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Il personaggio della settimana - Riccardo Patrese: il profumo dell’iride

Scritto da  Matteo Righini Feb 17, 2021

L’Italia è abituata ad eccellere, nel mondo della Formula 1, soprattutto grazie ad una scuderia, la Ferrari, sostenuta dalla maggior parte degli appassionati del Bel Paese, oltre che da molti stranieri. Grazie ai 16 titoli mondiali costruttori, non è solo la squadra più vincente della storia: è una vera e propria leggenda di questo sport. Diversi altri marchi motoristici tricolori hanno fatto la loro comparsa nel Circus, ottenendo in alcuni casi buoni risultati. Se parliamo di piloti, invece, per trovare degli “azzurri” tra i vincitori del mondiale bisogna risalire agli albori del campionato, ovvero agli anni ’50, quando vennero incoronati Nino Farina e Alberto Ascari. Negli ultimi 60 anni, il pilota italiano che si è aggiudicato il maggior numero di Gran Premi è Riccardo Patrese, arrivato a quota sei. La sua carriera è stata lunghissima e ha attraversato ben 17 stagioni, battendo ogni record di longevità dell’epoca. Per una parte della sua vita sportiva, non ha goduto, immeritatamente, della migliore fama tra gli addetti ai lavori. Ma ha saputo ignorare ciò che gli altri pensavano di lui. Nessun modello a cui ispirarsi: solo la convinzione che, in condizioni favorevoli e con la massima ambizione, i risultati arrivano. È così è stato.

Patrese con la Williams vincente in Messico nel 1991 (www.thelastcorner.it)

Dai kart alla Formula 1

Nato a Padova il 17 aprile del 1954, Riccardo dimostra sin da bambino di avere talento per gli sport e la giusta propensione per la competizione. Pratica, con ottimi risultati, sia lo sci che il nuoto. Nel mentre, la sua famiglia, che lo ha sempre agevolato, lasciando che poi la sua carriera spiccasse il volo, gli trasmette anche la passione per i motori. Il padre è un grande amante delle corse, così come suo fratello Alberto, che diventerà ingegnere dell’Alfa Romeo. Riccardo ha la possibilità di guidare il go-kart del fratello. All’inizio è poco più che un passatempo, ma l’impegno e l’interesse di Riccardo aumentano, fino a farla diventare la sua attività principale a partire dal 1970. La scelta di abbandonare gli altri sport viene ricompensata dalla vittoria del titolo mondiale di karting nel 1974. Adesso Riccardo è pronto per il debutto nelle monoposto. Nel 1975 scende in pista con la Scuderia Nettuno di Bologna nel campionato Formula Italia, e da quel momento la sua scalata verso i vertici dell’automobilismo è rapidissima. Al termine della stagione è secondo, e l’anno dopo trova già un sedile in Formula 3, alla Trivellato Racing, con la quale conquista sia il titolo italiano che quello europeo. Nel 1977, mentre partecipa al campionato di Formula 2, ottiene un risultato di grande rilievo, conquistando al Nürburgring, sul Nordschleife, una netta pole position, mettendosi in tale occasione alle spalle alcuni affermati piloti di Formula 1 come Mass e Regazzoni. Questa prestazione permette a Patrese di farsi notare dalla Shadow, scuderia della massima formula che aveva intenzione in quel periodo di sostituire uno dei suoi piloti. Viene contattato da Giorgio Piola, all’epoca in forze al team statunitense, per partecipare a un test. Patrese ancora una volta dimostra la sua abilità nella guida e ottiene il volante per alcune gare della stagione 1977 al fianco di Alan Jones. Ad appena due anni dal suo ingresso nel mondo delle monoposto, Patrese è già ai nastri di partenza del prestigioso Gran Premio di Monaco di Formula 1.

Patrese al volante della Chevron B34-Novamotor Toyota: sarà campione italiano ed europeo di  F3 (Copyright Actualfoto)


L’esperienza alla Arrows

Il debutto è molto incoraggiante: Patrese riesce innanzitutto a superare lo scoglio della qualificazione, piazzandosi quindicesimo in griglia, e poi porta a termine la gara al nono posto. Nel corso della sua stagione d’esordio ottiene anche il suo primo punto valido per la classifica mondiale. Nel 1978 si trasferisce alla Arrows, scuderia appena nata da una scissione interna alla Shadow. Al secondo appuntamento stagionale, in Sudafrica, il padovano ha l’occasione di portare a casa la sua prima vittoria, ma è costretto al ritiro quando è in testa a quindici giri dal termine. Altri rimpianti arrivano per Patrese dal Gran Premio di Svezia, dove è battuto solo da Niki Lauda, al volante della nuova Brabham BT46B, che ha corso solo quella gara. Tale vettura viene infatti giudicata pericolosa a causa di un “ventilatore" montato sul retro con lo scopo di migliorare il carico aerodinamico, e quindi bandita per le corse successive. La Arrows perde poi una causa contro la Shadow, che la accusava di aver copiato la sua vettura, ed è quindi costretta a cambiare in corsa la propria monoposto. Patrese si ritrova quindi a guidare una macchina meno performante, ed è costretto, per rimanere competitivo, a portarla oltre il suo limite, mostrando molta aggressività nei duelli, cosa che non lo rese popolare tra gli altri piloti. A Monza avviene uno spaventoso incidente poco dopo la partenza, a seguito del quale Ronnie Peterson viene ricoverato in ospedale e muore dopo un intervento chirurgico. Diversi tra i piloti in griglia addossano a Patrese la colpa di aver innescato l’incidente con una manovra azzardata, e minacciano di non correre il Gran Premio successivo a Watkins Glen se l’italiano fosse stato presente. A causa di queste pressioni la Arrows deve annullare l’iscrizione dalla gara della vettura di Patrese. Segue anche una vicenda giudiziaria, che si protrae per tre anni, dalla quale Patrese esce scagionato da qualsiasi accusa. Da ciò che è emerso in seguito, probabilmente a causare l’incidente è stato James Hunt, uno dei principali denigratori di Patrese. Questi fatti lasceranno un segno nel carattere di Patrese, che comprensibilmente diventa più schivo, e a volte scontroso. Ma le prestazioni non ne hanno risentito: al rientro in pista in Canada, ottiene un buon quarto posto. La sua esperienza alla Arrows si chiuderà nel 1981, dopo aver portato a casa altri 3 piazzamenti sul podio. Contemporaneamente, prosegue anche la sua attività anche in altri campionati: nel 1977 si aggiudica il famigerato Gran Premio di Macao, e l’anno successivo ripete il successo tra le strade dell’ex colonia portoghese. Inoltre prende parte anche a gare endurance, partecipando al campionato mondiale sportprototipi con la Lancia fino al 1985 e conquistando il primo posto in diverse occasioni.

Patrese e l’Arrows: un matrimonio lungo quattro intense stagioni (oldcarshopper.com)

I contatti con Ferrari

Nonostante tutto, non è mai mancato l’interesse da parte di altre scuderie per Patrese. Era stato  contattato dalla Williams, appena sbarcata in Formula 1, per il 1978. Riccardo però aveva già un contratto con la Arrows. Il posto era poi finito al suo compagno della Shadow, Jones, lasciato libero dalla sua ex scuderia, e che con gli inglesi è diventato campione del mondo nel 1981. Anche la Ferrari lo aveva avvicinato: nel 1978 Gilles Villeneuve era stato molto discontinuo in pista, e il Cavallino aveva bisogno di un pilota che lo sostituisse nel caso in cui le prestazioni del canadese non fossero migliorate. Aveva firmato anche una lettera d’intenti con la scuderia di Maranello, ma la scelta del Drake era stata quella di confermare il suo pupillo, lasciando però intendere a Patrese che, in caso si fosse liberato un sedile, gli sarebbe stato nuovamente proposto. Mentre, come vedremo, alla Williams il pilota veneto ci finirà e con buoni risultati, il legame con la Ferrari non si concretizzerà mai. Nel 1981 dall’Emilia gli dicono che per lui non ci sarà posto nella squadra: è tempo per Patrese di lasciare la Arrows e di abbandonare l’idea di guidare la rossa. Quando una decina di anni dopo da Maranello si rifaranno vivi per offrirgli un contratto, sarà lui a rifiutare: la Ferrari non sarebbe stata in grado di competere per il titolo, mentre la sua Williams, sì.

 Dall’Arrows alla Brabham: Patrese sale sulla monoposto campione del mondo per la stagione 1982 (Copyright unknown)

I primi successi alla Brabham

Nel 1982 Patrese accetta la chiamata di Bernie Ecclestone alla Brabham, e, finalmente alla guida di una vettura più competitiva, riesce a festeggiare la sua prima vittoria proprio a Montecarlo, al termine di una gara rocambolesca. L’anno successivo, al Gran Premio di San Marino a Imola, una traiettoria leggermente larga alle Acque Minerali gli causa un’uscita di pista che gli costa la vittoria, dato che si trovava in testa e in quel momento mancavano solo sei giri. Dopo aver picchiato contro le barriere, i tifosi presenti al circuito esultano per il successo del ferrarista Tambay, che era stato passato poche curve prima dal padovano in rimonta. Questo mancato successo contribuisce a relegare Patrese al ruolo di scudiero di Piquet. La Brabham sfrutterà la vettura del pilota italiano per testare le componenti innovative, costruite per tentare di insidiare la Renault di Prost, prima di montarle sulla vettura del compagno. La vittoria del titolo mondiale va al brasiliano, mentre Patrese ha la soddisfazione di vincere il Gran Premio del Sudafrica, che gli era sfuggito qualche anno prima. Nel 1984 e nel 1985 Patrese è al volante dell’Alfa Romeo. Nonostante le buone premesse e i risultati positivi nei test, entrambe le stagioni sono molto deludenti, il clima nel team non è idilliaco e i risultati non arrivano. Per il pilota è un momento complicato: non è scontato che, dopo due anni del genere, una scuderia punti ancora su di lui. Ancora una volta Patrese trova l’appoggio di Bernie Ecclestone, che lo ingaggia per le due stagioni successive alla Brabham. E sempre Ecclestone, in odore di diventare il patron del Circus e intenzionato a cedere la propria scuderia, gli consente, pur essendo ancora sotto contratto, di provare nel 1987 la Williams in un test e di terminare la stagione presso la scuderia di Sir Frank in sostituzione di Mansell.

A seguire l’incredibile finale di Monaco 1982, prima vittoria per Patrese:



La consacrazione alla Williams

È l’origine di un sodalizio che durerà per altre 5 stagioni. Nel 1988 la Williams deve affrontare numerosi problemi di affidabilità, ma già nel 1989, anno in cui si scatena la rivalità tra Senna e Prost, la scuderia motorizzata Renault si riscatta, affermandosi come seconda forza nel mondiale, dietro la McLaren. In particolare Patrese chiude con un terzo posto in campionato con sei podi, agguantando in Ungheria l’unica pole position dell’anno non finita nelle mani dei due piloti del team di Woking. Nel 1990 torna alla vittoria, oltre 6 anni e mezzo dopo l’ultima volta: è un record che lui attualmente detiene, nessuno ha mai dovuto aspettare un tempo simile per tornare a tagliare il traguardo per primo in un Gran Premio di Formula 1. E lo fa ad Imola, pista da lui molto apprezzata e considerata come di casa, essendo la più vicina alla sua città natale. E questa volta i tifosi sono tutti dalla sua parte. Dopo essere salito in altre due occasioni sul gradino più alto del podio la stagione successiva, nel 1992 Patrese giunge al culmine della sua carriera, ottenendo il secondo posto nel mondiale dietro al compagno di squadra Mansell, col quale si divide il merito di aver portato la Williams alla vittoria del campionato costruttori, il successo a Suzuka e altri otto podi. Durante l’anno si accorda con la Benetton per disputare con la scuderia gestita da Briatore la stagione 1993, al fianco di Michael Schumacher. Il confronto tra i due piloti verrà dominato dal giovane tedesco. Patrese, raggiunto e superato il traguardo dei 256 Gran Premi in carriera, al termine dell’anno decide che è il momento di chiudere la sua lunga esperienza in Formula 1. In attesa che, prima o poi, un altro pilota italiano possa riuscire a ritoccare i suoi numeri…

Patrese con la Williams salda il conto con Imola: è il 13 maggio 1990 (motoremotion.it)