L'Alfa Romeo 183T di De Cesaris esposta al Museo Casa Enzo Ferrari L'Alfa Romeo 183T di De Cesaris esposta al Museo Casa Enzo Ferrari Foto Claudio Fargione

Il personaggio della settimana – De Cesaris, velocità senza compromessi

Scritto da  Mag 24, 2021

 

Non servono tante parole, serve solo fare un passo indietro al 5 ottobre del 2014. Personalmente stavo passando la giornata in pista, con le tante gare nazionali di vetture storiche e moderne che si disputavano a Imola quel giorno. Purtroppo seppi solo la sera del terribile incidente che vide protagonista Bianchi di primo mattino al Gran Premio del Giappone. E solo il giorno dopo seppi di un’altra tragedia che coinvolse uno dei piloti del Circus anni Ottanta lontano da un circuito, ma sempre con lo stesso triste epilogo. Lo svincolo per la Bufalotta era un nome qualunque tra le mille uscite sul Grande Raccordo Anulare, ma imparai a conoscerlo perché in quel punto, in sella alla sua moto, perse la vita Andrea De Cesaris.

Tre lustri in Formula 1

Non era uno di quei piloti che avevano passato secoli sulle piste, ma per un decennio e mezzo era stato presenza fissa sulle griglie del mondiale di Formula 1 ritirandosi a 35 anni, quando non trovava più un volante che gli permettesse di correre a buon livello. Senza dimenticare come la voglia di rischiare ancora fosse venuta meno al termine di una stagione 1994 che aveva sottolineato drammaticamente il problema sicurezza. Era stato precoce in tutto il “Decio”, sfiorando il titolo in Formula 3 inglese a 20 anni, vincendo la sua prima gara in Formula 2 a 21 ed esordendo poco dopo in Formula 1 al volante dell’Alfa Romeo alle dipendenze del mitico ingegner Chiti come sostituto di Brambilla negli ultimi 2 GP della stagione 1980.

La spettacolare battaglia tra De Cesaris e Lauda a Long Beach nel 1982 (f1junkie08 su YouTube)

Da Zeltweg a Faenza

In seguito sarebbero arrivati 15 anni vissuti pericolosamente indossando la tuta di ben 10 scuderie differenti (quasi mai competitive) rendendosi protagonista di prestazioni incredibili con vetture improbabili da un lato e di un esagerato numero di incidenti dall’altro. Due eventi tra tutti vanno ricordati: l’incredibile quarto posto ottenuto nel Gran Premio degli Stati Uniti 1988 a Detroit con la meteora tedesca Rial e il terrificante incidente in Austria nel 1985 con la Ligier. A Zeltweg il volo che danneggiò l’ennesimo telaio fece infuriare il suo principale Guy Ligier che gli fece disputare solo la gara successiva in Olanda decurtandogli lo stipendio per i danni causati alla scuderia con i suoi incidenti. Inevitabile il successivo cambio di squadra per il romano che, dopo avere corso il rischio di restare appiedato, giunse nella Motor Valley accordandosi con la Minardi per la stagione ’86.

Il terrificante incidente di De Cesaris a Zeltweg nel 1985 (Formula 1 Amarcord su YouTube)

Una vita al massimo

Non era tipo da compromessi De Cesaris. Nè nella vita, nè quando si trattava di spingere sull’acceleratore. Ma non si trattava nemmeno di un pilota “con la valigia” come tanti. Il fatto di essere figlio di un rivenditore di tabacco ben inserito in quel mondo gli garantì l’appoggio della Marlboro per l’intera carriera, ma la velocità istintiva garantiva per lui insieme al carattere indomito, nonostante i tanti incidenti. Anche fuori dall’abitacolo Andrea non era tipo da compromessi: era un istintivo e un appassionato che smessi i panni del pilota da corsa acquistò addirittura una casa alle Hawaii per dedicarsi alla passione del windsurf che praticò ad alti livelli. Ma anche la passione per i motori non gli fece difetto. Nonostante dopo l’addio alla F1 non avesse più disputato una corsa, il 13 novembre 2005 a Kyalami ritornò a correre nella Grand Prix Masters, la gara evento che vide al via i vecchi campioni della Formula 1 alla guida di vetture Reynard tutte uguali. Quel giorno Andrea finì quarto e il suo casco bianco col tricolore diagonale sul lato non si sarebbe più visto su nessuna pista. Avrebbe guidato solo delle moto, sia da cross che stradali. Fino a quel giorno sullo svincolo della Bufalotta, ancora a tutto gas. Ciao “Decio”.

 

Ultima modifica il Martedì, 15 Febbraio 2022 11:12
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.