Jim Thrope, vincitore nel pentathlon e nel decathlon Jim Thrope, vincitore nel pentathlon e nel decathlon ESPN.com

Storie Olimpiche - Gli innovativi giochi di Stoccolma 1912

Scritto da  Ago 22, 2020

Dopo l’edizione londinese, che aveva risollevato le sorti sino ad allora incerte del movimento olimpico, il barone de Coubertin si proponeva di organizzare manifestazioni meno imponenti e meno costose per il paese ospitante. La candidatura ad allestire le Olimpiadi nel 1984 della Svezia rispondeva perfettamente alle volontà del fondatore dei moderni giochi olimpici. 

La quinta Olimpiade si disputò a Stoccolma nel 1912 e registrò un vero e proprio salto di qualità di innovazione e organizzazione. Venne costruito uno stadio dallo stile neogotico ma all’avanguardia per l’epoca; vennero introdotti per la prima volta cronometraggi elettrici e persino un primissimo e rudimentale fotofinish; fu costruita una gabbia metallica attorno ala pedana del lancio del martello e furono segnate con il gesso le corsie per le prove di velocità; fecero il loro esordio nei giochi nazioni come Giappone e Russia e il pugilato, vietato dalle leggi svedesi, lasciò il posto al pentathlon moderno, dominato dagli atleti di casa. 

La disciplina regina dei giochi fu a sorpresa la ginnastica. Circa la metà dei 2400 atleti partecipò e furono proprio gli italiani ad aggiudicarsi il maggior numero di medaglie, tre medaglie su dodici (sulle sei totali conquistate nei giochi dalla squadra azzurra). Il medagliere vide prevalere gli organizzatori che chiusero con un bottino di 65 medaglie complessive, contro le 63 conquistate dagli Stati Uniti, affermatisi nuovamente come nazione leader dell’atletica leggera, che tuttavia collezionarono più ori degli svedesi, 25 contro 24. 

Le Olimpiadi di Stoccolma passarono alla storia per le gesta di James Thorpe, americano di sangue indiano, nato in una riserva algonchina dell’Oklahoma. Un uomo straordinariamente dotato che si aggiudicò due ori nel pentathlon e nel decathlon, guadagnandosi così l’ammirazione del re di Svezia Gustavo V, il quale lo definì “il più grande atleta del mondo”. L’anno successivo, dopo essere stato accusato di aver già giocato da semiprofessionista nel campionato di baseball, Thorpe si vide sottrarre le medaglie. Solo settanta anni dopo, nel 1983, vennero riconsegnati i titoli ai figli dell’atleta ormai deceduto quasi 30 anni prima. In ogni modo quella dell’indiano Thorpe fu una rivincita morale sulle scandalose “Giornate Antropologiche” del 1904 di Saint Louis.

Giacomo Placucci

Studente di Scienze della Comunicazione, presso la facoltà di Lettere e Beni Culturali di Bologna, grande appassionato di calcio e di tutto il mondo che gli gira attorno. Sogno di diventare un giornalista sportivo.