Alessandro Abbio e, a destra, Tommaso Bergamini Alessandro Abbio e, a destra, Tommaso Bergamini

"Picchio" Abbio: non solo un'icona alla guida delle giovanili della Virtus Pallacanestro

Scritto da  Ago 07, 2020

Visibilmente emozionato, perché tornato in un luogo per lui pieno di ricordi e di suggestioni, Alessandro Abbio, “Picchio” - come era stato soprannominato da Dido Guerrieri a Torino, quando era diciasettenne - ha presentato alla stampa il rinnovato settore giovanile della Virtus Pallacanestro, del quale è divenuto il nuovo responsabile tecnico. Con lui, il suo primo collaboratore sul piano organizzativo, Tommaso Bergamini. È stato un lungo incontro, durante il quale l’ex stella della Virtus più grande che si ricordi ha voluto precisare che però ormai quel giocatore non c’è più. Sì, va bene riandare ad alcune situazioni, riproporre taluni aneddoti, ma ora lui è diventato un allenatore, principalmente del settore giovanile, e adesso è totalmente concentrato su questo. “Quando, il 15 luglio, sono entrato a Casa Virtus Alfasigma, ed era la prima volta che lo facevo nella sede così rinnovata” ha infatti detto, “non poteva essere un momento qualunque. Io mi sono allenato tanti anni alla Porelli, in questa palestra storica dove sono cresciuti tantissimi giocatori, alcuni dei quali poi arrivati anche in prima squadra. Tuttavia sono qua in un’altra veste, ne ho parlato pure con i vertici societari. Dal 2008 mi sono ritirato; da allora ho cominciato ad allenare i ragazzini proprio qui a Bologna, prima di tornare in Piemonte sette anni fa, per cui chiedo di considerarmi quale allenatore e responsabile del settore giovanile. Quello, appunto, importantissimo, della Virtus Bologna”. Quindi, è progressivamente entrato nel dettaglio di quella che sarà la sua nuova avventura sportiva, che sinteticamente ha riassunto così: “Mi metto a disposizione con la mia esperienza, di giocatore prima, di allenatore poi. L’obiettivo principale sarà incrementare il settore minibasket, e poi di sviluppare un’attività importante, lavorando nel miglior modo possibile, fornendo palestre, attrezzature, personale adeguato, cercando di raggiungere i risultati migliori senza tuttavia avere l’ossessione del successo agonistico, che, lavorando nella direzione giusta, arriverà semmai di conseguenza, quasi inevitabilmente. Il tutto con un accordo preciso con i ragazzi e le loro famiglie: i ragazzi dovranno andare bene a scuola ma anche essere disposti a fare quei sacrifici che sono la prima condizione per riuscire nello sport. Difficilmente potranno, almeno per ora, scaturire giocatori per una prima squadra come la Virtus attuale, impegnata a livelli altissimi, anche se questo rimane l’obiettivo ultimo cui puntare per non rischiare di porsi un limite nelle ambizioni.”

Dalle sue parole traspaiono chiarezza di idee e una determinazione che ne conferma le attitudini caratteriali, che per altri potrebbero suonare quasi velleitari, ma di certo non nel suo caso: “Ricordo bene quando sono entrato la prima volta alla Porelli e mi sono trovato seduto fra Brunamonti e Binelli. Arrivavo da Torino, avevo 23 anni ed ero il miglior realizzatore della squadra in A2, chiamato da Alberto Bucci. Lo stimolo tuttavia che sentivo stando in mezzo a giocatori come loro valeva infinitamente di più di qualsiasi integratore chimico. La motivazione che provavo è indescrivibile, e così potrà essere oggi con figure come Teodosic o gli altri grandi giocatori della prima squadra: questo è quello cui deve idealmente puntare ogni giovane, e noi dobbiamo preparare i ragazzi perché un giorno siano pronti ad accettare queste sfide. Poi, non è detto rimangano nella massima categoria, non è detto che si abbiano il fisico, le doti tecniche o il carattere per reggere a quei livelli, ma l’importante è che se arriveranno ad avere certe occasioni lo facciano preparati in tutti i sensi, a partire dal fattore mentale.” Che è certamente uno degli aspetti che dichiara di voler curare di più, come è stato per lui già a livello giovanile, quando a Bra fu avviato alla pallacanestro sotto le “grinfie” di Frank Valenti, che iniziò ad impostarlo come giocatore sul piano tecnico ma anche, appunto, mentale.

Il settore giovanile bianconero riorganizzato sarà affidato per lo più a volti noti, compreso qualche cavallo di ritorno: Mattia Largo guiderà gli Under18 Eccellenza, Luca Brocchetto gli Under 16, Picchio terrà gli Under 15, l’Under 14 sarà di Matteo Lolli, l’Under 13 di Matteo Grazi, gli Esordienti verranno affidati a Edoardo Costa. Poi, il Minibasket: su questo ci sono ancora alcune incognite, ma viene ribadito che la società punta moltissimo su quello che ritiene un serbatoio fondamentale per quello che può rappresentare sul territorio, con l’idea di trovarsi il meno possibile costretta ad utilizzare la foresteria di Casa Virtus. Certo, allo stato attuale esiste un problema non indifferente per quello che riguarda le palestre, ma qui Bergamini ha già messo in evidenza le proprie capacità organizzative. È già in atto un accordo, infatti, con il Cus Bologna, che sostituirà di fatto la palestra di via Marzabotto al centro di mille problematiche. Trovarsi in un ambiente legato alla formazione superiore a livello universitario potrebbe rappresentare pure un ulteriore stimolo per i ragazzi, che saranno chiamati al rispetto di uno stile Virtus fatto di educazione, formazione della persona.

Ad essere sinceri, insomma, l’idea che ne discende non è proprio quella di una dismissione da parte della società bianconera del settore giovanile, come da tante parti paventato negli ultimi tempi. Siamo in presenza di un cambiamento radicale che presumibilmente sarà in linea con l’intero rinnovamento della società dettato dalla nuova proprietà. In questi casi, un turn over diventa quasi indispensabile in ambito manageriale. L’arrivo di Abbio e Bergamini rappresenta esattamente questo, starà a loro dimostrare che si è trattato della scelta giusta: “Nostro compito sarà anche quello di rispondere alle voci anche sgradevoli diffusesi negli ultimi tempi sulle giovanili Virtus”, ha detto Abbio. ”Il cambiamento non è globale, perché la continuità ha un valore inestimabile, ma oggi comincia una nuova storia, che nel mio caso rappresenta anche la suggestiva occasione per legarmi di nuovo ai colori che mi sono rimasti nel sangue”.

Resta evidente, peraltro, che la sua presenza non sarà solo quella rappresentativa di un’icona da servire ai tifosi più riottosi al cambiamento: da oggi nasce, cioè, una fase completamente nuova della Virtus Pallacanestro giovanile.

Ultima modifica il Venerdì, 07 Agosto 2020 17:10
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine