesa delle proposte che dovranno pervenire dalle leghe sia maschili che femminili per ipotizzare la struttura dei prossimi campionati, salvo poi l’aver decretato la fine di quello di quest’anno prima di una decisione definitiva della LBA.

È assai probabile che in casa Virtus si stia già lavorando in funzione di un futuro peraltro tutto da immaginare, visto che è impossibile attualmente prevedere se e quando le attività potranno ricominciare, se a porte chiuse o aperte al pubblico, per cui l’intero progetto Fiera è sicuramente in stand by. Il vantaggio della società bianconera sotto molti aspetti è quello di avere costruito una realtà con un nucleo già solido sia a livello sportivo che manageriale, per cui si dovrebbe trattare al massimo di compiere ritocchi per adeguare l’offerta a quello che potremmo definire il target, sempre nella speranza che non venga meno l’entusiasmo dell’attuale proprietà (ma non ci sono voci che lo lascino intuire, tutt’altro). Tuttavia, a noi verrebbe da effettuare una proposta che avrebbe parte delle radici in un passato di marca porelliana: perché la Virtus Segafredo non prova a concentrarsi essenzialmente su una partecipazione a livello europeo (anche qui bisognerà poi capire cosa sopravviverà, e in quali condizioni, tra Eurolega e Eurocup) partecipando a quello che sarà il futuro campionato italiano come fosse una lega di sviluppo? Allargando, in questo modo, il roster, ma puntando su giovani già in via di affermazione che potrebbero trovare in Italia l’occasione per la definitiva maturazione, mentre in Europa verrebbero impiegate le stelle, a turno a riposo in campionato. Il primo ostacolo sarebbe la lievitazione dei costi di gestione, ma questi potrebbero in parte essere considerati un investimento col riassorbimento dei costi maggiori in prospettiva della valorizzazione dei giovani. Un secondo ostacolo sarebbero poi i tifosi, che faticherebbero ad accettare l’eventualità di dover sopportare gli alti e bassi che la formazione “italiana” avrebbe inevitabilmente, per cui anche loro andrebbero debitamente “formati” per “crescere di categoria” (si pensi alla differenza notevole che c’è oggi come pubblico tra partite di coppa e di campionato)

D’altra parte, il rischio di un pesante ridimensionamento del movimento italiano è molto forte. Già diversi perorano la causa del ritorno a un formale dilettantismo che limiterebbe i costi per le società, ma esporrebbe gli atleti a minori garanzie sul piano contrattuale, mentre torna in voga la proposta di limitare l’iscrizione degli atleti stranieri. Si parla ora di un campionato ridimensionato numericamente, a 16 o addirittura 14 squadre, sapendo che forse neanche una dozzina potranno realmente garantire una partecipazione finanziariamente tranquilla. Stanno anche riproponendosi i pastrocchi per decidere chi promuovere o retrocedere, più per nepotismi che per diritti acquisiti (non è stato tutto annullato?). Forse è giunta l’ora di provare a fare il salto, magari seguiti da chi ne avrebbe altrettante potenzialità, vedi Milano e Venezia. La frittata, in Italia, è stata fatta, perché limitarsi a raccogliere e riattaccare i cocci di un vaso che assomiglia tanto a quello di Pandora?

Sul versante Fortitudo Pompea invece si proclama la volontà di proseguire nonostante le difficoltà del momento, ma, a detta dello stesso presidente Pavani, è impossibile attualmente capire come e quando. Condividiamo il principio che è difficile parlare di sport vista l’emergenza in cui stiamo vivendo, come ha appunto ribadito Pavani in questi giorni, peraltro anche lui domenica nella videoconferenza pasquale ha accennato alla volontà di investire maggiormente sui giocatori italiani e sui prodotti del settore giovanile. Resta poco da aggiungere: questo allo stato attuale si intuisce possa essere il più probabile futuro del movimento tricolore. Si potrà provare a non rimanerne del tutto impaludati?

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine