Teodosic non si è di certo arreso fino all'ultimo Teodosic non si è di certo arreso fino all'ultimo foto Bianca Costantini/1000 Cuori Rossoblu

Col derby un day after come al solito dolce e amaro, ma è ancora troppo presto per emettere qualunque sentenza

Scritto da  Set 08, 2020

Il giorno dopo il derby è quasi sempre dolcissimo per gli uni e amarissimo per gli altri. Non fa eccezione questo secondo “derbyno” di Supercoppa che valeva assai poco, in definitiva, se non in certa misura l’onore. La Virtus Segafredo aveva solo da perdere: favoritissima, una vittoria non avrebbe dato in ogni caso il via matematico alle f4 della coppa e una sconfitta sarebbe stata presa male dall’ambiente, perché ci si può dire finché si vuole che siamo solo in precampionato, ma un derby – ancor più se ufficiale – resta sempre un derby. La Fortitudo Banca Cambiano aveva tutto da guadagnare: col pronostico avverso, aveva giusto da dimostrare di non essere quella barchetta arrendevole che era stata venerdì scorso, e una vittoria pareva essere solo nei sogni dei tifosi più accaniti.

Invece, è accaduto quello che era difficile immaginare. In verità, si era già ben capito che la Virtus per ora è tutt’altro che una schiacciasassi, e che scendendo sul parquet con l’atteggiamento sbagliato avrebbe potuto rischiare. Così è stato. La sufficienza in difesa, l’approssimazione in attacco sono costate un orribile primo tempo e un finale d’altri tempi, quelli pre-Djordjevic, per intenderci. Il settore dei lunghi potrebbe risultare il primo indagato, se si pensa alla differenza di stazza, di doti tecniche ed esperienza fra le formazioni. I numeri sono implacabili: il tabellino dice che la coppia Gamble-Hunter ha segnato 9 punti contro i 14 di quella Happ-Totè; lo scorso derby era stato 23 a 14 per i bianconeri; poi rispetto al 53 a 27 a rimbalzo del primo derby ieri 37 a 36, con addirittura Pajola leader a 8. Tuttavia, se verifichi che Gamble è a 7 e Hunter a 4, esattamente come Happ (7) e Totè (4), emerge allora che la differenza sta nel contributo degli esterni, ieri sera semiscomparsi, eccezion fatta – oltre a Santeodosic - per il sempre più apprezzabile Pajolic (e la parziale crescita di Adams). È pur vero che Teodosic ad un certo punto si è caricato sulle spalle da solo la squadra, perché perdere a lui proprio non piace, ma quello che sostiene il coach, ovvero che la squadra è un po’ troppo “piaciona”, in questa fase, è assolutamente condivisibile. Quando si è giù col fisico l’importante è essere pragmatici, non bearsi del numero che finisce inesorabilmente per rivelarsi velleitario. La quantità di palle perse anche sciocche lo documenta. Se non si fosse trattato di un derby, peraltro, oggi ci sarebbero tutt’altre discussioni per la consapevolezza del fatto di essere ancora in fase di preparazione (ma la testa deve essere pronta quanto e più del corpo prima possibile). Ma era un derby, e al tifoso anche se fa finta di niente rode, anche più del necessario. Domani arriva Cremona, la squadra di Cournooh e Poeta, che potrebbe concedere il lasciapassare per le finali, se la Fortitudo battesse Reggio Emilia. Peccato, perché poteva essere poco più che un allenamento.

In casa Fortitudo al contrario si gongola. Si è vista la soddisfazione di Sacchetti alla fine: “La reazione quando eravamo sotto è la cosa che mi è piaciuta di più". Ha tutte le ragioni, perché portare a casa questa partita è stato un segnale di carattere ed è stata anche una risposta della squadra alle sue perplessità di inizio torneo. In tutta sincerità devo ammettere che avevo sottovalutato il momento e la forza d’animo di questa Effe, che ieri ha trovato fra l’altro contributi importanti dai giocatori di complemento, che stanno crescendo evidentemente con la cura Sacchetti. Resto dell’idea che il roster, nell’ottica del doppio impegno, andrebbe rimpinguato in alcuni ruoli fondamentali, e sarebbe da verificare quanti meriti dei biancoblu non siano derivati ieri dai demeriti dei bianconeri. Ora tocca a Reggio Emilia, garibaldina all’andata e che ha potuto inserire Bostic, ieri autore di 22 punti. La chiave ancora una volta sarà la difesa, quasi sicuramente, assieme alla dimostrazione di non volersi sedersi sugli allori effimeri di questo avvio di stagione, rischio sempre presente nei post derby. Anche Reggio è un bel assemblaggio di giovani ed esperti, sarà interessante constatarne la crescita, come quella della formazione di Sacchetti.

Ultima modifica il Martedì, 08 Settembre 2020 10:54
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine