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Pop&Sports - Yuki Tsunoda, il Capeta della Formula1

Scritto da  Mar 29, 2021

Ieri è tornato sugli schermi, con uno scoppiettante inizio, il Campionato di Formula1. La prima pista è stata quella del Bahrain, dove esattamente 4 mesi fa Grosjean, l’uomo in fiamme - nominato così da Netflix in Drive to Survive -  è uscito miracolosamente incolume da un grosso incidente. La gara ha visto Hamilton e la Mercedes sudare freddo nella lotta per il primo posto con Verstappen e la Red Bull, una Mclaren in forma smagliante e la Ferrari che è tornata a dare segni di competitività. Insieme a loro, gli occhi erano puntati anche sui rookie di quest’anno, dal figlio di Schumacher, con il ritorno della sigla MSC sulla lineup a sinistra dello schermo, all’inserimento di Mazepin. Tra loro chi si è rivelato un piccolo fenomeno alla guida è stato Yuki Tsunoda

Il piccolo samurai, così nominato, è il più giovane pilota del Circus e prima di ieri era conosciuto da ben poche persone. Nato nel 2000, Tsunoda comincia la sua carriera professionistica all’età di 10 anni, nel campionato junior nazionale. Crescendo, arriva nel 2014 la prima partecipazione al campionato nazionale di kart, che lo porta poi al campionato giapponese di Formula 4 nel 2016. Il 2018 lo vede vincere il campionato nazionale di F4, ottenendo ben 7 vittorie. Da lì è passato rapidamente da una categoria all’altra, incuriosendo subito le Big della Formula1, entrando a far parte del programma giovani della Red Bull. Con l’entrata in uno dei più prestigiosi team allevatore di talenti, Tsunoda riesce a partecipare ai campionati di Euroformula Open e Formula 3. Subito dopo si vede proiettato, nel 2020, nel campionato di Formula 2, firmando con la Carlin Motorsport, dove finisce la stagione al terzo posto e con una vittoria nella bisaccia, a Silverstone (UK). Inoltre, Yuki vince il premio Anthoine Hubert come miglior esordiente della categoria. A fine anno scorso, Tsunoda firma con AlphaTauri, appena dopo i test post-campionato, prendendo il posto del liquidato Daniil Kyvat. Ieri, nel circuito del Bahrein, Yuki Tsunoda ha incantato i tifosi della monoposto, arrivando nella sua prima gara di Formula1 al nono posto e con subito 2 punti al suo esordio. 

Yuki viene chiamato, come già scritto prima, il piccolo samurai, ma vedendolo ieri sullo schermo io gli avrei dato un altro soprannome: Capeta. Forse è un po’ di nicchia e a conoscerlo saranno solo quelli dai 18 ai 25 anni, ma vedendo questo piccolo fuoriclasse giapponese destreggiarsi e avanzare tra piloti più esperti di lui mi è tornato in mente l’anime che guardavo da cinno, a 14/15 anni (se non anche più grande), su RaiGulp. Per chi non lo sapesse, l’Anime è il cartone animato giapponese preso dai racconti Manga (ovvero dei fumetti sempre asiatici) e Capeta, in particolare, è una serie animata sul mondo dell'automobilismo, realizzata nel 2005 in Giappone e arrivata in Italia nel 2011. Capeta, soprannome di Kappeita Taira, è un ragazzino di 10 anni di umili origini e con un’enorme talento, anche se a scuola non va tanto bene. Pian piano scopre la sua passione per i go-kart e quando il padre riesce a costruirgliene uno e a farlo correre in pista la sua avventura, che da lì a pochi anni lo porterà della Formula 1, ha inizio. Accompagnato dagli amici di infanzia, Capeta, man mano che cresce, matura nel corso della saga nutrendo la speranza di passare di categoria e di poter competere col suo grande rivale Naomi Minamoto. Insieme ad esso, Kappeita arriva fino alla “massima serie” dell’automobilismo. 

Non a caso, Yuki stesso ha confidato ai microfoni di motorsport.com che Capeta è uno dei manga che ama e a cui si ispira: “Ho letto il fumetto e visto il cartone in TV. Mi piaceva moltissimo ed è un manga perfetto per chi ama le corse. Vorrei essere proprio come lui”.

Ecco, in lui rivedo questo personaggio Anime, che impara e si fa spazio nel mondo della F1 imparando dai veterani come Alonso, ritornato ieri nel Circus con l’Alpine, ed è come se Yuki si facesse largo tra le monoposto urlando spostarsi, perché il Capeta della Formula1 è qui.

Ultima modifica il Lunedì, 29 Marzo 2021 19:15
Matteo Linarello

Studio Scienze della Comunicazione, gioco a baseball da quando ero “cinno” e possiedo una fede multi-sportiva legata alla mia città: Bologna.
Mi piace lo sport in tutte le sue angolazioni: vederlo, praticarlo e raccontarlo.