Mario Lega in sella alla Morbidelli VR250 precede la Yamaha di Roberts Mario Lega in sella alla Morbidelli VR250 precede la Yamaha di Roberts wxat gp500 su Twitter - Sconosciuto

I racconti del commissario – Morbidelli, da un hobby al mondiale

Scritto da  Nov 19, 2021

Un giovane operoso

L’Italia del boom economico era un’enorme pentola in continua ebollizione. Soprattutto era un terreno fertile per chi, con capacità ed intraprendenza, era pronto a mettersi al lavoro per crearsi una propria strada. Di questa schiera faceva parte un giovane nato ai confini della Motor Valley, in quella Pesaro dove la Romagna per lingua e tradizioni si incunea in un territorio politicamente marchigiano. Era contadino di famiglia quel ragazzo, ma dopo avere studiato in una scuola professionale aveva affinato, da apprendista, notevoli capacità nella meccanica. Dopo un’esperienza all’Enel decise di mettersi in proprio, dando vita ad un laboratorio di riparazione per macchine per la lavorazione del legno, passando poi a realizzarne di proprie. Le doti non gli mancavano ed in un territorio dove l’industria del mobile stava esplodendo gli affari andarono subito bene. Il suo nome? Giancarlo Morbidelli. La sua vera passione? Le moto.

Un giovane e sorridente Giancarlo Morbidelli (ANSA - Sconosciuto)

Costruttore per passatempo

Appena consolidati i conti della sua impresa, Giancarlo iniziò ad acquistare moto d’epoca arrivando a creare negli anni una splendida collezione. Ma non si limitò alle storiche. All’interno dell’azienda costruì anche una piccola officina dedicata solo alla meccanica motociclistica, dove per puro diletto si dedicava in prima persona alle modifiche di motori e telai. Le poche gare di regolarità disputate da pilota negli anni Cinquanta non le aveva dimenticate ed il fuoco della competizione covava sotto la cenere. Dopo qualche anno Giancarlo ebbe l’idea illuminante: perché non pubblicizzare la sua attività principale con le moto da competizione? Sarebbe stato semplice limitarsi a delle primitive sponsorizzazioni, ma non era nelle sue corde. In breve decise di trasformare la piccola officina in un vero e proprio reparto corse attrezzato per lo sviluppo di moto da gran premio. Era nato un nuovo costruttore: la Morbidelli.

Una Morbidelli 50 cc conservata nel Museo creato dallo stesso Giancarlo (Bike-urious - Sconosciuto)

Piccole moto crescono

Dopo aver modificato un monocilindrico Benelli applicandovi un’alimentazione a valvola rotante e montandolo su un telaio modificato (con buoni risultati in gara), a fine 1968 Giancarlo diede il via all’attività vera e propria di costruttore. Si dotò di strutture idonee e poté avvalersi di un pilota e collaudatore esperto come Franco Ringhini, strappato alla Guazzoni. In breve venne realizzata la prima Morbidelli, una 50 cc da Gran Premio, che avrebbe esordito a Imola con Lazzerini. Ma, si sa, l’appetito vien mangiando. Specie quello di Morbidelli, che nell’inverno successivo iniziò la costruzione della sua prima 125 cc ed ingaggiò colui che in breve sarebbe diventato un simbolo per la casa pesarese: Gilberto Parlotti. Pilota di indubbio valore, il triestino portò alla casa le sue prime affermazioni: i gran premi mondiali di Brno nel 1970 e di Monza l’anno successivo. Il 1971 fu anche l’anno dei primi titoli: gli italiani di classe 50 con Ieva e 125 con il solito Parlotti. La gioia però durò solo qualche mese: Gilberto infatti perse la vita nel successivo Tourist Trophy e per la piccola Morbidelli fu un colpo durissimo, sia umano che sportivo.

Gilberto Parlotti in gara con la Morbidelli 125 cc  (MotoBlog - Sconosciuto)

Scalata mondiale

L’attività sportiva comunque non si fermò: nelle due stagioni successive una girandola di piloti tra cui Buscherini, Nieto ed il riminese Bianchi si alternò sulle moto pesaresi senza grossi risultati. La svolta sarebbe arrivata dall’ingaggio di un tecnico: Jorg Möller. L’ingegnere tedesco, strappato alla Kreidler, iniziò ad applicare la sua cura e gli effetti furono rapidi e positivi: nel 1975 Bianchi vinse il campionato italiano ed il nuovo arrivato Paolo Pileri fece suo il mondiale, impresa riuscita al riminese nelle due stagioni successive. Nonostante i trionfi il rapporto tra i due piloti non fu sempre idilliaco e gli attriti causarono più di un grattacapo a Möller che, insieme a Bianchi, lasciò Pesaro per accasarsi a Calderara di Reno presso la rivale Minarelli. Ma in casa Morbidelli non esistevano soste. Con i successi nella ottavo di litro erano arrivate anche le richieste di privati che desideravano acquistare le moto pesaresi, ed a tale scopo era stata creata la MBA (Morbidelli - Benelli Armi) figlia di un accordo tra Giancarlo, Paolo Benelli ed Innocenzo Nardi-Dei. Ma questa è un’altra storia.

Il riminese Pier Paolo Bianchi, bi-campione mondiale con la Morbidelli 125 cc, impegnato nel "Motodrom" di Hockenheim (Michelin Motorcycle su Pinterest - Sconosciuto)

L’impresa di Mario

Il reparto corse non limitava la sua attività alle piccole cilindrate: nel 1976 aveva esordito anche una 250 cc bilcilindrica che Pileri aveva portato al secondo posto in Belgio. Il 1977 doveva essere l’anno in cui raccogliere i frutti dello sviluppo della “VR 250” ma in prova al Salzburgring il ternano cadde procurandosi un infortunio che lo avrebbe allontanato dalle piste per mesi. A quel punto Giancarlo Morbidelli doveva cercare un sostituto e lo trovò a Lugo di Romagna, dove un pilota da poco rimasto senza ingaggio sembrava rassegnato a dedicarsi solo al lavoro di operaio per la SIP. Si chiamava Mario Lega e quando ricevette la chiamata del costruttore pesarese non ci pensò molto per accettare l’offerta. Da lì iniziò la storia di una stagione che si tramutò in favola sportiva. Senza preparazione e dedicandosi alle corse solo come seconda attività, il romagnolo infilò ben otto risultati utili consecutivi conditi da cinque arrivi a podio ed una vittoria sul terribile stradale di Opatija in Yugoslavia. Credeteci o no, a fine anno Mario da Lugo entrò nella storia portando alla Morbidelli il trionfo mondiale nella classe 250.

La Morbidelli non lasciava ma raddoppiava. Alla 250 si aggiunse la 500 con un nuovo pilota: Graziano Rossi (MotoBlog - Sconosciuto)

Quel matto di Graziano

Il 1978 fu deludente per la Morbidelli, sia nella quarto di litro che nella 350, e nella stagione successiva la formazione cambiò. Si proseguì nella 250 e si portò all’esordio una nuova 500 per la classe regina. Per entrambi gli impegni venne ingaggiato un giovane proveniente dalla generazione tricolore che vedeva Lucchinelli, Ferrari ed Uncini come punte di diamante. Costui di nome faceva Graziano e di cognome Rossi, veniva dalla vicina Tavullia e non si faceva pregare per aprire la manopola del gas. Dopo un avvio stentato le soddisfazioni nella quarto di litro cominciarono ad arrivare: ad un podio in Spagna Graziano fece seguire ben tre vittorie consecutive a Grobnik, Assen ed Anderstorp, iniziando ad assaporare il gusto dell’iride. Peccato che nelle tre gare successive arrivò solo un secondo posto e la prova finale a Le Mans divenne decisiva nella lotta per il titolo contro Ballington e la Kawasaki. Così decisiva che Rossi eliminò i calcoli ed applicò l’unica tattica che conosceva: tenere piegato il polso destro. Con tutti i rischi del caso, perché una caduta lo tolse dalla contesa chiudendo terzo in campionato. Non si poteva saperlo, ma quello fu anche l’ultimo acuto per la Morbidelli. Nel 1980 la casa cedette le sue 250 per concentrarsi, senza risultati, sulla “mezzo litro”. L’attività continuò per altre due stagioni tra mondiale ed italiano alternando in sella Rossi e Pellettier, ma i giorni migliori erano ormai alle spalle.

Il trailer di "Morbidelli - storie di uomini e di moto veloci", il docu-film dedicato alla storia della casa (Jeffrey Zani su YouTube)

Cuore di padre

Giancarlo Morbidelli giunse alla decisione più logica: a fine 1982 chiuse il reparto corse per dedicarsi ad un nuovo impegno sportivo: seguire la carriera da pilota del figlio Gianni, che aveva ereditato la passione per i motori preferendo le quattro ruote alle due. La storia della Morbidelli sembrava chiusa, ma dieci anni dopo vi sarebbe stato un ultimo sussulto: la realizzazione di un prototipo di moto stradale dotata di un motore V8 da 848 cc e caratterizzata da un’innovativa linea firmata Pininfarina. Con una spesa complessiva di quattro miliardi vennero realizzati tre soli prototipi della "850 8V", ben presto diventati pezzi pregiati in musei del motorismo. Giancarlo avrebbe continuato a dedicarsi alle due ruote curando la sua collezione, trasformata anch’essa in museo, fino alla fine dei suoi giorni a febbraio 2020. Ma di certo con lui non si spense quella stella luminosa nel firmamento del motociclismo che portava il nome di Morbidelli.

La Morbidelli 850 8V: l'ultima realizzazione di Giancarlo (Motorcycle Classic - Sconosciuto)

Ultima modifica il Venerdì, 19 Novembre 2021 17:29
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.