KIMI RAIKKONEN – L’ULTIMO IMPERATORE ROSSO Il Blog del Ring

KIMI RAIKKONEN – L’ULTIMO IMPERATORE ROSSO

Scritto da  Nov 24, 2021

 

 

Una domenica ideale per un tifoso ferrarista. Il mondiale sta andando verso la sua naturale conclusione e il cavallino è stato grazie dal “rookie” Lewis nel gran premio precedente in Cina. Di quel 21 ottobre mi ricordo tante cose. Heikki Kovalainen che si siede su una sedia in pista dopo il suo ritiro, oppure il classico “cordiale saluto ai nostri telespettatori da Gianfranco Mazzoni e Ivan Capelli”. Si gira in Brasile e nel giro di 71 giri succede qualcosa che tutto il mondo rosso-Ferrari non si dimenticherà mai. “Kimi you’re a world champion!”

LA STORIA DI ICEMAN. E pensare che quando nel 2001 la Sauber lo mise sotto contratto per il suo esordio in F1, molti storsero gli occhi visto che Raikkonen aveva all’attivo solo ventitré gare, tutte in Formula Renault. Già nel 2000 però Kimi si era fregiato del titolo inglese con ben sette vittorie su dieci gare disputate, cui si dovevano aggiungere due successi nella serie Formula Renault internazionale. Nonostante l’assenza di esperienza in F3 e F3000, Kimi dimostrò che la scelta di Peter Sauber era stata azzeccata: già alla prima gara in Australia, sesto posto e primo punto in cassaforte. Ah però bisogna aggiungere un pizzico di Kimi per rendere la storia meno “sobria”. Il giovane ragazzo delle lande finlandesi per concentrarsi aveva fatto un sonnellino prima del via. Giusto per tenere i battiti sotto i 60, come la sua media in macchina (quasi). Ottenuta la Superlicenza, Kimi disputa poi una stagione eccellente con il decimo posto in classifica di campionato e da qui arriva il primo momento sliding doors della sua vita: la conquista dell’ingaggio con la McLaren.

KIMI E LA SUA PRIMA VOLTA. “Certo che sfiga” però, sei un pilota talentuoso e arrivi in McLaren nell’epoca Ferrari e poi Ferrari-Renault (Alonso), un’epoca con Micheal Schumacher e Fernando Alonso in cima alla scena mondiale. Tutto questo smorza le ambizioni di Kimi che complici i troppi guasti meccanici di quei anni della casa di Woking finisce la prima stagione, nel 2001, al sesto posto. Nel 2003 però sfiora la vittoria, sfumata solo nella resa dei conti di Suzuka con Schumacher e con la sorprendente BMW guidate dal talentuosissimo Juan Pablo Montoya, personalmente il mio pilota preferito di quell’epoca.

Il processo di crescita comunque è evidente perché in quella stagione arriva la prima vittoria in Malesia e ormai i tempi erano maturi perché Kimi potesse diventare un pretendente al Mondiale. Nel 2004 una McLaren poco competitiva condiziona le sue speranze di titolo ma in compenso arriva lo stesso una bella vittoria a Spa-Francorchamps ai danni di Michael Schumacher che comunque vincerà il suo ultimo titolo mondiale. Nel 2005, finisce senza saperlo l’era Schumacher, Raikkonen si gioca il titolo con Fernando Alonso. Viene sempre a mancare la vettura e la fragilità meccanica della McLaren finisce per consegnare il titolo allo spagnolo delle Asturie. Dopo un 2006 ancora condizionato da una McLaren poco affidabile, arriva il lasciapassare di “Kaiser Schumi”. L’erede di Micheal deve essere Kimi e di conseguenza Kimi riceve la chiamata da parte della Ferrari. Il grande momento sta per arrivare

LA PARENTESI ROSSA, GRAZIE KIMI. Il cammino di Kimi con la Ferrari inizia subito con il botto di chi è carico come un bambino al parco giochi. Diventa così il mondiale da “Noi, Loro e Gli altri”. In Australia Kimi timbra hat-trick (vittoria, giro veloce e pole), ma poi una flessione in occasione delle gare europee lo porta lontano dal titolo. L’estate magica del 2007 lo rilancia nelle ambizioni con i successi in Francia e Gran Bretagna, cui seguirono due secondi posti in Ungheria e Turchia. Si arriva così in maniera più o meno altalenante in Cina. Il miracolo della sabbia all’entrata dei box impantana Lewis e Raikkonen giova dello stop di Hamilton per accorciare le distanze sul pilota McLaren. Si arriva così in Brasile il finlandese dove il finlandese riesce nel capolavoro. Con una strategia di gara perfetta e un pizzico di fortuna che alla fine premia Noi e condanna Loro (Alonso e Hamilton) e tutti gli Altri (la McLaren e i malpensanti).

Raikkonen riesce a vincere mentre Hamilton termina solamente settimo. Un reclamo ai danni di Nico Rosberg, Nick Heidfeld e Robert Kubica per le temperature non regolari della benzina non porta a modifiche nella classifica. L’ultimo disperato tentativo di chi proprio non sa perdere. Kimi finalmente conquista il suo primo titolo iridato, l’ultimo alloro mondiale della casa di Maranello e quanto manca quell’ebbrezza di titolo iridato. Nel 2008 problemi meccanici costrinsero Raikkonen a “ritrasformarsi” in gregario di Felipe Massa nel tentativo del brasiliano di vincere l’iride, sfumato, incredibilmente, nel beffardo ultimo giro di Interlagos con Timo Glock che si blocca nelle ultime curve bagnate di Sao Paulo, superato disperatamente da Lewis, mentre la famiglia Massa festeggia il titolo mai vinto. Ancora più beffarda la stagione 2009 chiusa al sesto posto e con una sola vittoria, fatto che convinse Raikkonen a dedicarsi ai rally nelle stagioni successive.

RALLY, LOTUS E ICEMAN. Forse la parte più divertente di Kimi arriva proprio qui, quando fuoriesce il suo lato da animale da corsa. La F1 non fa più per lui e quindi si cambia, ci si evolve provando cose nuove. Ma di buono di quei restano le feste in barca e le scene di un Kimi “alticcio” cosa che rende il personaggio iconico. Tuttavia, entra nella storia come quel pilota che riuscirà a portare punti iridati in casa, sia nei rally che in F1.

Poi la parentesi Lotus con il miracolo del 2012 e quel “Leave me alone” in pieno stile Iceman. E poi oh, con la Lotus è arrivato dietro ad Alonso e Vettel, nettamente attrezzati con una vettura migliore. Potremmo dire un secondo titolo iridato morale. Poi fisiologicamente arriva il calo di Kimi. L’età, la fame e forse la lucidità vengono a mancare. In gioco entrano altre carte in tavola come la famiglia, ma la passione resta. Quella passione di uomo che senza adrenalina non sa stare neanche a 40 anni e forse è il suo vero riconoscimento all’interno di una carriera ricca di chicche, qualità e charme di un pilota atipico. L’ultimo vero imperatore rosso. Grazie Kimi e buon proseguimento di vita.  

Ultima modifica il Giovedì, 25 Novembre 2021 16:27