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La straordinaria storia di Lamborghini alla Parigi-Dakar

Scritto da  Claudio Fargione Gen 07, 2021

Gennaio per i motori è sinonimo di Dakar, il più grande raid al mondo mai conquistato da una casa automobilistica nostrana. Eppure, c’è stato un momento a metà degli anni Ottanta in cui sembrava davvero che le cose dovessero cambiare e dalle parti di Sant’Agata Bolognese si volesse prendere “il Toro per le corna”.

La mostruosa LM002
Dopo alcuni veicoli nati per soddisfare commesse militari rimasti allo stadio di prototipo, nel 1986 Lamborghini presentò al Salone dell'Auto di Bruxelles LM002, velocemente soprannominata “Rambo Lambo”. Si trattava un muscoloso fuoristrada a trazione integrale spinto dal V12 da 5167 cc e 450 CV della Countach montato anteriormente. Con le sue linee spigolose e le dimensioni mastodontiche (era lungo quasi 5 metri, largo 2 ed altro oltre 1,80), LM002 può essere definita antenata della più moderna Hummer americana ed al contempo degli attuali SUV. Tocchi di lusso come gli interni in pelle, l'aria condizionata, gli alzacristalli elettrici ed i sistemi audio premium controllati nella consolle sul tetto la rendevano un mezzo adatto ai viaggi nel deserto dei signori del petrolio.
Nonostante il coefficiente di penetrazione aerodinamica penalizzante ed il peso non proprio da gazzella (circa 2600 chilogrammi) le prestazioni erano da vera supercar: la velocità massima era di 210 km/h ed erano sufficienti 7”8 per passare da 0 a 100 km/h.

La nuova nata attirò da subito molte attenzioni non solo dalla potenziale clientela ma anche da chi era più avvezzo alle corse. Nell’agosto di quell’anno, infatti, una vecchia volpe del volante come Henri Pescarolo effettuò una prova per una rivista specializzata francese e sottolineò come un mezzo che univa le doti da fuoristrada a quelle da sportiva avesse tutto per trionfare nella corsa più dura al mondo: la Parigi-Dakar. Le parole del pilota francese, già quattro volte vincitore a Le Mans e convertitosi ai rally-raid, non erano buttate a caso. La squadra per cui correva nella maratona africana, il team Gabreau, stava cercando una casa con cui instaurare un rapporto di collaborazione. La volontà di attirare la Lamborghini nell’avventura era chiara, ma non se ne fece nulla. Almeno inizialmente…

Una Lamborghini LM002 stradale: SUV “ante -litteram” (Copyright sconosciuto)


Il Toro inizia a correre
Le idee di Pescarolo non caddero comunque nel vuoto. Pochi mesi dopo, infatti, fu la stessa casa ad avviare la preparazione di un’LM002 per una squadra transalpina intenzionata a competere alla Dakar con la copertura di un generoso sponsor. I lavori per ottenere una “bomba” da competizione si concentrarono sul telaio numero HLA12047 ed iniziarono con l’alleggerimento della vettura eliminando ogni componente superflua. Gli interni si ridussero alla presenza di due sedili “racing” con cinture di sicurezza a sei punti, la strumentazione venne dotata degli strumenti di navigazione e venne inserito un roll-bar a gabbia per proteggere l’equipaggio. 
Le sospensioni furono ovviamente migliorate per far fronte alle dure sollecitazioni causate della guida ad alta velocità su ogni tipo di fondo, mentre le superfici vetrate vennero realizzate in plexiglas. Contemporaneamente si riuscirono a spremere altri cavalli dal V12 giungendo alla soglia dei 600 per la gioia del pilota collaudatore designato: il mito dei rally Sandro Munari. Il “Drago” si impegnò in un intenso programma di sviluppo mettendo alla frusta la “belva” dapprima sul greto del fiume Taro per verificarne la resistenza sulle pietraie, quindi sulla sabbia per trovare la giusta pressione degli pneumatici. Nonostante i quasi 600 litri di carburante imbarcati che portavano il peso a pieno carico oltre le tre tonnellate, la vettura volava a 200 km/h sui terreni sabbiosi: un ottimo biglietto da visita per le maratone desertiche.

Dopo il mancato esordio al Rally dei Faraoni 1987, LM002 “Rally Edition” si presentò al via in Grecia con ai comandi la mitica coppia dei trionfi Lancia Munari-Mannucci. Dopo un avvio più che promettente (miglior tempo in una prova sabbiosa) la grande Lamborghini non si rivelò molto adatta alle strette strade greche fino a diventare ingovernabile quando una violenta pioggia trasformò il percorso in un fiume di fango. Il ritiro fu inevitabile ed in breve arrivò anche la rinuncia del team a partecipare alla Dakar. Dopo questa breve parentesi agonistica la vettura venne venduta ad un appassionato e pare faccia ancora parte di una collezione privata.

Munari e Mannucci in Grecia con la LM002 “Rally Edition” (Copyright sconosciuto)


Passione elvetica
Fine del sogno africano? Dall’altra parte delle Alpi il World LM Racing Team non era dello stesso avviso ed iscrisse in forma privata una Lamborghini “LM002 Rallye” alla Parigi-Dakar 1988 per l’equipaggio Concet-Kurzen. La vettura, color rosso vermiglio e col numero di gara 519 sulle portiere, non aveva alcun legame diretto con la casa di Sant’Agata, almeno ufficialmente. Tuttavia, venne seguita in gara da un meccanico scelto da Lamborghini e da un consulente tecnico di nome... Sandro Munari ! Pur con tutti i limiti dati dal peso e dal consumo medio tutt’altro che semplice da gestire nelle prove speciali africane (68 litri ogni 100 chilometri), la LM 002 elvetica chiuse la gara al decimo posto nella categoria “Marathon” dedicata alle vetture più vicine alla serie. Pescarolo aveva davvero avuto la giusta intuizione! Anche per questa vettura si aprirono le porte della collezione privata di un appassionato giapponese che, secondo il Registro Lamborghini, ancora oggi la guida con l'originale sistema di scarico aperto.

Parigi-Dakar 1988 la “LM002 Rallye” del World LM Racing Team (4legend.com)


L’ultimo Hurrà
LM002 uscì dai listini Lamborghini nel 1993 dopo poco più di tre centinaia di unità prodotte, in larga parte finite in Medio Oriente. Un esemplare però ebbe una sorte molto diversa. Il telaio numero HLA12046 corrispondeva a quello della vettura donata da Patrick Mimran, proprietario della Lamborghini a metà degli anni Ottanta, dalla moglie Lucy. Dopo una decina d’anni la stessa auto venne acquistata dal pilota italiano Andrea Barenghi con una precisa idea: portarla alla Dakar! La preparazione avvenne anche questa volta in Svizzera, dove fu il “tuner” Garage Burnier ad occuparsi del lavoro. Il motore venne estratto dalla vettura per ricevere un sistema di iniezione su misura, il catalizzatore standard di fabbrica fu rimosso mentre i sistemi di raffreddamento e di lubrificazione vennero modificati e rinforzati per l’uso estremo in gara. Anche i freni furono sostituiti con nuove unità AP ed un massiccio serbatoio da 800 litri venne montato per soddisfare la “sete” del V12 nelle lunghe tappe della maratona africana. L’alleggerimento complessivo di oltre 500 chilogrammi migliorò ulteriormente le già notevoli prestazioni del mezzo senza rendere necessari rinforzi al telaio: si era rivelato così valido strutturalmente che non furono necessarie altre modifiche per correre.

La Granada-Dakar 1996 vide così al via tra i prototipi con il numero 246 una bianca Lamborghini LM002 per l’equipaggio Barenghi-Ramu. La vettura di Sant’Agata tenne un ottimo passo sia sulle strade allagate della Spagna che sulla sabbia del deserto africano, ma nelle giornate successive i guai arrivarono da un particolare trascurato nella preparazione. La guida ad alta velocità tra dune, pietraie e salti combinata al notevole peso della vettura mise a dura prova le sospensioni mentre gli pneumatici Pirelli Scorpion 345/60 R17 realizzati su misura non aiutavano nell’assorbimento delle sollecitazioni. Nelle prime tappe furono ben ventiquattro gli ammortizzatori sostituiti e la squadra fu costretta al ritiro per mancanza di ricambi. Anche in questo caso Pescarolo era stato buon profeta, indicando come questo avrebbe potuto essere il tallone d’Achille della LM002 già dalla prima prova. La vettura di Barenghi finì nelle mani di Pallanco Pastor, proprietario della Venturi Automobiles, che non completò il progetto di riadattarla per l’uso stradale, quindi attraversò l’Atlantico e finì semi-abbandonata in California prima di essere fortunatamente ceduta ad un garage di restauro per essere riportata nelle specifiche da gara. La campagna africana per la casa del Toro è finita così, senza la speranza di una rivincita, ma solo con il sapore amaro di un sogno mai realizzato.

Barenghi-Ramu alla Granada-Dakar 1996 con l’LM002 numero HLA12046. Non concluderanno la corsa per avere esaurito gli ammortizzatori di ricambio (lambocars.com)




Ultima modifica il Venerdì, 08 Gennaio 2021 11:06