È una Virtus Segafredo pronta per il grande salto?

Scritto da  Ott 14, 2021

Domani verrà presentato alla stampa Nico Mannion, che è ormai annunciato esordirà sabato, assieme ad Isaia Cordinier, contro Trieste. In pratica, sabato la Virtus potrà dirsi finalmente al completo, al netto dei lungodegenti di fatto fuori rosa, come Udoh e Abass. Per la verità, sabato non dovrebbe esserci nemmeno Jaiteh, vittima di una infezione alla mano sulla quale ha probabilmente giocato anche troppo, ma occorreva aspettare l’arrivo di Sampson per non sguarnire troppo sotto canestro la squadra. Dall’altra parte sabato ci sarà invece Marcos Delia, uno dei reduci della Virtus fermata dal Covid, una squadra che stava raccogliendo consensi ed entusiasmi, la prima tornata alla corte dell’Eurolega, seppure al piano inferiore. Una squadra che aveva fatto tornare i tifosi col ricordo a una ventina di anni prima, che dava l’impressione di una semi imbattibilità, in campionato, e stava viaggiando verso le finali in Eurocup. Eppure, quella squadra pare lontano anni luce da quella attuale. Di allora, sono rimasti Teodosic, Weems e Pajola, tre elementi dell’attuale quintetto, forse i giocatori più rappresentativi della Virtus di oggi: il primo non ne è ufficialmente il capitano ma è chiaramente la personalità di riferimento per l’intero spogliatoio; il secondo è con ricorrenza incredibile mvp delle gare, con il +/- più alto del doppio degli altri (+117 in tre partite) attaccante sempre più convincente, difensore esemplare; il terzo è stato definito dallo stesso AD Baraldi l’emblema del progetto Segafredo, all’insegna dell’”orgogliosi del proprio futuro”, è lo spirito di una Virtus che fa dell’intensità sul parquet una propria fondamentale caratteristica, è il virtussino per eccellenza, cresciuto nelle giovanili, passato dal limbo dell’A2, anche se, attenzione, vista la giovane età non si può escludere possa attraversare momenti di calo di rendimento, ed allora sarà fondamentale non vedere per lui anticipati viali del tramonto, come spesso accade tra i tifosi.

Dicevamo di quella bella squadra che era la prima Virtus targata Djordjevic (quella precedente, vincitrice in BCL, si era certamente giovata del suo arrivo, ma non era certo specchio della sua personalità). Confrontandola con l’attuale, non c’è un punto in cui potrebbe considerarsi alla pari. In regia è rimasto Santeodosic circondato da Pajola, Mannion, Ruzzier: se consideriamo i progressi del primo, le aspettative che si hanno sul secondo e le buone impressioni fatte dal terzo, la sostituzione di Markovic ci pare pienamente riuscita; resta, per la verità, anche Alexander, ma attualmente il giovane americano mi sembra più una piantina da annaffiare in prospettiva che diventi albero. Staremo a vedere. Sugli esterni, siamo passati dai Gaines, Cournooh, Marble che si aggiungevano a Weems a Belinelli e Cordinier, che non conosciamo ancora bene ma promette faville, ed eventualmente Ceron. Occorre aggiungere altro? Vicino a canestro da Ricci, Baldi Rossi e Nikolic il salto è verso Hervey e Alibegovic: per quanto visto fin qui, il primo da solo proietta su altri pianeti. Infine, sotto le plance Sampson, Jaiteh e Tessitori sostituiscono Hunter e Gamble. Tutto questo per dire cosa? Certo, chiunque oggi già sente che il salto di qualità fatto dalla squadra è enorme, ma credo che vada prima rimarcato che il passo in avanti sia stato fatto prima di tutto in società. La squadra è sempre specchio della struttura societaria. Se ci sono incertezze, approssimazioni nella conduzione generale, queste non possono non riverberarsi anche sulla squadra. La Virtus Pallacanestro della gestione Segafredo sta diventando società di spessore che può ambire ad entrare nell’empireo dell’alta Eurolega. Le rimane da conquistarne sul campo il diritto. Le scelte tecniche effettuate, a partire da quella dell’allenatore, sono in linea con questa crescita, per quello che ci è dato di constatare. Spetterà al campo dire l’ultima, ma in ogni caso deve rimanere la consapevolezza che non bisogna comunque avere la fretta di raggiungere subito tuti gli obiettivi. Già lo scudetto è arrivato un po’ prima del previsto; bruciare le tappe a volte può rivelarsi controproducente. Sebbene la Virtus attuale davvero dia l’impressione che non le manchi nulla per fare il definitivo salto in avanti.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Ottobre 2021 19:49
Andrea Marcheselli

Bolognese, giornalista di ormai vecchia data, critico teatrale e letterario, da sempre appassionato di basket è stato giocatore, dirigente ma soprattutto allenatore, ed ora per 1000 Cuori Rossoblu anche commentatore delle vicende virtussine