I racconti del Commissario - Il volo di Andrea

Scritto da  Apr 02, 2021

 

Nella mia permanenza alle Acque Minerali da giovane “apprendista” commissario i racconti del mitico “Zac” si succedevano senza sosta. D’altronde trent’anni da “capoposto” in una delle curve più belle dell’Enzo e Dino Ferrari nei suoi anni ruggenti sono una miniera inesauribile di storie. Eppure spesso si ritornava ad una gara in particolare: il terzo Gran Premio di San Marino, quello del 1983. «Lo sai cosa successe con De Cesaris nel 1983?» mi chiese a bruciapelo mentre le vetture dell’ Europeo Turismo effettuavano i test in pista. «Ovviamente no» risposi subito, già pregustando una storia sconosciuta. «So solo che correva con l’Alfa Romeo dell’ EuroRacing. Anno difficile ma chiuso con un bel secondo posto a Kyalami, ma nulla di più» aggiunsi. «Bene, allora stai a sentire questa…»

Il box Alfa Romeo - Euroracing con De Cesaris nell'abitacolo della 183T (Copyright sconosciuto)

«Alla domenica mattina il programma prevedeva il “warm-up“. Giusto il tempo di provare le macchine in assetto da gara, pochi giri e poi tutti dentro a prepararsi per la corsa. Ad un certo punto vedemmo un’ Alfa che stava schizzando fuori pista nella nostra direzione uscendo dalla “esse” che immetteva alle Minerali. All’epoca nelle vie di fuga trasversalmente al tracciato si montavano delle reti fissate a terra da paletti. Servivano per fermare le vetture che uscivano di pista evitando che finissero verso le barriere. In pratica si rivelò un rimedio peggiore del male (Mark Donohue e Gilles Villeneuve vennero uccisi proprio dai paletti che reggevano quel tipo di reti n.d.r.). All’epoca però le misure di sicurezza erano ancora in fase di evoluzione e quella sembrava la soluzione migliore soprattutto per preservare l’incolumità del pubblico. Ma proprio quelle reti invece di fermare la monoposto uscita di pista si trasformarono in un trampolino che innescò una paurosa carambola aerea. Il volo finì con l’Alfa ferma in verticale sopra le barriere protette dalle gomme a pochi centimetri dal camion con braccio gru che avevamo in dotazione. A quel punto ci siamo resi conto che il pilota protagonista dell’incidente era De Cesaris (non per nulla in McLaren avevano iniziato a chiamarlo “De Crasheris“). La vettura era in bilico sul fianco ed il casco di Andrea era praticamente all’ interno di uno degli enormi pneumatici da camion che costituivano l’ultimo strato di gomme a protezione delle lame del rail. La situazione era ovviamente molto rischiosa: la macchina era in posizione precaria ed Andrea non poteva assolutamente uscire dall’abitacolo senza aiuto. Ma soprattutto ciò che mi metteva più apprensione era il non essere a conoscenza di quanta benzina fosse all’interno dei serbatoi. Normalmente il “warm-up” si effettuava con le monoposto pronte per la partenza, quindi piene di carburante. In ogni caso dovevamo intervenire più rapidamente possibile per estrarre il pilota».

De Cesaris in gara a Montecarlo con l'Alfa Romeo 183T (FormulaPassion.it) 

«Corsi subito verso l’auto ed aiutai personalmente Andrea a sgusciare fuori dall’abitacolo. Per fortuna non aveva nemmeno un graffio. Una volta portato in sicurezza il pilota restava da rimuovere la vettura da quella posizione, ma non sarebbe stato semplice per noi commissari. Come dicevo ero preoccupato per i rischi legati alla benzina che poteva fuoriuscire dal serbatoio e così chiesi a De Cesaris quanto carburante avesse caricato. Lui mi rassicurò, affermando che aveva imbarcato benzina solo per pochi giri. Bene, potevamo operare in libertà. A quel punto tre dei miei ragazzi si “incastrarono” sotto la vettura, tra le barriere ed il camion, per spingerla nella parte inferiore. Nel frattempo con il braccio gru agganciammo l’Alfa dal roll-bar ed io diressi le operazioni, come da procedura. Fu abbastanza complicato, ma riuscimmo a liberare le barriere e rimetterle in ordine senza problemi prima della partenza. Tuttavia c’è un’appendice alla storia. Terminate tutte le operazioni del dopo gara, nel tardo pomeriggio, noi commissari delle postazioni di pista scendemmo ai box stanchi ma soddisfatti a goderci le vetture da vicino mentre le squadre procedevano al disallestimento dei box. Fu allora che in pit lane incontrai l’ingegner Carlo Chiti, storico responsabile della squadra corse Alfa Romeo. Gli raccontai tutta la storia dell’incidente di De Cesaris. Quando gli dissi come avevamo rimosso la vettura visto che era a serbatoi quasi vuoti l’ingegnere sobbalzò ed iniziò a scuotere la testa sconsolato. «Quasi vuota? Aveva il pieno!!!» disse senza tanti giri di parole. Mi raggelai. Avevo messo a repentaglio la vita dei miei ragazzi che spingevano sotto la monoposto. Se ci fosse stata una fuoriuscita di benzina a contatto con le parti roventi del motore o degli scarichi sarebbero finiti arrostiti tra le barriere ed il camion, senza possibilità di uscire . Un rischio assurdo, figlio della “bugia” di un pilota appena uscito da uno spaventoso incidente. Non fidarti mai di un pilota quando è in adrenalina!» Non me lo sono mai dimenticato ogni volta che ho rivolto la parola ad un pilota appena sceso dalla vettura. E questa storia mi è ritornata alla mente dieci anni dopo il racconto di Zac, in quel triste 5 ottobre 2014 quando Andrea De Cesaris ci ha lasciato in un incidente stradale. Riposa in pace “Decio” volante.

 

Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.