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Rugby - Bologna Rugby 1928 v. Reno Bologna 35-24 - 09 Gen

Scritto da  Gen 09, 2017

Nel weekend che riconsegnava alla vecchia Felsina il nobile titolo di “Basket City” e la conseguente ribalta nazionale, il mondo del rugby cittadino non poteva certo starsene a guardare.

Fidatevi, non l’ha fatto.

Ore 14,30. Allo stadio “Pier Paolo Bonori” in Arcoveggio, va in scena il derbissimo petroniano valido per la penultima giornata del girone d’andata. Tra Bologna 1928 e Reno Bologna c’è in palio la leggendaria “Mortadella Cup”, ma soprattutto il diritto a vivere un sogno chiamato Serie A.

Gli spalti sono tremendamente affollati e la fila per prendere un bicchiere vin brûlé è più lunga di quella allo sportello postale il primo giorno di pensioni. Qualcuno accende dei puzzolentissimi fumogeni, mentre al mio fianco risuona un corno elfico degno della battaglia del fosso di Elm. Lo chiameranno il “richiamo dell’Alce in calore”.  Condivido.  D’altronde fa freddo, e sugli spalti girano termos colmi di grappa.

Sul campo partono meglio gli ospiti. Al primo fischio del signor Nobile di Frosinone, i giallo blu vanno in touche invece che in mezzo ai pali: sinonimo di fiducia; a volte di supponenza.

Nulla di fatto.

Al 7’, Sergi approfitta di un pasticcio sulla rimessa laterale della squadra di Sordini e vola in meta. Bottone trasforma da posizione defilata, scaldando i cuori degli oltre 400 supporters dall’animo rossoblù.

EmilBanca 7, Reno 0.

Dieci minuti più tardi, è Schiavone a varcare l’ultima linea dopo una straordinaria azione alla mano. Bottone insacca i due punti aggiuntivi portando i suoi sul 14 a 0.

Al 25’, è di nuovo il mediano di mischia Sergi a sgusciare via fra le maglie gialle andando a siglare la seconda meta personale sull’out di destra. Stavolta il destro di Bottone è sbilenco, ma l’impressione è che la partita sia ormai in ghiaccio.

Errore. Un derby è sempre un derby, e se nello sport non c’è mai nulla di scontato figuriamoci in un duello del genere.

Al 28’, gli ospiti bussano un colpo con Kharytonik al termine di una lenta azione prolungata.

Al 35’ - forte della superiorità numerica causata dall’ammonizione di Anteghini - la Reno trova addirittura la vitalità per sfondare nuovamente la trincea di casa.  Spinto dalla carica dei compagni, è Natale a portare l’ovale in “try zone” tra le furenti urla dei tanti tifosi arrivati dal quartiere “Barca”. Il mancino di Fuina condisce il risultato con altri due punti dalla piazzola e quando l’arbitro fischia la fine del primo tempo, il risultato è più che mai in discussione: Bologna Rugby 19, Reno 12.

Le tribune ribollono. Si canta, si beve e si fuma nervosamente.

La ripresa si apre con un saggio calcio di punizione indirizzato in mezzo ai pali dal solito Bottone. Tre punti che soffocano l’entusiasmo ospite. Con 10 lunghezze di vantaggio, il Bologna torna a giocare più lucidamente.

Al 12’, Signora trafigge la retroguardia ospite con una sontuosa sgroppata sull’out sinistra. Bottone non converte, ma questa è la marcatura che vale il punto di bonus offensivo. La Reno risponde ancora una volta con Natale, che segna in progressione riportando il gap a soli 10 punti.

Al 23’, Bottone infila l’ennesimo piazzato per ristabilire le distanze (30 a17), prima che una stupefacente azione alla mano indirizzi Soavi a schiacciare l’ovale in meta per la quinta volta. A tempo ormai scaduto c’è spazio anche per la marcatura pesante siglata da poderoso Murgulet, che se non altro regala il punticino di premio offensivo anche agli ospiti.

Il match termina sul risultato 35 a 24, con i ragazzi del 1928 che alzano al cielo la famigerata mortadella (delle dimensioni di un frigorifero) simbolo della rivalità cittadina.

Io invece, torno casa da questo meraviglioso pomeriggio infreddolito ed anche un po’ alticcio, ma con la gioia di poter constatare che nei meadri della famosa "Basket City" pulsi anche un grande cuore ovale.

 

 

Raccolta fotografica di Valentino Orsini & Fabio Matranga

 

 

 

 

Ultima modifica il Martedì, 10 Gennaio 2017 11:23
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League