Graziano Rossi con il casco di Valentino per il Gran Premio d'Italia 2008 al Mugello Graziano Rossi con il casco di Valentino per il Gran Premio d'Italia 2008 al Mugello MotoGP.com

Il Personaggio della Settimana - Graziano Rossi, pilota e padre

Scritto da  Mar 16, 2022

Molti lo conoscono solo come il padre di Valentino Rossi. E forse anche per questo lui rappresenta una delle motivazioni per cui oggi uno dei piloti italiani più forti di sempre è considerato una leggenda del motorsport. Ma Graziano è molto di più per il mondo dei motori. Se analizziamo bene la sua carriera, seppur non brilli di oro, ci sono molte soddisfazioni che il pilota di Pesaro si è potuto togliere. Un personaggio senza dubbio ecclettico, se non “matto” come spesso amano definirlo le persone che lo conoscono, naturalmente in senso positivo. Perché lui di quella sana pazzia dei piloti ne ha fatto la benzina del suo motore e della sua vita.

Matto per i motori

Da buon pesarese nato e cresciuto là dove la Motor Valley incontra le Marche non poteva che amare il mondo dei motori a 360 gradi. Amante delle due e delle quattro ruote da sempre, ha però scelto le moto come focus della propria carriera. Si è affacciato nel panorama motociclistico tra il 1970 e il 1980 con la nuova generazione che avanzava e di cui lui faceva parte insieme a Ferrari, Lucchinelli e Uncini. Non facile far emergere le proprie capacità in un gruppo di piloti pieno di talenti, ma Rossi senior si è tolto le sue soddisfazioni raggiungendo ottimi risultati. Ha debuttato in 500cc, la classe regina delle moto, nel 1977 con la Suzuki ottenendo una tredicesima posizione al primo anno come apice della loro avventura. Il 1979 è la sua stagione. Passa alla Morbidelli, storica casa motoristica di Pesaro, con la quale corre sia nella 500cc sia in 250cc. Ed è proprio nella categoria di mezzo che ottiene il suo più grande risultato con il terzo posto nella classifica finale come cornice ad un’ottima annata con tre vittorie e altri due podi per un totale di cinque. Un bottino un po' più amaro è quello che raccoglie nella top class sempre con la casa italiana, ottenendo solo due punti. Una stagione coronata poi con l’arrivo del suo primo figlio, destinato a fare la storia delle due ruote. Nelle stagioni successive torna in Suzuki fino al 1982, anche se nel 1981 alterna la sua presenza con la casa di Hamamatsu a quella con il team di lui conterraneo, la Morbidelli. Il 1982 segnerà la sua ultima stagione nel motomondiale e più in generale nelle corse motociclistiche. Approdò alla Yamaha senza però riuscire a raggiungere grandi risultati. Terminò così la sua carriera nelle moto anche a causa di un incidente rimediato nel CIV 500 che lo vide protagonista di una rovinosa caduta. Dopo quell’episodio decise di abbandonare professionalmente le due ruote per vivere il suo amore in altre forme. Fuori dal mondo delle due ruote Graziano ha coltivato la sua grande passione per macchine. Un vero e proprio fan del drifting e del rally, in quest’ultima specialità ha corso anche un paio di tappe senza ottenere grande fortuna. Ha partecipato più volte al Monza Rally Show con suo figlio dando dimostrazioni delle sue doti di drifting di buonissima qualità.

La serenità di un padre

Sicuramente Graziano è sempre stato considerato un personaggio sopra le righe, più di apparenza che di sostanza, almeno per quanto riguardava i risultati in pista. Sostanza che invece si ritroverà nelle abilità di Valentino che oltre un grandissimo talento riuscirà a dimostrare un grandezza che lo renderà leggenda. Rossi senior ecclettico e senza dubbio particolare presenza nel mondo dei motori si è sempre contraddistinto. Molti infatti ricordano quando girava per il paddock con una gallina al guinzaglio e lo stesso sembra facesse anche per le strade di Pesaro. Ma alla fine la sua vita è stata scandita da una passione unica e irrefrenabile, quella per i motori, che ha condiviso e ancora prima trasmesso a Valentino. Se vogliamo il Graziano padre è forse molto differente dal pilota. Come genitore ha sempre messo al primo posto il bene di suo figlio anche se questo significava forse rimanere un po' nell’ombra del proprio cognome diventato grande con la generazione successiva.  Questo non ha però mai rappresentato un problema anzi è sempre rimasto al fianco del Dottore senza mai una parola fuori posto, senza mai sbilanciarsi su risultati o giudizi che potevano far scalpore, ma essendo semplicemente sé stesso seguendo passo a passo una carriera destinata a diventare grande grazie anche al suo supporto incondizionato. Come spesso affermava anche lui stesso “Non volevo che Valentino ricadesse nei miei errori, volevo che diventasse grande” dimostrando così la voglia di essere un esempio per far arrivare in alto, dove lui non era riuscito, il suo primogenito. Forse anche se come pilota non ha ottenuto il meglio, o grandissimi risultati, il più grande lo ha raggiunto in un altro ruolo, quello di un padre che ha saputo e sa tutt’oggi divertirsi con il proprio figlio vivendo una passione unica insieme all’ombra dei riflettori, sotto ai quali Valentino ha saputo splendere da solo, ma grazie anche ai consigli di babbo Graziano.

Intervista doppia con Rossi Senior e Rossi Junior (Copyright: YouTube - Valentinorossiracing)