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Carspillar – Bugatti EB110, la supercar di Campogalliano

Scritto da  Ott 20, 2020

Uno sguardo al passato

Nel corso del 1987 l’imprenditore Romano Artioli, attraverso la società Bugatti International Sah a lui collegata, e l’ingegner Paolo Stanzani fondarono la Bugatti Automobili S.p.A. con sede a Campogalliano (MO) ridando così vita ad uno dei marchi più iconici della storia dell’automobile. Il secondo assunse il doppio ruolo di Amministratore unico della società e direttore tecnico del progetto.
L’ing. Stanzani, già responsabile della meccanica di Lamborghini Countach, aveva iniziato insieme al suo staff tecnico a materializzare un’idea di supercar che aveva ipotizzato insieme a Ferruccio Lamborghini, uscito dal progetto prima della rinascita del marchio Bugatti. Dopo un prima fase di vita dell’azienda venne istituito un Consiglio di Amministrazione dal quale Stanzani venne estromesso per insanabili contrasti sulla gestione aziendale con Artioli, fino a quel momento socio finanziatore. Siamo nel luglio del 1990 e Stanzani rimase come azionista di minoranza, mentre i lavori sulla supercar continuarono fino al settembre dell’anno successivo con la direzione tecnica nel frattempo affidata all’Ingegner Nicola Materazzi. Al “Mondiale de l’Automobile” di Parigi venne allora presentato il primo modello della rinata Bugatti. Dato che nel 1991 ricorreva il 110º anniversario dalla nascita di Ettore Bugatti la vettura assunse il nome di EB110, sfruttando le iniziali del fondatore e l’importante ricorrenza.

La vista 3/4 posteriore della EB110 mette in risalto tutta l'aggressività di questa supersportiva (credits Red-Live.it)

Caratteristiche tecniche

La rivale della storica Ferrari F40 è costruita attorno ad una struttura in fibra di carbonio direttamente realizzata da Bugatti Aérospatiale, leggera, robusta ed estremamente costosa; il peso complessivo del veicolo è di 1.620 kg.
La super-sportiva di Campogalliano si avvale di sospensioni a bracci trasversali, molle elicoidali singole all’avantreno e doppie al retrotreno. I pneumatici che la equipaggiano sono creati appositamente da Michelin.
La trazione integrale, che garantisce un’eccellente tenuta di strada, distribuisce il 72% della potenza al retrotreno, il restante 28 viene quindi riservato all’asse anteriore per mezzo di un differenziale posizionato centralmente. Il “cuore” della EB110 era un V12 da 3,5 litri con doppio albero a camme dotato di 60 valvole, 5 per cilindro. Ad esso erano installati quattro turbocompressori IHI raffreddati ad acqua (caratteristica unica all’epoca) responsabili dei complessivi 560 CV erogati a 8000 giri/min (610 a 8250 giri/min per la successiva versione Super Sport). Il motore, viene posto subito alle spalle degli occupanti in posizione posteriore-centrale; il basamento è in alluminio, mentre le testate sono in lega di alluminio e titanio. La velocità dichiarata è di 342 km/h per un’accelerazione nello 0-100 di soli 3,5”: valori che per circa un anno renderanno la EB110 il veicolo di serie più veloce al mondo.

Il "cuore" della EB110: un motore V12 da 6.0 litri (credits Auto e Moto d'Epoca)

Interni

L’abitacolo è poco spazioso ma dotato di sedili sono comodissimi ed il sistema di condizionamento eccelle, per l’epoca qualità rare che riducono tutto ad un comfort superlativo. La biposto nata nella Motor Valley manifesta un’ottima guidabilità: sterzo, frizione e freni sono servoassistiti.

 

Curiosità

Solo quattro anni dopo il lancio la Bugatti Automobili S.p.A. venne dichiarata fallita e lo stabilimento di Campogalliano chiuse definitivamente. Nel settembre 1998, in seguito a varie ed intricate vicende societarie, il marchio viene rilevato dal Gruppo Volkswagen.

 

Ultima modifica il Sabato, 15 Maggio 2021 10:56
Matteo Guerra

Nato in Emilia-Romagna, regione d’eccellenza motoristica italiana, studio Comunicazione a Bologna. Intraprendo un percorso formativo mirato al mondo del giornalismo nell’ambito dell’automobile. Forte appassionato di tutto ciò che riguarda motori e velocità.