La Tecno PA 123-3 scende in pista all'Historic Minardi Day 2017 La Tecno PA 123-3 scende in pista all'Historic Minardi Day 2017 Foto Claudio Fargione

I racconti del Commissario – (Cin)quanta nostalgia di Tecno

Scritto da  Dic 16, 2021

Combinazione tricolore

Pessione, 23 dicembre 1971. All’epoca l’approssimarsi delle feste natalizie era sinonimo di una stagione motoristica europea già conclusa da tempo. Facevano eccezione i rally e le gare in pista che si disputavano nell’emisfero australe. Per la massima formula i motori tacevano già da un paio di mesi, era momento di anticipazioni e presentazioni in vista di una stagione che sarebbe ripartita già a gennaio con il Gran Premio di Argentina. Le attenzioni del mondo delle corse italiane e non solo erano rivolte in particolare ad una novità, immortalata anche sulla copertina di Autosprint. In quella frazione di Chieri, ad una manciata di chilometri da Torino, si mostrava al mondo una nuova squadra che aveva tutto per far sognare i tifosi del Belpaese. Telaio italiano, motore autocostruito e sponsor che più italico non si poteva. Ambizioni non celate? Sfidare lo strapotere inglese nel Mondiale di Formula 1. Ma chi poteva avere così tanto coraggio per buttarsi in un’impresa simile? I fratelli Gianfranco e Luciano Pederzani da Bologna, con la loro Tecno. Così audaci da convincere anche la Martini&Rossi ad appoggiarli nel progetto.

Sogni e concretezza

Erano una coppia ben assortita i Pederzani. Luciano, il maggiore, era un tecnico capace ed attivo, sempre pronto a lanciarsi in una nuova sfida. Gianfranco, il più giovane, era l’amministrativo con i piedi ben saldi a terra. Imprenditori di successo nel ramo dei sistemi idraulici, avevano deciso per pura passione di dedicarsi sino alla costruzione di go-kart dai primi anni Sessanta. Quelle micro-monoposto private di tutto il superfluo sembravano poco più di giocattoli ed all’epoca nessuno avrebbe immaginato che sarebbero diventate un passaggio fondamentale nelle carriere dei più grandi piloti delle epoche successive. I fratelli Pederzani ci credettero subito ed iniziarono a mietere successi con la loro Tecnokart. Da lì in poi la scalata fu rapida ed inarrestabile: prima la Formula K250 a motore motociclistico, quindi la Formula 3 ed infine la Formula 2. In meno di dieci anni le monoposto bolognesi avevano surclassato le rivali inglesi nella tera formula, giungendo al titolo nella categoria cadetta con Clay Regazzoni nel 1970. Restava il salto finale: quello in Formula 1.

No Martini, no party

Nel corso del 1971 nell’officina della Tecno la coppia dei titolari, una dozzina di operai e l’ingegner Giuseppe Bocchi (già impiegato in Lamborghini e Ferrari) diedero vita al progetto della monoposto per la massima formula. Ad un telaio dallo schema classico (traliccio tubolare e pannelli in alluminio) veniva accoppiato un motore 12 cilindri piatto (schema che ricalcava quello del tre litri firmato da Mauro Forghieri) interamente progettato e costruito internamente. Una scelta audace in un’epoca in cui ad una squadra esordiente bastava acquistare un robusto, affidabile e relativamente economico Cosworth DFV, ma in linea con le ambizioni e l’entusiasmo dei Pederzani. Restava un solo nodo da sciogliere: un finanziatore che garantisse la partecipazione al campionato. Fu allora che entrò in scena un personaggio inatteso: il giornalista Gianni Rogliatti. Quest’ultimo fece da tramite tra i fratelli bolognesi ed i conti Gregorio e Vittorio Rossi di Montelera. Questi ultimi, appassionati sportivi e freschi reduci dalla sponsorizzazione a Porsche, furono entusiasti all’idea di finanziare un nuovo progetto tutto italiano dopo una visita a Bologna. L’impegno in Formula 1 della piccola Tecno poteva avere inizio.

Dall’officina al glamour

La vettura fu terminata giusto in tempo per un collaudo funzionale sulla pista di prova Pirelli a Vizzola Ticino, il 12 dicembre. L’intenzione era quella di una “sgambata” avvolta dalla nebbia e lontano da possibili curiosi, ma la notizia fece in fretta il giro delle redazioni sportive che ipotizzarono anche un coinvolgimento del gommista della Bicocca: eventualità mai presa in considerazione dalla dirigenza della P lunga. Dopo un’altra decina di giorni venne il momento della presentazione in grande stile presso la Martini&Rossi, con i conti Rossi di Montelera a fare gli onori di casa insieme ai fratelli Pederzani. Accanto a loro erano presenti i piloti designati: il veloce Nanni Galli, un bolognese trapiantato a Prato e cresciuto in Alfa Romeo che aveva già assaggiato la Formula 1 con March e McLaren, e l’inglese Derek Bell, che lo avrebbe sostituito in alternanza sulla stessa vettura. La presenza del britannico era stata fortemente voluta dal direttore sportivo David Yorke, richiesto come consulente dai conti Rossi vista la sua esperienza al timone della JW Automotive, squadra vincente in endurance con Ford e Porsche. Un personaggio in puro stile “british” il cui carattere avrebbe ben presto fatto a pugni con quello tutto emiliano di Luciano Pederzani. Ma a due giorni dal Natale 1971 nessuno poteva saperlo.

Speranze e illusioni

La protagonista fu comunque lei, la PA 123-1, con il suo 12 cilindri da 440 CV dichiarati, il suo “musone” aerodinamico e le generose fiancate, modellate dai carrozzieri bolognesi Medardo e Fiorenzo Fantuzzi, che dovevano ospitare i serbatoi di sicurezza separati. Il tutto avvolto da un’elegante livrea rossa sulla quale spiccavano le strisce azzurro-blu ed i loghi della Martini. Abbondante e bellissima come una matrona romana, la monoposto bolognese era cullata tra l’entusiasmo di Galli, che sperava di portarla in gara un mese dopo a Buenos Aires, ed il pragmatismo di Yorke, che vedeva come orizzonte temporale più verosimile il Gran Premio del Sudafrica a marzo. In realtà la nuova nata necessitava ancora di una robusta dose di collaudi ed a rallentarne lo sviluppo ci si mise anche una modifica al regolamento che costrinse ad una “cura dimagrante” sulle fiancate. L’esordio sarebbe quindi avvenuto solo a Nivelles, nel Gran Premio del Belgio di inizio giugno, con una versione profondamente rivista della monoposto. Quella che avrebbe dato il via ad un’avventura troppo breve e povera di soddisfazioni. Ma questa è un’altra storia. Mezzo secolo dopo è dolce tuffarsi indietro in una giornata piena di speranze ed illusioni per una piccola casa che, con coraggio e passione, poteva rendere ancora più grande la Motor Valley.

La Tecno PA 123-1 si esibisce all'Autodromo di Imola in occasione dell' Historic Minardi Day 2017 con Nanni Galli al volante (19Bozzy92 su YouTube)

Ultima modifica il Sabato, 05 Febbraio 2022 19:23
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.