Jim Clark Jim Clark autosprint

Una Gara da Mito - In principio fu Clark

Scritto da  Stefano Ravaglia Feb 11, 2021

Imola e la F1: la storia iniziò quel giorno

Fa capolino lì, dipinto sul muro, dopo la torre dei piloti. E’ un disegno, con una data: “Imola, 21 aprile 1963”, e lui immerso nel suo abitacolo. Chi è? Jim Clark, se ci consentite, l’Ayrton Senna degli anni Sessanta. Quando morì, a Hockenheim nel 1968 in Formula 2, uscendo di pista e finendo contro un albero del diametro di dodici centimetri, a Los Angeles, in quella America dove aveva avuto successo vincendo la 500 miglia di Indianapolis nel 1965, la grande autostrada metropolitana della città gli tributò un omaggio: grazie all’invito di un dj radiofonico, migliaia di automobili accesero i loro fari sotto il sole di mezzogiorno in segno di cordoglio.

Clark e la Lotus: il binomio simbolo della Formula 1 anni Sessanta (Copyright sconosciuto)

Ma in queste righe, vogliamo tornare a Imola e raccontare i giorni felici di questo pilota così pulito nella guida, così determinato e carismatico, l’idolo della gente. Proprio come lo fu, anni dopo, Ayrton, che batté per primo il record di pole-position in Formula 1 che spettava allo scozzese, con 33 primi posti in qualifica. E quel 21 aprile 1963 il circuito del Santerno viene svezzato al grande motorsport. “Imola sembra Zandvoort, ma è un circuito talmente allegro che non stanca mai”, diceva Fangio. E anche se non si corse subito in Formula 1, il “piccolo Nurburgring” era nato proprio nel 1950, l’anno del primo Mondiale della categoria che nel 2020 ha festeggiato i settant’anni. 

La locandina della gara del 21 aprile 1963 (Copyright sconosciuto)

Inizialmente utilizzato in occasione di collaudi e giri di prova, nel corso dei primi anni il circuito fu dotato di alcune misure di sicurezza che permisero di poter ospitare una gara con in pista vetture di Formula 1. E torniamo dunque a quel giorno di primavera inoltrata del 1963, quando il “Gran Premio Shell – Conchiglia d’oro” è solo uno degli otto eventi di Formula 1 non valevoli per il Mondiale, che si svolgono in giro per l’Europa. Quindici piloti al via, ma partiranno in tredici, anche perché Baghetti ha una Lotus talmente decrepita da non poter esibirsi. Ed è proprio Jim Clark con la sua Lotus a stabilire il miglior tempo in un minuto e 48 secondi più spiccioli, e in pista c’è anche Lorenzo Bandini in sella alla Cooper Maserati che si piazza quinto. L’italiano, che se ne andrà a Montecarlo un anno prima di Clark, sarà però costretto al ritiro per un problema al motore dopo 9 giri. Ci sono assenti illustri: Phil Hill, campione del mondo nel 1961, e il suo compagno John Surtees, ovvero la Ferrari, non sono della contesa. La Rossa è alle prese con il collaudo del nuovo motore a iniezione, ed Enzo decide di non far fare brutte figure ai suoi non iscrivendo la sua creatura. 

Lorenzo Bandini impegnato negli anni da pilota ufficiale Ferrari (Copyright sconosciuto)

Ma le luci della ribalta, davanti a ben 70.000 spettatori, sono tutte per Jim: la sua Lotus 25 Climax messa in piedi da Sua Maestà Colin Chapman, veleggia che è un piacere. Per capire come andò quel giorno, ci affidiamo alla cronaca di Lorenzo Pilogallo, sulle pagine del “Corriere della sera” dell’indomani: “Jim Clark ha risparmiato solo Josef Siffert. Tutti gli altri doppiati, una, due, tre volte. La Lotus di Colin Chapman non ha trovato a Imola chi potesse o sapesse impegnarlo. Un buon allenamento per Clark: il vice-campione del mondo non sta con le mani in mano. Gira l’Europa in cerca di ingaggi e roba facile, in attesa dei più importanti cimenti valevoli per il titolo mondiale”. 

La partenza della Conchiglia d’Oro 1963 (Copyright Klemantaski Collection)

Cinquanta giri, la media di 159 km all’ora, e corsa completata in un’ora e trentaquattro minuti. Siffert arriva secondo, Anderson terzo. L’altro italiano, Abate, è quarto Oltre alle due Lotus ufficiali (l’altra di Trevor Taylor si fermerà per problemi al cambio), da segnalare la Cooper 8 cilindri di Bonnier, ritirato anche lui dopo 19 giri a causa di bizze al motore. Il resto, anche per via dell’assenza della Ferrari di cui sopra, roba di seconda mano. Cosa che non sminuisce l’incisione di un nome di primo piano nella giovane ma grande storia delle corse a Imola. Molti anni dopo, su quell’asfalto, anche il suo erede brasiliano scriverà molti capitoli felici. Sino al triste epilogo del 1994. Gioie e dolori sul Santerno, sin dal principio, sin da quel lontano battesimo targato Jim Clark. 

A seguire: le rare immagini della gara imolese del 1963

Ultima modifica il Giovedì, 11 Febbraio 2021 16:02