Fultz: per questo derby non c'è storia, ma si deve giocare, perché lo sport è vita

Scritto da  Nov 19, 2020

Per chi ha nel cuore Basket City John “Kociss” Fultz rimane un’icona. Sia per una parte che per l’altra della barricata, perché il suo dualismo col “Barone” Schull è quello che ha davvero cominciato a riempire il palasport di piazza Azzarita all’inverosimile, ad inizio anni Settanta. Oggi è un distinto signore di cui abbiamo ricordato il settantaduesimo compleanno poche settimane fa, ma il basket è nel suo DNA ed è sempre un immenso piacere poter scambiare due parole con lui sui temi cestistici, e non solo, per cui lo abbiamo raggiunto in vista del derby di domenica. Derby, che proprio con lui la Virtus cominciò a vincere con una certa continuità, dopo che i primi anni era stato soprattutto appannaggio della squadra di via San Felice.

“Ma questa domenica non credo possa esserci storia”, ci dice “sempre che alla fine lo si possa giocare” Non dovrebbero esserci più motivi per non farlo, viste le notizie sugli ultimi tamponi in casa Fortitudo. “Eh, ma di questi tempi non si sa mai, e in ogni caso la Fortitudo avrà assenze molto significative. Fondamentale sarebbe la presenza di Fantinelli, il giocatore per me più importante per loro, ma anche la mancanza di Aradori si sentirà tanto, e senza Happ, il centro titolare, contro la Virtus cosa possono fare? Non è che però io faccia il tifo per la Fortitudo, eh, sia chiaro!” aggiunge poi, sorridendo.

E il derby sarà fra i temi del film che si sta girando sulla tua vita?

“Sicuramente. Mi risulta che i lavori dovrebbero essere già molto avanti, si parlava già di contratti per la sua distribuzione, tuttavia le riprese sono state al momento bloccate dal lockdown. Ma un film su di me non può che esserlo anche, in parte, sulla Virtus, sul basket di piazza Azzarita. Purtroppo però per ora si è dovuto fermare tutto, aspettavamo pure alcune persone dalla California, chissà quando si potrà riprendere”.

Cerchiamo di non essere pessimisti

“Non so cosa dire, questa sembra una storia che non finirà mai, se si ascoltano tante voci preoccupanti che giungono anche dagli Stati Uniti”.

Come vedi invece la Virtus di Djordjevic?

“Una bella squadra, che per ora forse risente un po’ della diversa preparazione cui è stata costretta questa estate. Mi piace il modo in cui Djordjevic la fa giocare, perché non basa tutto sul tiro da tre, come si fa troppo oggi, uccidendo lo spettacolo. Guarda anche in NBA, ad esempio la squadra di D’Antoni, questa non è più pallacanestro, per me: sono tutti fermi, uno penetra, fa pick’n’roll, scarica fuori per i tiratori che fanno sempre canestro, oppure 1vs1 in isolamento. Sarà efficace, ma non è più divertente come quando si giocava prima del tiro da tre, a mio parere. La Virtus invece ha un gioco più vario, che sa coinvolgere tutti i giocatori, dentro e fuori. Oltra a Teodosic c’è Markovic molto bravo in difesa e a passare la palla, magari ha il difetto che non tira abbastanza. Forse ci stava prendere un tiratore puro, che sappia anche crearsi il tiro, non mi sembra che Abass o Alibegovic siano fenomeni in tal senso”

E Josh Adams?

“Lui per me è un buon giocatore. Si vede che ha talento, diamogli un po’ di tempo. M piacciono i piccoli che saltano tanto, forti fisicamente; lui poi ha buoni fondamentali, credo sia anche un valido tiratore. Questa Virtus è forte, ha fatto solo qualche passo falso ma probabilmente perché i suoi due leader serbi non sono ancora potuti entrare nella forma migliore. Guarda invece come è migliorato Pajola. Djordjevic è proprio bravo come tecnico, lo vedi da come crescono i giocatori e il gioco di conseguenza. L’unico appunto che mi sento di muovergli è di non iniziare la partita con il quintetto più forte, per intimorire l’avversario, dargli subito la mazzata che potrebbe condizionare il risultato.  A mio modo di vedere i primi minuti sono importantissimi.” La Fortitudo, invece? “Come dicevo, ha buoni giocatori, oltre a quelli elencati prima Banks mi piace tanto, poi c’è Withers. In effetti, il primo derby lo hanno vinto loro, quest’anno”.

E di quelli dei tuoi tempi, cosa ricordi, più di tutto?

“MI ricordo quella volta che mi ero rotto la caviglia contro Cagliari, il solo infortunio che ho avuto in tutta la carriera, sono stato fuori un mese e al derby quando mi sono alzato in piedi l’intero palasport mi ha applaudito. Poi, ricordi la foto dove Schull insanguinato si rivolge urlando ai suoi tifosi? La gomitata in faccia era arrivata da me. Ma era così, ci si picchiava: Schull non risparmiava botte ma anch’io sapevo farmi rispettare, sotto canestro, Il basket è uno sport molto fisico, soprattutto quando sei dentro l’area. Ma è bellissimo come gioco, e speriamo che domenica il derby si possa fare, perché lo sport prima di tutto è salute, è vita, e non si dovrebbe mai fermare”.

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine