Dell'Aquila e il Leone #25 - Da dove si riparte?

Scritto da  Mar 02, 2022

"Noi rassegnati non lo siamo, abbiamo voglia di lottare per giocarci ogni chance fino all’ultima partita, dobbiamo isolarci da tutto e compattarci. Salvarsi si può, non c’è dubbio."

Le parole con cui Pietro Aradori descrive a Repubblica lo stato d'animo dello spogliatoio fortitudino a pochi giorni dal ritorno in campo dopo le quasi tre settimane di stop sono sincere e obiettive. La rassegnazione non c'è e non deve esserci, altrimenti la questione sarebbe già chiusa con 11 sfide ancora da giocarsi. Si legge, però, anche una certa lucidità nell'inquadrare una situazione complicatissima: "Stiamo lottando. Evidentemente però ancora non basta, bisogna tirare fuori qualcosa di più."

Cosa può essere quel qualcosa in più indicato o almeno auspicato dal numero 4 biancoblu?

Al momento non si tratta di profondità nel roster. A Treviso la Fortitudo si presenta con un Leonardo Totè in meno, un James Feldeine ancora ai box e nessuno in più. Inevitabile la fiducia a questo punto riposta in Groselle sotto le plance, lo stesso Groselle che non più tardi di un paio di settimane fa veniva annunciato dal Wurzburg prima del dietrofront. L'americano rimane il perno fondamentale del gioco sotto canestro di coach Martino a meno che il minutaggio di Borra non venga rivalutato al rialzo. Questo alleggerimento non fa che acuire le fila di un reparto, come sottolineato ormai da tempo, inadeguato per la categoria e i risultati lo dimostrano, molte delle ultime sconfitte passano proprio, non solo ma anche, dai mismatch contro i pivot avversari. Non vanno minimizzati tutti gli altri problemi, ma l'affaire lunghi persiste.

C'è qualcuno in entrata? No, a meno che la società non si stia muovendo molto sotto traccia, non trapelano rumors circa nuovi giocatori in orbita Fortitudo. Spalleggiata dai risultati, è naturale che serpeggi nei tifosi un clima di sfiducia verso una situazione irrimediabilmente compromessa. Il ruolo di leader di Aradori si innesca in questo clima cercando di trarre dal fondo del barile quel qualcosa in più, quelle motivazioni che non possono più rimanere in disparte. C'è bisogno di punti fermi in una squadra cambiata radicalmente rispetto all'inizio della stagione, costretta a ripensarsi, a ricompattarsi di continuo, magari riuscendoci anche per quanto concerne lo spogliatoio ma non in campo. 

"Poche volte ho visto un gruppo in cui i nuovi arrivano in corsa e due giorni dopo subito danno tutto. In spogliatoio sto provando a spiegarmi e parlare un po’ di più per cementare il collettivo e far capire a tutti dove sono. Le risposte sono positive ma poi sul campo le difficoltà arrivano lo stesso."

L'arduo compito non spetta solo al Cagnaccio, pronto a giocare con il coltello tra i denti fino alla fine. Gli strumenti dei quali si servirà Martino per questa Mission quasi Impossible devono essere all'altezza della situazione probabilmente più complicata della sua carriera di coach.

A prescindere dalla classifica, il calendario del mese di Marzo della effe è uno dei più tosti del 2022; se si parte da Treviso si proseguirà con il derby e le trasferte di Trieste e Sassari. Aprile sarà decisivo se non lo sarà già stato Marzo.

Si riparte da qui, non ci sono molte alternative, il tifo per non disilludersi deve affidarsi a Pietro Aradori:"Vedrete, ce la giocheremo fino alla fine."

Ultima modifica il Venerdì, 18 Marzo 2022 11:07
Eugenio Fontana

Appassionato di storie sportive e di pallone, ciclismo e palla a spicchi. Tifosissimo rossoblù da sempre. La prima prima partita che ho visto allo stadio è stata di Coppa Intertoto nel 1998: Bologna-National Bucarest 2-0.