La bandiera delle Olimpiadi di Woldenberg, 1944 La bandiera delle Olimpiadi di Woldenberg, 1944 Sportface.it

Storie Olimpiche - Londra 1944 e le Olimpiadi mai riconosciute

Scritto da  Nov 24, 2020

A differenza dell’edizione di Berlino del 1916,  annullata solo pochi mesi prima dell’inizio, e di Tokyo 1940, annullata due anni prima di cominciare, per l’edizione di Londra 1944 non parti nemmeno nessun tipo di organizzazione in quanto l’annullamento dei giochi pareva scontato. Ciò nonostante, il CIO continuò a programmare le edizioni non potendo prevedere la durata dei conflitti bellici. Nel 1939 venne eletta Londra, preferita a Roma, Detroit, Losanna, Atene, Budapest, Helsinki e Montreal. Già nel maggio del 1940 però le truppe naziste giunsero in Gran Bretagna e da lì a poco l’esercito britannico perse tutti i suoi equipaggiamenti. Grazie alla famosissima Operazione Dynamo, i britannici vennero salvati e ricondotti in patria dal porto di Dunkerque, a bordo di ogni tipo di imbarcazioni. La guerra da lì a poco avrebbe continuato a prender luogo in ogni parte d’Europa e di pace se ne sarebbe parlato solo dopo molti anni. 

Nei Giochi Olimpici antichi nacque l’Ekecheirìa, che nella traduzione letterale significa “le mani ferme”. Si trattava di un periodo di tregua olimpica che permetteva di svolgere le grandi manifestazioni sportive greche anche in tempi di guerra. Dal 1992 in poi il CIO chiese, supportato dall’ONU, alla comunità internazionale, che questa tregua venisse osservata in tempo di guerra. Nel 2000, anno in cui si tenne il Summit del Millennio a New York, le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione del Millennio, contenente anche un paragrafo riguardo alla Tregua Olimpica. Ciò nonostante, in nessun periodo di guerra venne mai proposto di appellarsi a questa pace momentanea. 

Nel 1940, in un piccolo campo di prigionia di Langwasser, vicino a Norimberga, venne organizzata dai prigionieri una vera e propria Olimpiade segreta, con tanto di bandiera (un piccolo vessillo, composto da parti di indumenti, di appena 50 cm), medaglie di cartone e coppe ricavate da gavette per il cibo. L’evento, partorito dalla fervida mente del poeta polacco Niewiadomski, comprendeva gare come il lancio della pietra, la corsa della rana e altre competizioni inventate dal poeta stesso. Tutto filò liscio e nessuno si accorse di nulla. Niewiadomski superò la guerra e visse a Varsavia, dove nel museo olimpico cittadino è possibile ammirare i cimeli di quella incredibile edizione olimpica. Quattro anni più tardi, nel 1944, in un lager a Woldenberg in Polonia, per ben due mesi venne issata una bandiera, composta da un lenzuolo bianco e da alcune sciarpe colorate che formavano i cerchi olimpici. I tedeschi in questo caso non erano all’oscuro dell’evento: ai prigionieri vennero messi a disposizione un teatro per le cerimonie di premiazione e una stamperia che produsse un vero e proprio programma. Le competizioni furono numerosissime, ben 464, e tra le più disparate, tra cui calcio, boxe, scacchi, pallavolo, pallamano, basket, atletica leggera e tante altre ancora. L’”edizione” fu un vero e proprio successo, anche se non ci fu nulla da festeggiare in quanto nei mesi successivi sarebbero morte la maggioranza delle persone. Furono solo 300, infatti, i prigionieri che vennero liberate dalle forze alleate. 

Il CIO, nonostante le numerosissime richieste di riconoscimento ufficiale delle Olimpiadi di Langwasser e Woldenberg, non ha mai preso seriamente la cosa, dichiarando che uno degli elementi principali delle Olimpiadi è che vengano disputate in un periodo di Ekecheirìa. Figure come quella di Niewiadomski o di Brzezicki, unico sopravvissuto ad aver partecipato ai giochi del 1944, hanno tutto il diritto di essere riconosciuti come dei campioni olimpici, anche se contro il regolamento e senza avere una medaglia d’oro intorno al collo. 

Ultima modifica il Martedì, 24 Novembre 2020 15:52
Giacomo Placucci

Studente di Scienze della Comunicazione, presso la facoltà di Lettere e Beni Culturali di Bologna, grande appassionato di calcio e di tutto il mondo che gli gira attorno. Sogno di diventare un giornalista sportivo.