Carspillar – Lamborghini Countach LP400S: evoluzione naturale

Scritto da  Giu 29, 2021

Percorso inverso

Di norma sono i clienti che decidono la validità di un modello proposto da una casa. Ma ci sono alcuni casi, rarissimi e preziosi, in cui è proprio la passione di un cliente a modificare i programmi di un costruttore. Di questa seconda specie fa parte di sicuro la Lamborghini Countach LP400S, figlia naturale dei tre specialissimi “giocattoli” che Walter Wolf aveva fatto preparare per sé. Ma andiamo con ordine e andiamo nella Motor Valley nell’anno di grazia 1978.

  

La vista 3/4 posteriore esalta ancora di più le carreggiate allargate della Countach LP400S (Bonhams - RM Auctions)

Momenti difficili

Dopo il passaggio di proprietà dal fondatore Ferruccio agli imprenditori svizzeri Rossetti e Leimer, la Lamborghini entrò in una grave crisi che ne minacciava la stessa esistenza. La Countach LP400, vettura che aveva stupito il mondo con la sua audacia stilistica ed i contenuti tecnici d’eccezione, stava iniziando a subire il contrattacco della concorrenza. Inoltre non aveva ancora ottenuto l’omologazione per sbarcare in un mercato che l’avrebbe accolta entusiasticamente come quello americano. Se a ciò si sommano il fiasco del fuoristrada Cheetah e l’inspiegabile decisione di non investire più sui modelli a motore anteriore, si comprende bene come la situazione economica della casa del Toro fosse molto compromessa. Non si poteva fare altro che concentrare tutti gli sforzi sulla sola Countach, cercando di migliorarla. Ma per la ricerca e lo sviluppo le risorse scarseggiavano e la situazione sembrava senza via di uscita. Eppure stava arrivando un insperato aiuto dall’esterno.

La Countach LP400 non è mai stata omologata per il mercato americano (DriveTribe)

Lupi famelici

In Lamborghini infatti si era seguita con attenzione la gestazione ed i collaudi delle Countach “Wolf Edition”, ovvero le tre biposto che l’imprenditore austro-canadese aveva fatto sviluppare sotto la supervisione dell’ingegner Dallara. Visti i risultati incoraggianti ottenuti con queste vetture, a Sant’Agata decisero di applicare le migliorie sperimentate con successo per Wolf direttamente alle vetture della casa. Nacque così la seconda serie della già mitica Countach: la LP400S.

Una Countach LP400S S1 del 1979 con montato l'alettone posteriore offerto come particolare opzionale (Ahmed Qadri - RM Auctions)

Esordio ginevrino

Mostrata al mondo al Salone di Ginevra 1978 accanto alla terza Countach di Wolf, della quale poteva quasi definirsi una “gemella eterozigota”, la nuova nata racchiudeva in sé evoluzioni tecniche ben più ampie della semplice aggiunta di una consonante al nome. La prima modifica fu l’applicazione di una gommatura molto più generosa: pneumatici Pirelli P7 larghi 205 mm all’anteriore e 345 al posteriore montati su cerchi da 15” diventarono le “calzature” standard per la vettura. L’allargamento dei canali fu ovviamente bilanciato dal contemporaneo allargamento della carrozzeria, con generosi parafanghi che andavano a vestire i passaruota maggiorati. L’assetto era stato ribassato per migliorare il comportamento dinamico della vettura con l’applicazione di un apposito kit di sospensioni, mentre l’anteriore era stato reso più stabile con l’applicazione di uno spoiler. Il generoso alettone a delta montato al posteriore sulle Countach di Wolf non era invece stato riportato come parte standard sulle vetture della casa. L’unico particolare tecnico invariato era il motore, sempre il noto V12 da 3.929 cc capace di 375 CV alimentato dai consueti carburatori Weber doppio corpo da 45 mm. Infine, particolare estetico non trascurabile, spariva lo scasso sul tetto tipico delle LP400 decretando la fine delle Countach “periscopiche”.

Spioler e parafanghi allargati hanno reso ancora più cattiva la linea Countach LP400S : una belva pronta a mordere (LamboCARS.com)

Una e trina

Così ribassata ed alleggerita, la LP400S mostrò subito caratteristiche molto più adatte ad un uso “ludico” in pista che non all’impiego su strada, dove la scarsa altezza da terra ed il generoso spoiler anteriore costringevano il guidatore a prestare grande attenzione ad ogni minima asperità del fondo. Anche l’abitabiltà non poteva definirsi ottimale per un utilizzo quotidiano. Il bassissimo padiglione infatti offriva poco spazio alle teste dei passeggeri, specie quelli con qualche centimetro in più di altezza. Vennero così realizzate tre serie successive di LP400S, identificate come S1, S2 ed S3. Le prime due sono caratterizzate da assetto e tetto ribassati e distinguibili tra loro per i cerchi Campagnolo in magnesio, modello Bravo per le S1 e lisci per le S2. Le S3 invece vennero “addomesticate” con l’applicazione di un assetto meno estremo e più adatto all’uso “civile”, mentre il tetto venne alzato in modo da rendere più fruibile l’abitacolo agli occupanti di tutte le taglie. Negli ultimi esemplari anche il propulsore subì le alcune modifiche: venne infatti reso più docile con l’impiego di carburatori Weber doppio corpo da 40 mm che ridussero la potenza a 353 CV a 7.500 giri/min. Le LP400S complessivamente prodotte furono 23, di cui solo 50 in versione “S1”, nell’arco di quattro anni difficilissimi per la casa di Sant’Agata, finita nel frattempo in amministrazione controllata. In quel periodo a reggere in piedi il delicato equilibrio della Automobili Lamborghini fu proprio la LP400S, oggetto ancora oggi raro e desiderato ma anche reperibile. A patto che abbiate a disposizione oltre 500.000 Euro per soddisfare i vostri desideri.

In queste immagini una Lamborghini Countach LP400S sfreccia su strada. Una meraviglia immutata a distanza di decennni

Ultima modifica il Martedì, 13 Luglio 2021 18:23
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.