Rugby - Che sapore il 6 Nazioni!

Scritto da  Feb 05, 2018

Quarantesima fase di gioco offensiva, pochi spiccioli al fischio finale.

Spinta dalla meta di Thomas e dal piede di Machenaud la Francia sta meritatamente portando a casa la vittoria nella gara d’esordio contro l’Irlanda. Il trifoglio però non ci sta a perdere. È furioso. Da diversi minuti sta minacciando la zona calda transalpina mentre i  75mila di Parigi intonano la marsigliese per spingere i “Bleu” a difendere coi denti il risicato vantaggio di un punto.  Alla quarantunesima sortita consecutiva, i ragazzi in livrea verde organizzano una piattaforma e scaricano l’ovale verso Johnny Sexton che prende la mira e spara un drop fantasmagorico da distanza siderale. L’apertura irlandese centra il bersaglio: Coq 13, Shamrock 15!

Adieu Paris!

Il delitto perfetto, consumato nella giocata più spettacolare di quello che probabilmente è il miglior playmaker in circolazione.

L’Irlanda strappa così 4 punti, la Francia invece dovrà semplicemente accontentarsi  di quello di bonus difensivo. Al termine di una battaglia campale estenuante, i vincitori si congratulano coi vinti per lo spessore della prestazione esibita e noi con entrambi per lo spettacolo offerto.

È passata soltanto una giornata di questo 6 Nations 2018 ma come avrete capito ce ne siamo già innamorati.

Le partite. Un primo turno aperto nell’immediato dopo pranzo con la “sfida canora” più eccitante di tutte, quella cioè fra due degli inni nazionali più profondi in assoluto: da una parte “Land of my fathers”, cantata a squarciagola dagli 80mila di Cardiff, dall’altra l’orgogliosissimo “Flower of Scotland” intonato fino allo sfinimento dai gagliardi highlander scozzesi. Sul campo però(reso  indoor dal tetto retrattile del “Millenium Stadium”) non c’è stata praticamente partita. La vera Scozia infatti -favorita sulla carta dal buon periodo di forma- dev’essersi persa fra i boschi delle Midlands attraversando l’Isola d’Albione in direzione della foce del fiume Taff. In Galles, in effetti, non c’è confronto: 37 per i Dragoni Rossi, solo 7 per il XV del cardo. Man Of The Match Leight Halfpenny, autore di 2 marcature, 2 piazzati e ben 4 trasformazioni per un bottino personale di 24 punti.

Bentornato “Mezzocentesimo”, alla faccia del cognome!

Il weekend è poi proseguito con la tiratissima sfida tra Francia e Irlanda della quale sopra ho tentato di raccontarvi lo sconvolgente esito finale, per poi chiudersi col posticipo domenicale fra i fuori classe inglesi e la nostra nazionale. Ah, a proposito, questa mattina sorseggiando un caffè al bar, un amico esclusivamente calciofilo mi ha detto “ho guardato il tuo rugby questo fine settimana: non capisco ancora molto le regole, ma sono riuscito ad emozionarmi sul finale della partita dell’Irlanda!”

Già, come darti torto …

Sì, ma l’Italia?

Giochiamo bene, anzi forse qualcosa di più. Per circa un’ora mettiamo persino paura all’imbattibile esercito di Sua Maestà. Rispondiamo colpo su colpo. Subiamo la mischia chiusa ma reagiamo. Siamo precisi in touch e soprattutto siamo bravi a non mollare dopo la meta subita a freddo per mano di Anthony Watson. Non sarà rugby champagne, ma finalmente si comincia degustare un vino che non sa di tappo.

Cuore latino. Dal piano terra del pub sale l’acuto per il gol del pari firmato da Erik Pulgar direttamente su calcio d’angolo(su corner?), bene ma nulla a che vedere con il frastuono rimbombante per la meta firmata da Tommy Benvenuti sulla visionaria sventagliata  di Tommaso Allan al 21enismo. Un giocata che basterebbe per ripagare ogni singolo soldo speso per il biglietto dai 60mila dell’Olimpico. Trasformazione infilata e doppio svantaggio targato Watson (praticamente in fotocopia sul binario destro) totalmente sgranocchiato.

Italia 7, Inghilterra 10.

Al 26esimo Farrell ci ricaccia indietro con una meta da lui stesso trasformata, ma il piede di Allan dalla piazzola riaccorcia nuovamente lo svantaggio mandando tutti al riposo sul clamoroso 10 a 17.

E chi l’avrebbe mai detto alla vigilia?

Purtroppo però, la nostra ripresa dura la miseria di 18 minuti. Prima Farrell allunga da calcio di punizione, accontentandosi di 3 punti comodi piuttosto che rischiare altre soluzioni, poi Simmonds -sempre arrotondata dal destro di Farrell- scrolla definitivamente la polvere azzurra dalle spalle delle pallide divise dei leoni d’Oltremanica spingendoci a -17. Fine del sogno?Niente affatto, perché l’Italia ha un sussulto d’orgoglio e con Bellini schiaccia l’ovale all’altezza dell’intreccio dell’ultima linea. Tutto buono oppure ha toccato il gesso esterno col ginocchio nell’attimo precedente alla segnatura? TMO (non la VAR, eh!) chiamato dal messieur  Raynal e meta convalidata. Italia 15, vicecampioni del mondo 27.

Tuttavia la battaglia resta ancora tremendamente lunga e noi ancora non disponiamo di una rosa così profonda da poter contrastare le alternative inglesi. Lo tsunami bianco arriva puntuale e per noi non c’è scampo. Ford, ancora Sam Simmonds (e pensate che sulla lista del selezionatore Eddi Jones questa era la terza scelta per quel ruolo!) ed infine Nowell per un severissimo 15 a 46.

Troppi e magari ingiusti.

Purtroppo dobbiamo arrenderci alla realtà: ancora una volta sopra al cielo di Roma sventola la croce rossa di San Giorgio.

“Vedo una luce in fondo al tunnel … e non è il treno!” È una vecchia frase di mister Conor O’Shea. Il tecnico irlandese ha visto un bicchiere mezzo pieno e probabilmente non ha tutti i torti: certo, se le partite durassero 60 minuti invece che 80 forse potremmo anche vincere il 6 nazioni…

Scherzi a parte, ci vorrà tanta pazienza. C’è ancora molto da fare, ma il “corso Conor” sta portando i suoi frutti. Straordinario Negri come flanker (il ragazzo nato in Rhodesia meriterebbe un articolo a parte), bene Minozzi da estremo. Buona prova di Boni come centro. Per tutti questi era la prima volta nel torneo più antico del mondo e, come se non bastasse il peso dell’esordio, davanti c’erano i campioni in carica.

Il “Sunday Times” ieri mattina ha chiesto all’Italia di batter un colpo. Ecco, non sarà stato così fragoroso da scuotere i pilastri del rugby ma nessuno potrà dire di non averlo udito.

Ora ci attende la seconda missione impossibile; tra 6 giorni si andrà in quella Dublino tana dei “green” guidati di Schmidt.Sarà durissima ma ripartiamo da lì, da quella prima ora in cui abbiamo fatto tremare le gambe agli invincibili inglesi!

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Febbraio 2018 13:53
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League