Belinelli, i perché dell'importanza del suo arrivo in Virtus Segafredo

Scritto da  Nov 27, 2020

L’inaspettato arrivo di Marco Belinelli alla Virtus Segafredo ha decisamente scosso l’ambiente bolognese, non solo quello sportivo, in verità, per la rilevanza mediatica che ha assunto l’operazione. Se il Beli non può definirsi, di fatto, in assoluto una delle grandi star della NBA, rimane pur sempre nella storia per essere l’unico italiano, per ora, almeno, ad aver vinto un titolo statunitense - e non come semplice comparsa, anzi, con 25 min e 11 punti a partita - coi S. Antonio Spurs di Manu Ginobili; è anche divenuto, nel 2014, il miglior tiratore al mondo dalla lunga distanza, essendosi aggiudicato la gara del tiro da 3 all’All Star Game; è pur sempre uno dei più grandi realizzatori della storia della Nazionale italiana, il quarto, attualmente., e la stessa città di Bologna gli ha conferito il Nettuno d’oro in quel medesimo anno. Un’addizione come questa al roster a disposizione di Sale Djordjevic non può dunque che avere dell’incredibile, ma girano ancora dubbi su quello che potrebbe essere il contributo che potrebbe dare alla squadra. Proviamo a dare, nel dettaglio, alcune risposte alle questioni più gettonate sui social:

1-     La Virtus ha trovato il tiratore da 3 di cui aveva bisogno: No. Detto che Belinelli è un tiratore notevolissimo (ai playoff del 2015 superò il 46%, in carriera ha quasi il 38%) che chiunque vorrebbe avere a disposizione, le statistiche hanno dimostrato che il tiro dalla distanza non è un vero tallone d’Achille per questa Virtus, al di là di alcune partite in cui per la verità non ha pagato dazio, eccezion fatta per la sciagurata sconfitta casalinga con Reggio Emilia. Ciò non toglie che sugli scarichi di Teodosic, Markovic e compagni la sua presenza aumenta di tanto la pericolosità degli esterni, costringendo gli avversari a chiudersi in area molto meno di quanto attualmente stiano facendo per contrastare il gioco dentro-fuori delle Vu Nere

2-     Potrà essere di grande aiuto nei finali punto a punto: Sì, senza dubbio. La sua esperienza, le sue percentuali ai liberi (che sfiorano il 90% in carriera e sono mediamente cresciute col trascorrere degli anni) dovrebbero garantire nuove soluzioni proprio nei momenti caldi, quando cioè la Virtus tende ad affidarsi in toto al solo Teodosic. C’è chi obietta che in Nazionale in varie occasioni non abbia brillato, in certi frangenti conclusivi. Si può peraltro rispondere che in quelle occasioni ha pressoché sempre avuto incombenze di impostazione del gioco che nella Virtus oggi non avrebbe, potendo mantenere al contrario il proprio ruolo di specialista – anche mortifero – al tiro.

3-     Può rendere più vulnerabile la difesa: No, non credo, sinceramente. Non più di come è adesso certamente, assicurando al contrario ulteriore potenza di fuoco in attacco. Il problema nella difesa bianconera è più che altro originato da una organizzazione del gioco che può risentire della stanchezza fisica e mentale dei giocatori, aumentando con lui il livello delle rotazioni penso che anche la difesa non possa che giovarne

4-     Può essere utile contro la zona, un problema fin qui per la Virtus: Sì, ovviamente, per i motivi già elencati di quanto la sua presenza potrà costringere le difese ad aprirsi, per ostacolarne il tiro. Questo automaticamente potrebbe concedere spazi maggiori anche alle penetrazioni di cui è maestro Josh Adams

5-     Rischia di creare malumori a giocatori che vedranno diminuire il proprio minutaggio: su questo non mi sento di dare risposta, perché tutto dipenderà dall’intelligenza dei giocatori e dalla capacità d gestione del gruppo e dei giochi dell’allenatore. Per Djordjevic ora si prospetta una bella sfida, dipenderà molto anche da lui la valutazione complessiva dell’operazione Belinelli, trasformando un’operazione di mercato in un meccanismo cestistico che dovrebbe far divertire parecchio e di cui dovrebbe giovarsi l’intero sistema

Alla fine, insomma, l’acquisto di Marco Belinelli potrebbe sì trasformarsi in autogol se non dovesse in qualche misura soddisfare le nuove aspettative di tutti, tifosi e società, a questo punto. Sarebbe peraltro sbagliato pensare che la Virtus Segafredo debba necessariamente vincere tutto immediatamente. Detto che l’attuale roster è stato in ogni caso concepito anche in divenire, con atleti giovani ancora da completare nella formazione ai livelli più elevati, ricordiamo che le grandi squadre crescono un po’ alla volta, e per quest’anno ci si potrebbe accontentare di qualche risultato intermedio che assicuri la partecipazione all’Eurolega dalla prossima stagione. Perché sarà là che si misureranno le vere ambizioni di questa squadra. Anche perché non si può negare che tutto ciò avrà una rilevanza mediatica fondamentale per incentivare o meno le sponsorizzazioni, che rimangono il serbatoio principale per una società sportiva professionistica.

Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine