L'anima della Virtus: Djordjevic e Teodosic L'anima della Virtus: Djordjevic e Teodosic

Difesa, velocità, potenza fisica, assist: questo il poker vincente della futura Virtus Segafredo

Scritto da  Lug 21, 2020

L’arrivo di Josh Adams ha (forse) completato il roster 2020/2021 della Virtus Segafredo. Nello spirito, la squadra di coach Djordjevic non pare particolarmente mutata rispetto alla passata stagione: caratterizzata da una fisicità importante, aumentata dall’arrivo di atleti quali Awudu Abass e Amar Alibegovic, sarà un mix di tecnica, intelligenza cestistica ed esplosività che quanto meno dovrebbe far divertire i tifosi. Il più piccolo (si fa per dire) è proprio Adams, coi suoi 188 cm., che come ormai a Bologna tutti sanno però salta più di un canguro, tanto da essere stato votato giocatore più spettacolare della Lega spagnola 2019/20. Non crediamo tuttavia che sia questo il primo motivo per cui è stato preso: Adams infatti dovrebbe garantire un ball-handling che gli consentirà di alternarsi nel ruolo di play in una squadra abituata a giocare con due registi contemporaneamente in campo, cosa che con Gaines non era altrettanto possibile, permettendo a Markovic e Teodosic di rifiatare maggiormente (confidando, peraltro, nell’ulteriore crescita di Pajola); accanto a ciò, la sua pericolosità in penetrazione dovrebbe costringere le difese a chiudersi, permettendo ai buoni tiratori da tre di colpire sugli scarichi, così come la sua velocità dovrebbe garantire rapidissimi contropiedi. Sarà insomma una Virtus da corsa, con lui, Hunter, Weems, Abass in particolare chiamati a volare dopo rimbalzi e palle recuperate, sempre che la squadra riproponga l’attitudine a una aggressività difensiva che in verità potrebbe essersi accentuata con i nuovi acquisti. Il verbo del coach in tal senso è esplicito: l’attenzione in difesa rende molto più pericolosa la conseguente fase d’attacco, cercando magari di produrla prima che si schieri completamente la difesa avversaria.

Detto ciò, per il doppio appuntamento che attende questa Virtus, Campionato+Eurocup (ma non è detta, pare, ancora l’ultimissima parola per l’Eurolega) la squadra sembrerebbe aver risolto i problemi emersi la scorsa stagione, più che altro di natura quantitativa, con una panchina più allungata in ogni ruolo. Resta, di fatto, il rebus del dodicesimo, o sesto italiano. Cercare una figura esperta che garantisca minuti di qualità o puntare su un giovane da costruire in chiave futura? Detto che ci aspetteremmo di vedere Nikolic inviato a perfezionarsi su parquet meno impegnativi, attualmente pare più probabile, almeno in campionato, un investimento su Lorenzo Deri, classi 2001, pienamente autoctono, in Virtus da quando aveva 11 anni, giacché non escluderemmo di vedere invece in Coppa un settimo straniero di esperienza che potrebbe allargare ulteriormente le rotazioni e fornire un contributo di maggiore concretezza. Un tipo alla Jeremy Chappell di Venezia, presumibilmente, esterno multiruolo che difende e all’occorrenza sa segnare e non butta la palla alle ortiche. Difesa, contropiede, potenza fisica, assist dovrebbe rivelarsi il poker potenzialmente vincente della nuova Virtus Segafredo: non dipenderà solo da lei, perché in campo ci sono poi sempre gli avversari, ma la squadra di Djordjevic promette un basket divertente. Se saprà mantenere continuità nell’intensità di gioco, allora arriveranno anche le gratificazioni in termini di risultati.

Ultima modifica il Martedì, 21 Luglio 2020 18:22
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine