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Pop&Sport - Olimpiadi, letto anti-sesso? Teoria interessante, ma fake news!

Scritto da  Ago 02, 2021

Quella del 2021 è un’estate ricca di sport: dopo gli Europei di calcio, è tempo anche per le altre discipline di prendersi il loro palcoscenico, grazie ai Giochi Olimpici. Ormai siamo nel pieno delle Olimpiadi e come sempre l’Italia regala sempre delle soddisfazioni, soprattutto per i record, come le medaglie storiche di Casarini e Rodini nel canottaggio femminile e il record europeo di 9’ 80” del velocista Marcell Lamont Jacobs. Quello che aiuta sicuramente i nostri atleti, oltre al duro allenamento al quale si preparano per essere così forti, è il sonno. Ciò che ha fatto molto parlare di queste Olimpiadi, oltre all’emergenza coronavirus che attanaglia il Giappone, è stato proprio il letto sul quale gli atleti di tutte le Federazioni dormono.

Tutto è iniziato con un semplice tweet del fondista statunitense Paul Chelimo, qualche giorno prima del suo insediamento in “Casa USA”: “I letti messi nel Villaggio Olimpico di Tokyo saranno realizzati in cartone, questo è finalizzato ad evitare l'intimità tra gli atleti. I letti saranno in grado di sopportare il peso di una sola persona per evitare situazioni al di là dello sport”. Poi conclude sarcasticamente: “Non vedo alcun problema per i fondisti, possiamo farlo anche in 4”. 

La verità è che… beh, in realtà in ciò che ha detto Chelimo non c’è niente di vero, anche se rimane un’ottima supposizione. I letti, secondo quanto riportato da Wired, sono stati costruiti in cartone in modo da essere più sostenibili e completamente riciclabili: il suo peso ridotto riduce le emissioni di Co2 legate alla fase di trasporto e il materasso in fibre di polietilene può essere riciclato all’infinito. La scelta di questo particolare, ma geniale, letto è stata fatta dal Comitato Internazionale Olimpico ben prima dello scoppio della pandemia, nell’autunno 2019. 

Ciò che però rende interessante questa teoria è proprio la supposizione che il letto in cartone sia stato realizzato per limitare l’intimità tra gli atleti. Questa idea viene appunto dalla sua mentalità da sportivo: chi ha fatto o sta facendo uno sport agonistico lo sa, da sempre si dice che “il sesso sia dannoso per la prestazione sportiva”. Le teorie sono tante, ma secondo un esperimento condotto da Brooks, nota marca di scarpe da running, avere rapporti sessuali prima di una competizione fa sempre bene, specialmente alle donne. Per un’atleta il rilassamento è fondamentale per liberare la mente dalle pressioni psicologiche e il sesso è davvero una tecnica di rilassamento efficace, poiché un orgasmo porta più dopamina, endorfina e ossitocina nel corpo. Anche se, sempre secondo lo studio “Brooks Labs: Love Facts”, non farebbe del tutto bene agli uomini, visto che chi ha rinunciato al sesso durante la sperimentazione sarebbe andato mediamente 10 secondi più veloce di quelli reduci da una notte di passione. 

Comunque sia, non è obiettivo degli organizzatori dei Giochi quello di far evitare l’intimità tra gli atleti, nemmeno in periodo di Covid. Anzi, come da tradizione, il CIO ha distribuito ai partecipanti 160mila preservativi che, tra parentesi, sono molto meno rispetto a quelli di Rio 2016: 450mila in totale, 42 a testa per ogni atleta. Condom che, come ci ha mostrato l’atleta australiana Jessica Fox, può essere utilizzato diversamente dal metodo più tradizionale, usandolo come supporto improvvisato per aggiustare la canoa e vince addirittura l’oro nello slalom K1. 

Inoltre, è sbagliato anche ciò che il fondista americano dice sulla resistenza del letto prodotto da  Airweave: secondo l’azienda nipponica, la struttura in cartone riesce a resistere fino a 200 chili. La prova del nove sulla sua reale resistenza è arrivata da un’altro atleta partecipante alle Olimpiadi, il ginnasta irlandese Rhys McClenaghan, che ha pubblicato su Twitter un video in cui salta sul proprio letto mostrando che non si rompe, chiarendo l’intera faccenda come una “fake news”.

 

Fonte: wired.it - adnkronos.com - scienzemotorie.com 

Matteo Linarello

Studio Scienze della Comunicazione, gioco a baseball da quando ero “cinno” e possiedo una fede multi-sportiva legata alla mia città: Bologna.
Mi piace lo sport in tutte le sue angolazioni: vederlo, praticarlo e raccontarlo.