Il Coliseo Porteño: l’autodromo di Buenos Aires, storia argentina

Scritto da  Gen 08, 2022

È la patria di una delle più grandi leggende dell’automobilismo di ogni tempo, ma non compare con un suo pilota in Formula 1 dal 2001. Stiamo parlando dell’Argentina, capace di dominare, negli anni ’50, il primo decennio del campionato mondiale della massima serie a quattro ruote grazie al mito Juan Manuel Fangio, il cui record di cinque titoli iridati ottenuti è rimasto ineguagliato fino all’avvento del nuovo millennio e di Michael Schumacher. Tenendo conto anche del contributo di José Froilán González, vincitore di due Gran Premi nello stesso periodo, gli argentini si aggiudicarono ben 26 dei primi 62 eventi validi per il mondiale di Formula 1. Per trovare un altro biancoceleste capace di salire sul gradino più alto del podio bisogna attendere gli anni ’70 e Carlos Reutemann, che condivide con i suoi due connazionali già citati anche il fatto di aver guidato per la Ferrari. Dopo il ritiro del “Gaucho triste”, salvo qualche sporadica e sfortunata presenza, l’ultima delle quali con Gaston Mazzacane al Gran Premio di San Marino 2001, l’Argentina scompare bruscamente dalla griglia del Circus. Anche se quei tempi sembrano molto lontani, il paese sudamericano ha anche ospitato, in venti occasioni, fino al 1998, un Gran Premio di Formula 1. La sede di questi eventi, e di molti altri, legati anche all’endurance e al Motomondiale, era quello che oggi si chiama Autódromo Oscar y Juan Gálvez, situato nella capitale Buenos Aires. La vita dell’autodromo, e del Gran Premio di Argentina di Formula 1, come vedremo, è inscindibile dalle vicende e storiche politiche che hanno attraversato tutta la nazione sudamericana nel dopoguerra.

La storia

Il circuito di Buenos Aires nacque agli inizi degli anni ’50. Alcuni piloti, tra cui proprio Fangio e González, manifestarono al presidente Perón l’esigenza di una struttura permanente, simile a quelle europee, dove poter praticare il proprio sport nella capitale. Perón, interessato allo sviluppo dell’automobilismo in Argentina, concordò col fatto che i circuiti stradali dell’epoca non erano più adeguati. L’autodromo venne costruito molto rapidamente, in un’area di circa 200 ettari nel barrio di Villa Riachuelo, situato nel sud di Buenos Aires, e fu inaugurato il 9 marzo 1952, col nome di Autodromo de 17 de Octobre, con riferimento al “giorno della lealtà peronista”. L’intenzione, pienamente soddisfatta, era quella di realizzare un impianto all’avanguardia, che rispettasse i più alti standard di sicurezza e modernità dell’epoca. Divenne presto noto come il Coliseo Porteño: con “porteño” in Argentina si indica l’appartenenza di persone, e non solo, a Buenos Aires, città portuale per eccellenza. Inoltre, all’ingresso venne eretto un grande e caratteristico arco monumentale, dedicato all’ammiraglio William Brown. Il nome dell’autodromo è cambiato molte volte: con l’esilio di Perón del 1955 venne ribattezzato Autódromo Municipal, ma durante il governo di Videla dal 1976 al 1983 prese il nome di Autódromo General San Martin. Nel 1989 venne dedicato a Oscar Gàlvez, amato pilota locale, e nel 2005 anche a suo fratello e collega Juan.

Un'immagine aerea dell'Autodromo Oscar y Juan Galvez di Buenos Aires (STATSF1- Sconosciuto)

La Formula 1

La Formula 1 nel 1953 disputò a Buenos Aires la sua prima gara extraeuropea valida per il mondiale, se si escludono le 500 miglia di Indianapolis, che, pur rientrando nel calendario, non venivano quasi mai corse dai piloti e dalle scuderie che affrontavano la restante parte del campionato. Il primo vincitore fu Alberto Ascari, su Ferrari, mentre l’eroe locale Fangio si aggiudicò le quattro edizioni successive. In occasione della prima edizione, le vetture percorsero la pista tra due ali di folla, che aveva potuto accedere senza pagare il biglietto per decisione di Perón. Una decina di spettatori morì colpita dalla vettura di Nino Farina, finito fuori strada per evitare un altro membro del pubblico. La vittoria di Stirling Moss, nel 1958, fu la prima per una vettura a motore posteriore. La Formula 1 tornò nel 1960, ma fu, per una decina d’anni, l’ultima apparizione, a causa anche in questo caso dell’instabilità politica, oltre che del ritiro degli idoli Fangio e González. Reutemann, negli anni ’70, fu in grado di riaccendere l’interesse attorno alla Formula 1. Il Circus rimise piede in Argentina nel 1971 per una gara non valida per il mondiale, e dall’anno seguente il Gran Premio fu nuovamente inserito in calendario, tranne che nel 1976, quando da lì a poco sarebbe stato messo in atto il colpo di stato che portò il generale Videla al potere. Nel 1982, però, il rapporto si interruppe nuovamente, questa volta per la guerra delle Falkland e i conseguenti attriti con l’Inghilterra, sede della maggior parte delle scuderie. Negli anni ’90, grazie agli ammodernamenti e all’impegno di un consorzio privato che prese in mano la struttura, la Formula 1 fece la sua ultima comparsa a Buenos Aires, per quattro edizioni dal 1995 al 1998. Una terribile crisi economica colpì il paese poco dopo, rendendo proibitivo un suo ennesimo ritorno.

Le altre gare

Trascinato dal successo della prima edizione del Gran Premio di Formula 1, anche il neonato campionato del mondo Sportprototipi si interessò all’Argentina. Nel 1954, su un tracciato che comprendeva sia l’autodromo che strade normalmente aperte al pubblico, venne disputata la prima 1000 km di Buenos Aires. Per la seconda volta una gara di durata venne corsa su tale distanza, facendo seguito alla 1000 km del Nürburgring dell’anno precedente. L’evento, collocato in gennaio come gara inaugurale, si tenne fino al 1958, poi ancora nel 1960, alla quale seguì un digiuno che venne interrotto nel 1970 con una gara non valida per il mondiale. La 1000 km tornò nel calendario nel 1971, anno in cui un incidente costò la vita a Ignazio Giunti, e nel 1972, poi la decisione di ridurre le trasferte per ragioni economiche rese impossibile il ripetersi della corsa.

Il Motomondiale arrivò in Argentina nel 1960, e fece presenza in modo intermittente a Buenos Aires per undici volte, fino al 1999. Dal 2014 il Gran Premio di Argentina motociclistico si tiene presso l’Autodromo Termas de Río Hondo.

L’autodromo ha ospitato nel corso della sua storia innumerevoli altre gare, come il Gran Premio Città di Buenos Aires, riservato alle formule minori, e le competizioni nazionali tra vetture a ruote coperte come il Turismo Carrettera, nel quale i fratelli Gálvez, a cui è intitolata la pista, erano dominatori assoluti, e il SuperTC2000. Nel nuovo millennio, oltre che per le gare di questi campionati, l’autodromo viene sfruttato prevalentemente per giornate di prove e test privati.

Il tracciato

Sin dalla sua nascita, la pista dispose di numerose configurazioni diverse. La prima utilizzata per la Formula 1 era lunga circa 4 km e prevedeva inizialmente due lunghi rettilinei uniti da un curvone, seguiti da una parte mista, più lenta. Nella prima edizione il tracciato fu però percorso in senso opposto. Nel 1972 il circuito aveva subito solo qualche piccola modifica, che lo aveva reso più corto (3,345 km). Nel 1974 la pista venne allungata a circa 6 km, aggiungendo all’inizio due rettilinei e una curva molto larga che costeggiavano un lago situato nelle vicinanze. I Gran Premi degli anni ’90 si svolsero su un layout simile a quello originario, in cui, anziché affrontare il primo curvone, le auto percorrevano una parte più guidata, ricavata all’interno del tracciato.

La prima partenza del Gran Premio di Argentina 1995 (Alfetta Unocinquenove su YouTube)

 

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Febbraio 2022 17:54
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.