6 Nazioni 2017 - Italia v. Francia 18-40 - 13 Mar

Scritto da  Mar 13, 2017

 

 

Parole e speranze si sono mescolate più del consueto in questo pre partita leggermente atipico. Chissà, forse perché quando si gioca contro i “cugini” l’atmosfera è certamente più elettrica, oppure perché dopo la bella prova di Twickenham qualcuno credeva veramente di poter sgambettare gli ariosi vicini. Fatto sta che la “Garibaldi Cup”, cioè il trofeo che si assegna alla vincente di questa sfida tutta latina, è stata preceduta da una miriade di supposizioni più o meno fondate.  Chiacchiere da bar insomma, probabilmente figlie di un vento che sta lentamente cambiando anche al di sotto delle alpi. “Non si può avere Canna come unica apertura in match così importante”.   “McLean forse andrebbe schierato numero 9 e non numero 12”. “La Francia non vince fuori casa dal 2015”. “Le nostre percentuali contro i galletti sono buone” (Oh, 3 vittorie su 40 confronti), eccetera eccetera.  Lasciatemelo dire, tutta folkloristica fanfara. La realtà è che la Francia gioca per confermare l’ottavo posto nel ranking mondiale (che tradotto in soldoni significa avere la certezza di partire come testa di serie nel prossimo mondiale giapponese) e quando questi inseriscono il pilota automatico c’è poco da fare. Dal canto suo, l’Italia, prova a recuperare il terreno sanguinosamente perso verso la Top Ten, magari infilandoci un “Giant - Killing” prima dello spietato sorteggio della Rugby World Cup che avrà luogo il mese prossimo.

Ore 14,30. Si parte. La presenza sugli spalti capitolini è buona, mentre sul campo l ’inizio azzurro (oggi in maglia bianca) è dirompente. Dopo tre minuti, Parisse approfitta di un bellissimo off- load di Canna sugli sviluppi di una rimessa laterale prima persa poi recuperata, per volare oltre l’ultima linea. La trasformazione è sbilenca, ma le premesse paiono superare di gran lunga le previsioni.

La sorprendente partenza italica ammutolisce i francesi e sul fronte opposto tutto tace. L’atteggiamento gallico appare cauto e compassato, probabilmente atto a far sfogare gli azzurri, per poi colpirli sugli errori individuali o di disciplina. Ad ogni modo, il “game plan” al piede della formazione italiana è chiaro sin da subito: i calci di spostamento restano tutti all’interno del rettangolo verde, per far ripartire gli avversari da lontano dando immediatamente la caccia al portatore di palla già nell’altra metà campo.  Una tattica dispendiosa, che costringe la Francia a difendersi con i denti. Le liberazioni di Serin e Lopez (entrambi mancini) sono più complicate del previsto e le milizie di Conor sembrano dominare la battaglia. Al primo confronto in mischia però, il  pacchetto transalpino sovrasta il nostro, costringendo il signor Ben O’Keffe a fischiare l’ineccepibile calcio di punizione. La precisione di Lopez è chirurgica e dopo meno di un quarto di tempo siamo già sul 5-3.

L’Italia non si scompone, segue il piano e si riporta in forza nell’accampamento del generale Novès. Dopo aver fallito una buona occasione sull’out destro, la squadra opta per il macinato sicuro. Al fischio del direttore neozelandese, stavolta Canna va insindacabilmente per i pali dalla piazzola, ricacciando gli ospiti a – 5. Fin qui tutto bene, poi la prima grave sbavatura: sul rinvio di re start francese perdiamo goffamente l’ovale, finendo per concedere una punizione facile facile per l’educatissimo sinistro di Lopez. Palla nel sacco e francesi che rientrano immediatamente a -2. L’ardore italico sembra sfumare dopo il brutto colpo, la marsigliese riecheggia fra i gradoni dell’Olimpico e le truppe galliche cominciano ad organizzare il sacco di Roma.

Al 19’, Gael Fickou finta e contro finta un doppio passaggio per poi infilare dritto per dritto la stremata difesa azzurra. Meta straordinaria proprio sotto i pali, trasformazione comoda e sorpasso del XV in maglia blu.

Al 27’, l’Italia risponde superbamente con il piazzato di Canna ma l’ultima mischia prima dell’intervallo è ancora una volta di marca transalpina. La spinta ospite ribalta completamente quella di casa, consegnando al mancino del solito Lopez la possibilità di chiudere la prima frazione sul risultato di 11 a 16.

La ripresa è disgraziatamente la solita a cui siamo abituati. Dopo nemmeno 120 secondi, Lopez infilza i pali dal calcio di punizione, spingendoci addirittura al di là di un break di distanza (cioè oltre a quei 7 punti di gap che varrebbero il riconoscimento del bonus difensivo).

Al 43’, Benvenuti salva contro ogni legge fisica una  meta che sembrava già fatta, ma che purtroppo si concretizzerà ugualmente cinque minuti più tardi, grazie alla cavalcata del purosangue Vakatawa sull’illuminante corridoio tracciato da Baptiste Serin.  

Lopez non sbaglia nemmeno questa “conversion”, e quando le lancette non ha ancora varcato i primi dieci minuti della ripresa la Francia è già scappata sul + 15 (11 a 26).

La reazione dell’Italia è tanto fiera quanto confusa. Al 58’ Bronzini prova a scappare via dal sottobosco di un raggruppamento per lanciarsi in solitaria verso la trincea dei Les Coqs. La difesa francese lo affossa dentro l’area di meta senza però fargli appoggiare regolarmente l’ovale sull’erba. Tenuto alto. Bravi loro. L’occasione sfuma e con lei i sogni di rimonta.

Al  67’, gli ospiti chiudono definitivamente il conto con Picamoles, abile a sfondare  l’ultima barricata azzurra grazie alla spinta di una moul avanzante. Nemmeno a dirlo, Lopez aggiunge altri due punti fissando il punteggio sull’11 a 33.

Con la partita ormai in tasca, ai francesi non resta altro che cercare la quarta marcatura di giornata per accaparrarsi anche il punto di bonus offensivo. Detto fatto. Al 78’, tocca all’estremo Brice Dulin infilzare l’ultima banderilla nel collo di un toro italico ormai innocuo e moribondo, ricacciandoci nell’incubo della solita imbarcata da dover sopportare e soprattutto giustificare. Lopez ci mette anche gli ultimi due supplementari  per un totale di 20 punti personali al piede! (Sia chiaro, le grandi squadre hanno tutte un grande calciatore).

Nel finale, è Angelino Esposito a firmare la meta -trasformata poi da Canna- con la quale gli azzurri addolciscono la pesante discrepanza sul tabellone.

Termina con l’inappellabile risultato di 18 a 40 in favore dei francesi, che festeggiano meritatamente fra le mura dell’Olimpico. La solita Italia insomma, quella che fa un grande primo tempo, spreca quando non è ancora in grado di poterselo permettere e poi viene letteralmente asfaltata nella ripresa.

È l’anno zero e lo sappiamo. C’è molto da lavorare ed io continuo ad aver piena fiducia in Conor O’Shea e nel suo staff di livello assoluto.

Il prossimo week end si andrà ad Edimburgo per tentare di chiudere dignitosamente questo 6 Nazioni 2017 e poi bisognerà sedersi al bancone di un pub e fare il punto della situazione in vista degli importantissimi test match estivi (Fiji, Scozia e Australia).

Voglio chiudere questo articolo con un aneddoto benaugurante. Venerdì sera durante il match fra Galles e Irlanda chiacchieravo con un professore nativo di Dublino che insegna inglese a Bologna ormai da diverso tempo. Mi ha rivelato in maniera quasi sconvolta che nella sua classe “Junior”, i bambini al di sotto dei dieci anni  giocano a rugby. Una scelta sempre più lontana dall’anomalia e sempre più vicina all’abitudine. Un qualcosa, che solo 15 anni fa sarebbe stato perfino impensabile.

Ecco, forse fra un paio di generazioni avremo un bacino di scelta per la nazionale più ampio e competitivo. Certo, probabilmente nessuno di questi arriverà a giocare a grandi livelli, ma di sicuro    in un mondo dove gli adolescenti corrono a perdifiato verso l’oblio tecnologico e l’isolamento umano – cresceranno ragazzi sani e coi vecchi valori di questo meraviglioso sport.

Gli altri risultati. Galles v. Irlanda 22-9, Inghilterra v. Scozia 61-21

Classifica. 18 Inghilterra, 10 Irlanda e Francia, 9 Scozia e Galles, 0 Italia

Prossimo turno. Scozia v. Italia, Irlanda v. Inghilterra, Francia v. Galles.

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 13 Marzo 2017 17:50
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League