Rindt tra le curve insidiose del Principato di Monaco Rindt tra le curve insidiose del Principato di Monaco Source: formulapassion.it, copyright to the owners

Una gara da mito – GP di Monaco 1970, l’ultima curva che vale tutto

Scritto da  Dic 02, 2021

Maggio 1970. Il Campionato del Mondo di Formula 1 si apprestava a vivere il suo terzo appuntamento in una sede sempre più affascinante ed esclusiva, il Principato di Monaco. Sebbene la conformazione del minuscolo stato affacciato sul Mediterraneo non consenta molte varianti, il tracciato di Montecarlo non è esattamente quello che conosciamo oggi. Guardando il disegno della pista si può notare l’assenza delle due chicane delle piscine e dell’ultima sezione formata dalle curve de la Rascasse e dall’Anthony Noghes. All’epoca l’ultima curva era le "Gazomètre", uno stretto tornantino che portava al traguardo.

Il tracciato del GP di Monaco 1970 (source: wikipedia)

 

Il biondo nordico, la McLaren “italiana” e la Williams della Motor Valley

Nella terra dei Grimaldi fece il suo debutto nella massima Formula lo svedese Ronnie Peterson, a bordo di una March privata. Scorrendo la lista degli iscritti troviamo solamente una Ferrari, la numero 26 guidata da Jacky Ickx e ben quattro McLaren. Tre erano motorizzate Ford, portate in pista da Denny Hulme, John Surtees e Bruce McLaren, mentre la quarta montava un propulsore Alfa Romeo.

Al volante di questa, la numero 10, c’era Andrea De Adamich. Frank Williams, al suo secondo anno in F1, portava in gara una vettura “Made in Motor Valley”: la De Tomaso 505, progettata da Giampaolo Dallara e spinta dall’onnipresente Ford Cosworth DFV, montato all’epoca su tutte le auto eccetto le Ferrari, le BRM e le Matra, oltre alla già citata McLaren. Colin Chapman invece decise di schierare, in luogo delle nuove e collaudate Lotus 72, le vecchie modello 49.

Piers Courage sulla sua De Tomaso 505 (source: f1-photo.com, copyright to the owners)

 

Le pazze, pazze qualifiche di quel folle 1970

Le qualifiche furono strane, molto strane. Nel 1970, a partire dal GP di Spagna, si decise che dieci piloti sarebbero stati ammessi d’ufficio dagli organizzatori, a prescindere dai tempi fatti registrare in qualifica. Chi accedeva alla gara erano i piloti considerati “migliori”. L’organizzatore avrebbe poi deciso anche il numero massimo di vetture che poteva partecipare alla gara. A Monaco si optò per sedici partenti. Al sabato però un violento acquazzone si abbattè sul Principato, rendendo impossibile ai piloti migliorare le proprie prestazioni. L’Automobil Club di Monaco propose quindi una gara sprint di 23 giri tra gli undici piloti esclusi, per determinare gli ultimi sei partecipanti alla corsa. Questa opzione venne bocciata sonoramente dai piloti.

Venne quindi istituita una sessione di trenta minuti.  Stewart su March si qualificò primo, dando sei decimi di scarto al compagno di squadra Chris Amon. Terzo fu Hulme a 1.1 e quarto Brabham al volante dell’omonima auto a 1.4. Per trovare l’unica Ferrari bisogna scendere in quinta posizione, seste e settime si classificarono le Matra con Beltoise e Pescarolo. La prima Lotus fu quella di Jochen Rindt, ottavo, seguito da Piers Courage su De Tomaso. L’inglese fu autore della sua migliore qualifica dell’anno eguagliata solo dalla prestazione registrata nel funesto GP d’Olanda, durante il quale troverà la morte. Chiudeva la top ten Bruce McLaren, in quella che fu la sua ultima gara in Formula 1, anche se quella domenica non poteva saperlo. Nelle retrovie successe quello che adesso verrebbe considerato uno scandalo: John Surtees, Jackie Oliver e Pedro Rodriguez vennero ripescati nonostante, cronometro alla mano, Rolf Stommelen si qualificò dodicesimo e De Adamich tredicesimo, mentre Johnny Servoz-Gavin era sedicesimo.

De Adamich a bordo della McLaren dal cuore italiano (source Pinterest, copyright to the owners)

 

La roulette dei problemi tecnici

Splendeva il sole in quella domenica 10 maggio e al via Stewart passò in prima posizione, seguito da Amon, Brabham, Ickx e Beltoise. Stewart, giro dopo giro, cominciò ad accumulare vantaggio sugli inseguitori e, al dodicesimo e al ventiduesimo giro, si ritirarono Jacky Ickx e Jean-Pierre Beltoise. Con ottanta giri da percorrere la gara era molto lunga, anche se Stewart sembrava destinato ad una vittoria sicura.

Nella F1 però, oggi come allora, nulla era definitivo, ancor di più considerando la scarsa affidabilità dei mezzi dell’epoca, con i guai tecnici che erano all’ordine del giorno. Al giro 27 il collaudatissimo motore Cosworth di Stewart lasciò a piedi il capoclassifica. La testa della corsa fu ereditata da Brabham, che nel frattempo aveva superato Amon, terzo. Rindt, partito ottavo, si ritrovò già quarto. Hulme cominciò a perdere posizioni per una noia alla trasmissione, mentre Amon parcheggiò la sua March al giro 62. Due giri prima fu Courage a lasciare la corsa, non classificandosi a fine gara.

Brabham seguito da Beltoise e Amon (source: formulapassion.it, copyright to the owners)

La furia di Rindt e la leggerezza di Brabham

Nell’ultima parte di gara Jochen Rindt impostò un ritmo forsennato, costituito da una serie di giri da qualifica uno dopo l’altro. L’austriaco si trovò quindi a tallonare Brabham. L’ultimo giro è un piccolo capolavoro di guida, con un trattato sul come mettere pressione all’avversario, anche se si tratta di un pilastro dell’automobilismo come l’australiano, tre volte campione del mondo.

La figura di Rindt, curva dopo curva, si ingrandì sempre di più negli specchietti del campione. Brabham doveva stare attento all’avversario e, nel frattempo, vedeva un doppiato avvicinarsi sempre di più. Alla curva del gasometro, Brabham era molto più veloce della vettura che lo precedeva e, nel tentativo di non prestare il fianco a Rindt, cercò il doppiaggio, finendo per bloccare le ruote anteriori. Il risultato fu lo scontro con le balle di paglia poste all’esterno della curva.

Fu un regalo per l’austriaco della Lotus che andò così a vincere la sua seconda gara in carriera, mettendo a segno i primi 9 punti in classifica in quel campionato che diventerà il suo più bello e il suo più brutto allo stesso momento. Brabham riuscì ad arrivare ugualmente secondo, chiuse il podio Henri Pescarolo. Quarto arrivò Hulme, nonostante i problemi al cambio, quinto Hill su Lotus e sesto Pedro Rodriguez su BRM.

 

L'epico ultimo giro di gara, da vedere e rivedere (source: You Tube - bj1967, copyright to the owners)

Yuri Barbieri

Imolese, cresciuto avendo negli occhi l'orizzonte della Torre dell'Autodromo di Imola e nelle orecchie il rombo dei motori. Pianse per l'emozione varcando per la prima volta i cancelli dell'Autodromo indossando la divisa da ufficiale di gara, attualmente cerca di trasmettere la propria passione per il motorsport scrivendo per 1000 Cuori Motorvalley e collaborando ai contenuti web di Lamborghini Squadra Corse.