CARLOS REUTEMANN – La solitudine di un pilota triste

Scritto da  Lug 08, 2021

 

 

All'età di 79 anni si è spento nella sua Santa Fe Carlos Reutemann, ex pilota della Scuderia Ferrari. Era stato operato due anni fa per un tumore al fegato. Le sue condizioni non erano stabili da un po’ e il suo momento per entrare nel regno dei cieli era ormai arrivato. Noi di Motorvalley, oggi, volevamo raccontarvi la storia di un grande pilota di Superbike, ma la notizia ci ha scosso molto e quindi abbiamo deciso di raccontarvi la storia di un uomo che ha sofferto tanto, ma che ha anche lasciato un segno indelebile nella storia del motorsport. 

LOLE. Cosi lo chiamavano fin da bambino, per quella sua passione smisurata verso gli animali e soprattutto verso i maialini - "los lechones", che però lui a tre anni storpiava in "Lole-chones". La sua storia è una storia di viaggi e di immigrazione: in tutti i sensi. La sua famiglia, di chiare origini tedesche, educa il piccolo Carlos, nato nel 1942, con grandi dosi di umiltà e sacrificio. La sua natura competitiva resta estranea al suo nucleo famigliare, e così fin dall’adolescenza inizia a correre con le automobili. Il suo idolo non può che non essere uno solo, il più grande argentino dopo quel Leo che vive a Barcellona ed “el Diego”: Juan Manuèl Fangio. Incomincia l'attività con vetture turismo e diventa ben presto il più promettente pilota sudamericano nei campionati nazionali: i successi gli consentirono di essere scelto dall'Automòvil Club Argentino che lo sponsorizza per una stagione in Europa. Grazie a queste spinte, meritate e sudate per 30 anni, ottiene una wildcard per gareggiare nel Gran Premio d’Argentina del 1972: in prova ottiene una clamorosa pole position, diventando la prima wildcard della storia a guadagnare la prima casella in griglia di partenza. In gara, però, deve accontentarsi di un settimo posto finale. Grazie a questa prestazione ottiene un contratto con la Brabham. Con la scuderia di Milton Keynes corre fino al 1976, ottenendo la sua prima vittoria nel Gran Premio del Sudafrica del 1974 e conseguendo altri tre successi negli anni successivi.

Per un ragazzotto di Santa Fè, che ha iniziato la carriera a 30 anni, correre con la Ferrari può solo essere un sogno. E vuoi perché Lauda rischia di morire alla Nordschleife, vuoi che qualcuno dall’alto – Enzo Ferrari - ha visto le sue potenzialità, ma Carlos a 34 anni esordisce con la rossa nel tempio della velocità: Monza.

Carlos sarebbe dovuto essere il cambio di Lauda, ma, come tutti sappiamo, Lauda torna in tempo record a guidare quella vettura maledetta. Reutemann diventa così compagno del grande Niki. Lo diventa anche nel 1977, quando Enzo gli conferma il posto in Ferrari. Carlos vince subito in Brasile, facendo vedere le sue grandi qualità, ma Lauda riprese il sopravvento, conquistando prima tante grandi vittorie, poi il mondiale.

GAUCHO TRISTE. Da sempre in Formula 1 esiste un primo pilota ed un secondo pilota (alle volte anche un terzo ed un quarto, ma questi casi sono rari al giorno d’oggi). Carlos da quando è in Ferrari è sempre stato secondo, ma seppur facendo grandi gare, la carta d’identità diceva 36 anni. La squadra gli affida per questo motivo, un ruolo da protagonista nel 1978. Gli viene messo accanto il giovane Gilles Villeneuve, e Carlos si fa onore vincendo quattro Gran Premi (Brasile a Jacarepaguà; Stati Uniti Ovest a Long Beach; Gran Bretagna a Brands Hatch e Stati Uniti Est a Watkins Glen). Termina quel mondiale al terzo posto dietro alle spaventose Lotus di Andretti e Peterson, che non lasciano niente per strada. Nel complesso fu probabilmente la sua stagione più bella ma nonostante tutto, proprio in quella stagione fu coniata l’espressione “Gaucho triste”: un modo di dire che esprime gli alti e bassi di un uomo sempre pronto a vincere grazie al suo talento, ma con una testa troppo fragile per farlo. Enzo Ferrari, un uomo che ammirava il coraggio di Carlos, spende tante parole nei suoi confronti, ma una frase viene ricordata ancora oggi. “Carlos è un pilota tormentato e tormentoso”. Perché Carlos era così: alternava grandi prestazioni a prestazioni di dubbio gusto.

UN SOLO FANGIO. Di Fangio ce ne sarà sempre solo uno. Lo sappiamo benissimo. Anche se in pochi lo hanno visto, le sue gesta verranno tramandate di generazione in generazione, sfiorando il mitologico. Per Reutemann la faccenda sarà un po’ diversa e tutto questo per via di un semplice teorema: Fangio cambiava e vinceva, mentre Carlos cambiava e perdeva. Non c’è nulla di male nell’arrivare secondi, ma se sei un pilota essere secondi vuol dire essere il primo degli sconfitti e questo Carlos lo sa benissimo. Nel 1979, cambia per la Lotus, che aveva appena dominato il mondiale. Ma la squadra non è quella dell’anno prima e men che meno lo è la vettura. Il risultato finale è tremendo e porta Reutemann a cambiare ancora in favore di Sir Frankie Williams.

La squadra era quella giusta, ma il pilota non era quello di qualche anno prima: Carlos corre una buona stagione, vincendo anche a Montecarlo, ma fu il suo compagno di squadra Alan Jones ad aggiudicarsi il titolo grazie a diversi trionfi cruciali nel corso della stagione. Fu così che Lole, consapevole di una carriera in via di conclusione, si schiera alla stagione 1981 voglioso e carico di prendersi lo scettro mancante. Un titolo mondiale che gli consentirebbe di chiudere all’apice una carriera luminosa e talentuosa. In quella stagione guida sempre la Williams, ma il suo spirito latino lo porta a ribellarsi allo status non ufficiale di seconda guida e, in Brasile, supera il compagno Alan Jones, ignorando gli ordini dai box e andando a vincere un Gran Premio controverso. Il fatto destabilizza il team e lo stesso Frankie Williams non riesce più a controllare la situazione. I due piloti diventano nemici e separati in casa. Reutemann, grazie ad un’altra vittoria a Zolder e numerosi sul podio piazzamenti, si ritrova in testa al mondiale, lottando con il giovane brasiliano Nelson Piquet che guidava quella Brabham, che tanto aveva dato a Carlos. Ma che tanto gli toglierà. Nelle ultime gare, infatti, si consuma il dramma sportivo. Alan Jones, scocciato dal suo compagno di squadra le prova tutte per rovinargli la stagione e il vantaggio di Carlos rimane ad un solo punto, prima dell’ultima gara a Las Vegas.

In quella gara si rivede il pensiero di Enzo Ferrari: un pilota tormentato e tormentoso. Durante le prove Carlos conquista la pole che potrebbe portarlo alla conquista del suo titolo mondiale. Ma in gara qualcosa cambia. Durante tutto il warm-up Carlos entra in crisi. I fantasmi di tutta una carriera gli tolgono serenità e lucidità. In gara va anche peggio dove via via viene superato da tutti e conclude nono, un risultato che non basta perché piquet con il suo quinto posto vince il campionato per un solo punto.

Oggi Carlos non c’è più. Ci ha lasciato dopo una lunga guerra contro sé stesso. Come sempre ha fatto del resto. Ma a noi piace pensare che questa battaglia non l’abbia persa, ma che Carlos sia riuscito a convivere con il mondo che lo circonda. Senza tormenti e senza paura. E se fosse riuscito a capirlo prima, forse ora parlavamo di un’altra cosa. Descansa en paz Gaucho!

Ultima modifica il Martedì, 13 Luglio 2021 18:18