Pop&Sport - Cosa hanno in comune lo Spezia Calcio, le poltrone e il motocross? Acerbis! nssmag.com

Pop&Sport - Cosa hanno in comune lo Spezia Calcio, le poltrone e il motocross? Acerbis!

Scritto da  Ago 30, 2021

Cosa hanno in comune lo Spezia Calcio, una poltrona e il motocross? Apparentemente niente, se non per una cosa, o meglio un nome: Acerbis. Questo marchio lo potete trovare al centro del petto nella divisa dello Spezia, ma anche sulle tute dei motociclisti ed è il nome di un uomo che si è fatto tutto da solo, ovvero Franco Acerbis. Partito dal suo garage, come tutte le grandi multinazionali di oggi, tipo Jeff Bezos con Amazon e Steve Jobs con Apple, Acerbis dal 1973 ad oggi è riuscito a gestire tre settori completamente opposti in un unico punto di forza, registrando un fatturato da 50,31 milioni di euro nel 2018. 

Ma chi è Franco Acerbis e come e nato? Franco Acerbis è un motociclista di lungo corso, un grande appassionato che conosce alla perfezione tutti i bisogni dei guidatori. Nei primi due anni di vita rivoluziona il mercato con il suo parafango in resina termoplastica, creato appositamente per proteggere il pilota dagli schizzi di fango. Due anni dopo la sua nascita, quindi, il brand di Bergamo era già all’apice del successo, collaborando con i marchi migliori e imponendosi tra i migliori nel panorama mondiale. Oltre ai parafanghi, Arcebis è riuscito a specializzarsi anche nei serbatoi in plastica, ritenuti fino ad allora un problema, oltre che rischiosi. Ma Franco è riuscito a fare questo ed altro, come ha raccontato a PrimaBergamo e riportato poi anche da nssmag.com: “feci i primi collaudi: salii sul terrazzo di casa, al terzo piano, presi un serbatoio in allumino e uno di plastica, li riempii d'acqua e li feci cadere. Quello in alluminio si ruppe, quello di plastica no. Era la strada giusta”.

Dopo aver aperto la storica filiale in America, nel 1985, gli anni ’90 e l’avvento Guido come amministratore delegato dell’azienda del padre segnano l’inizio di una nuova avventura: il brand Acerbis decide di approdare nella produzione di materiale tecnico nel mondo delle due ruote. Allo stesso tempo, però, decide di diversificare i suoi investimenti, senza fermarsi ad un unico sport. Col passare del tempo, l’esperienza e la conoscenza maturate negli anni hanno portato alla creazione di una business unit capace di entrare a gamba tesa anche in altri mercati sportivi. 

Nel 2006, complice la storica vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006, la famiglia Acerbis decide di entrare nel mondo del calcio, ma un passo alla volta: prima realizzando delle maglie e pantaloni con più protezioni per i portieri, sperimentando dei cuscinetti laterali in gradi di attutire meglio le cadute, poi creando l’abbigliamento sportivo che ad oggi conosciamo. Nasce quindi l’Acerbis Football e la prima sponsorizzazione di un club sportivo è avvenuta con l’Albinoleffe, che ai tempi militava in Serie B. Negli anni Acerbis è cresciuta insieme a squadre di media categoria, come l’Alessandria che insieme erano nella storica qualificazione in Coppa Italia a San Siro, con un kit in cui vi era misto tra i colori tradizionali del club e la novità dei disegni. Poi, prima dello Spezia, è stato sponsor anche del Brescia, accompagnandola per quattro anni alla massima serie. Ma l’arrivo in Serie A vero e proprio viene con i liguri, rimanendoci addirittura per due anni di fila.

Oggi l’azienda conta 260 dipendenti, tre sedi ad Albino, in Val Seriana, tre all’estero con la produzione in Repubblica Ceca. La rete distributiva di Acerbis copre 55 paesi in tutto il mondo, offrendo un assortimento di oltre 1.800 prodotti, lanciandosi anche nel volley e rugby. Inoltre, il brand bergamasco ha realizzato le poltrone degli stadi come Juventus Stadium, Olimpico di Roma e degli sky box di San Siro. Nonostante tutto, Acerbis non abbandona le sue origini legate al mondo delle due ruote, collaborando oggi con Aprilia, BMW, Cagiva, Ducati, Honda, KTM, Triumph e Yamaha. 

 

Fonte: nssmag.com - primabergamo.it - wikipedia.org

Ultima modifica il Lunedì, 30 Agosto 2021 19:23
Matteo Linarello

Studio Scienze della Comunicazione, gioco a baseball da quando ero “cinno” e possiedo una fede multi-sportiva legata alla mia città: Bologna.
Mi piace lo sport in tutte le sue angolazioni: vederlo, praticarlo e raccontarlo.