MasterCard Lola: meteora multicolore

Scritto da  Set 28, 2021

I suoi primi quarant’anni

La lunga storia della Formula 1 è costellata di tante meteore. Alcune al volante, altre tra le scuderie, alcune luminosissime ed altre sfortunatamente dimenticate. Proprio queste ultime a volte sono le più affascinanti, specie quando si è molto giovani e la fantasia viene colpita da livree multicolori abbinate a prestazioni improponibili. Un esempio lampante è la MasterCard Lola che apparve nelle prove del Gran Premio di Australia 1997. Giunta alle soglie dei quarant’anni di vita, la Lola Racing Cars aveva deciso di farsi un regalo e scendere in pista in prima persona, dopo avere iniziato un attività di successo come costruttore senza un proprio team ufficiale. 

Valido staff tecnico, piloti vogliosi di ben figurare e ricco sponsor: non sembrava mancare nulla alla Lola per l'esordio in F1 (HotCars - Sconosciuto)

Laboratorio di idee

Partita con la produzione di piccole vetture sport e Formula Junior, la casa inglese poteva vantare una lunga tradizione nella massima formula a partire dal 1962, ma sempre realizzando vetture portate in pista da squadre private o realizzando telai per altri costruttori (vedi alla voce Honda). Dopo la disastrosa esperienza del 1993 con le T93/30 motorizzate Ferrari gestite in pista dalla Scuderia Italia per Michele Alboreto e Luca Badoer, “patron” Eric Broadley stabilì che la Lola avrebbe sfidato i grandi costruttori nella massima formula senza scuderie private a fare da tramite. Era il 1994, la casa di Huntington vantava grandi esperienze in quasi tutte le maggiori categorie dello sport automobilistico ed una storia sufficiente a rimettersi in gioco al più alto livello. Nacque così una prima vettura, la T95/30. Si trattava di una monoposto laboratorio che scese in pista sul circuito di Silverstone in diversi test tra il 1994 ed il 1995 con alla guida Allan McNish. Spinta da un Ford Cosworth e gommata dalla Goodyear, la monoposto inglese venne progettata da Julian Cooper e Chris Saunders, tecnici di provenienza Benetton e Williams. Le forme di telaio ed aerodinamica vennero definite utilizzando la galleria del vento al 40% del Cranfield Institute.

Allan McNish in pista a Silverstone con la Lola T95/30: un laboratorio tecnico viaggiante per l'esordio in F1 (Motordiction - Sconosciuto)

Uno sponsor impaziente

I progetti della squadra stavano diventando sempre più ambiziosi e prevedevano anche la realizzazione del propulsore in una fase successiva, mentre la solida base tecnica convinse marchi importanti a garantire la copertura economica al progetto. Ad essere attratto fu soprattutto un colosso della finanza come la MasterCard. La dirigenza del marchio decise di trasformare le vetture della casa inglese in enormi carte di credito blu-giallo-rosse su quattro ruote. Tutto sembrava andare alla grande per il progetto Lola tranne un particolare: nei programmi iniziali l’esordio nel Campionato del Mondo era previsto per la stagione 1998, ma lo sponsor iniziò a premere per un debutto immediato. Si era giunti ad ottobre 1996 ed i finanziatori non sentirono ragioni: la Lola doveva esordire nel 1997 e con pochi tentennamenti. La scelta per i piloti cadde sul brasiliano Ricardo Rosset e su una coppia "made in Motor Valley" come quella formata dal forlivese Vincenzo Sospiri e dal sassuolese Andrea Montermini (nel ruolo di collaudatore che aveva già svolto per la Scuderia Ferrari). La Ford avrebbe fornito i motori e gli pneumatici sarebbero stati garantiti dall’esordiente Bridgestone. Venne rapidamente organizzato anche il lancio in grande stile della squadra, con una presentazione tutta colorata dallo sponsor in quel di Londra. 

Rosset e Sospiri salutano il pubblico di Melbourne nella parata ante-gara (DeviantArt - Sconosciuto)

L’esordio affrettato

Le pressioni della Mastercard, avvezza più ai tempi della finanza che non a quelli della Formula 1, non tennero conto del periodo ridottissimo lasciato allo staff tecnico della casa inglese per la realizzazione della nuova vettura, la T97/30. Dalla decisione di esordire a Melbourne all’effettiva partecipazione in gara sarebbero trascorsi circa sei mesi, mentre nella programmazione della casa si stava ragionando su un tempo pari al triplo. Le vetture, per forza di cose estremamente convenzionali ed un po’ voluminose, vennero costruite nella massima fretta. La sperimentazione in galleria del vento non venne terminata e dell'indispensabile programma di prove in pista non se ne parlava neppure. Si doveva partire così, “alla bersagliera” per dirla fantozzianamente.

Linee convenzionali e pance generose: si presentavano così le Lola T97/30 al loro esordio (Enrico Fuscà su Pinterest - Sconosciuto)

Uno sponsor generoso, anzi no

La coppia di piloti sembrava ben assortita: Sospiri era giovane e velocissimo, già campione della Formula 3000 Internazionale nel 1995 e collaudatore della Benetton l’anno successivo. In Lola ritrovava Ricardo Rosset, suo compagno di squadra nella categoria cadetta. Quest’ultimo, infinitamente meno veloce e talentuoso dell’italiano, poteva vantare già un anno di esperienza in Formula 1 con l’Arrows, oltre ad un cospicuo tesoretto di sponsor personali. Quest’ultima dote per la squadra valeva ben più delle capacità al volante. Potrà sembrare singolare che davanti a una sponsorizzazione così massiccia la Lola fosse alla ricerca di piloti paganti, ma la realtà come sempre era più complessa dell’apparenza. Il contratto con la MasterCard infatti non prevedeva un ingresso diretto di capitali freschi nelle casse della squadra, o almeno non totalmente. L’accordo stipulato prevedeva che al team sarebbe andata una percentuale dei ricavi ottenuti dal lancio di una speciale carta F1 proposta sul mercato con la speranza di attrarre nuovi risparmiatori. Un sistema sicuramente innovativo ed un po’ audace che accompagnato ad una preparazione frettolosa fu il punto di partenza per un’esperienza fallimentare.  

La sponsorizzazione MasterCard donava alle Lola una livrea indimenticabile ma non la liquidità necessaria (MasterCard Lola F1 su Twitter - Sconosciuto)

Un’ apparizione imbarazzante

Il neonato team si presentò al via del Mondiale 1997 sul circuito cittadino di Melbourne ed i piloti si resero subito conto che non vi era la minima possibilità di tirare fuori qualcosa di buono da quella vettura assemblata in quattro e quattr’otto. Nelle prove libere le Lola, che in pratica stavano effettuando la loro prima prova in pista, viaggiavano a circa dieci secondi di distacco dai primi. Arrivati alle qualifiche i responsi furono anche peggiori. Non solo i tempi dei primi erano a distanze siderali da quelle della Lola ma lo stesso limite per la qualificazione, fissato al 107% della miglior prestazione, restò una specie di miraggio per la coppia italo-brasiliana. Al termine della sessione del sabato pomeriggio i risultati furono i seguenti: Sospiri 1’40″942, distacco dalla pole 11″603, Rosset 1’42″086, distacco 12″717. Il tempo massimo venne fissato a 1’35″624: si parlava di un altra categoria. Uno scarto decisamente eccessivo anche per la sempre magnanima FIA, pronta ad ammettere al via anche i non qualificati nel nome di qualche buona scusa che permettesse di offrire alle emittenti televisive una griglia di partenza più nutrita e visibilità agli sponsor. La presenza delle Lola in gara era già vista come un elemento di pericolo sia per i due malcapitati piloti della squadra che per gli altri impegnati in gara.

Un raro filmato delle libere del Gran Premio d'Australia 1997 con le Lola T97/30 impegnate in pista (user su YouTube)

Stop ai finanziamenti!

Non solo la Federazione Internazionale vide la performance della Lola come eccessivamente imbarazzante. Purtroppo per la casa di Huntington anche lo sponsor principale fu della stessa opinione e non ci pensò molto prima di ritirare l’appoggio al team con una scelta di tempo decisamente azzeccata. La comunicazione da parte della MasterCard avvenne il mercoledì precedente alla disputa della seconda gara stagionale in Brasile. Tutto il personale della indebitatissima scuderia si trovò nell’impossibilità di scendere in pista quando ormai si trovava già a Interlagos, trasformandosi in un semplice gruppo di spettatori privilegiati.

 

Sospiri imbocca la corsia box a Melbourne: un' immagine simbolo dell'avventura Lola MasterCard (Giornalemotori - Sconosciuto)

Un’unica squadra, destini diversi

Questo finale all’apparenza grottesco fu il preludio ad un momento drammatico della storica casa inglese. Al di là dell’immediato ed inevitabile ritiro dal campionato, i debiti accumulati nei mesi di febbrile lavoro in vista del debutto australiano portarono la Lola sull’orlo del fallimento. L’eventualità fu scongiurata solo grazie all’intervento dell’imprenditore irlandese Martin Birrane, proprietario del circuito di Mondello Park. Quest’ultimo assicurò la prosecuzione dell’attività al di fuori della Formula 1 e la sopravvivenza stessa della casa. Vincenzo Sospiri, nonostante un indiscutibile talento, non ebbe mai più la possibilità di tornare al volante di una vettura della massima formula. Il forlivese ricostruì con successo la sua carriera prima sugli ovali della IRL, poi nelle gare riservate alle vetture sport con la Ferrari 333 SP prima di fondare la sua Vincenzo Sospiri Racing e cogliere numerosi successi nelle formule e nel Super Trofeo Lamborghini. Rosset invece, grazie ai suoi sponsor, trovò un volante anche l’anno successivo in Tyrrell. Purtroppo per lui a renderlo indimenticabile tra gli appassionati non furono le prestazioni quanto piuttosto gli errori imbarazzanti. Della MasterCard Lola invece esistono poche immagini ed i ricordi di una lentissima meteora multicolore, uno degli ultimi lampi di romanticismo nella Formula 1 sempre più ricca, esclusiva ed Ecclestoniana di fine anni Novanta.

Il talento di Vincenzo Sospiri avrebbe trovato soddisfazioni lontano dalla Formula 1 dopo la delusione con la Lola MasterCard (F1 1997 su Twitter - Sconosciuto)

Ultima modifica il Giovedì, 07 Ottobre 2021 17:06
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.