Una Italjet Vampire in versione corsa in un'immagine pubblicitaria dell'epoca Una Italjet Vampire in versione corsa in un'immagine pubblicitaria dell'epoca Collezione Claudio Fargione

I racconti del commissario – Italjet, il sogno di Leopoldo (1a puntata)

Scritto da  Set 09, 2022

 

Bologna 1959. Dopo l’impresa del giro del mondo in sella alla Ducati 175, Leopoldo Tartarini era giunto ad un bivio della sua storia professionale. Conclusa la carriera agonistica decise di mettere a frutto l’enorme competenza maturata nel campo motociclistico per dare vita ad un nuovo marchio nella sua città natale. In quella che all’epoca era la vera capitale della Motor Valley motociclistica nacque il 4 febbraio 1960 la Italemmezeta. Leopoldo non poteva saperlo, ma aveva dato il via in un seminterrato di Via del Piombo ad una storia che sarebbe proseguita per oltre sei decenni.

Lo storico logo della Italjet tratto da una pubblicazione pubblicitaria dell'epoca (Immagine Claudio Fargione)

Dai ciclomotori alle grandi moto

La produzione partì grazie ad una relazione commerciale con la MZ, casa dell’allora Germania Orientale ai vertici mondiali tra le piccole cilindrate anche nelle corse. Il primo modello della Italemmezeta (nome scelto non a caso per ricollegarsi al partner teutonico) fu infatti una 125 con propulsore due tempi prodotto oltre cortina. La qualità costruttiva si mostrò da subito buona e dopo un paio di anni arrivò l’Italjet, una sportiva che richiamava le contemporanee Ducati 125 e 200 grazie alla livrea bicolore metallizzata. La scelta non fu casuale ma una felice intuizione commerciale che donava alla nuova Italemmezeta l’immagine di “sorellina” delle sportive di Borgo Panigale. Nel 1964 arrivò il “Mustang” (ovviamente nessun legame con la contemporanea coupé sportiva della Ford). Si trattava di una sportiva dai forti contenuti innovativi: telaio a doppia culla rialzata, voluminoso serbatoio con due tappi (uno ospitava il conta chilometri), sella leggerissima brevettata dalla casa, manubrio basso e freno anteriore ventilato a doppio piatto e quattro ganasce. Il successo fu immediato tra i giovanissimi e corroborato dall’evoluzione “Mustang Veloce”, modificata nelle forme di sella e serbatoio. Memore dei suoi trascorsi agonistici, Tartarini entrò anche nel mondo delle corse con il Vampire 60, concepito per la nuova categoria Cadetti. Fu vincente già all’esordio grazie alla sue doti di leggerezza e potenza. Sempre nel 1965 arrivò anche il Grifo 500 a motore Triumph: un salto tra le grandi cilindrate che fu un’altra sfida vinta per Tartarini.

Tartatini fu tra i primi a dedicarsi al mercato delle minimoto da fuoristrada. Ecco un'immagine pubblicitaria del Ranger, uno dei primi modelli del segmento (Collezione Claudio Fargione)

I collaboratori giusti

In un solo lustro l’Italemmezeta iniziò ad ad esportare in Europa, America del Nord e del Sudafrica. La casa poteva vantare un distributore anche in California a sottolineare un successo inatteso per un marchio ancora giovanissimo. Tartarini si dedicava personalmente al reparto “studi, progettazione e sviluppo” insieme a pochi fedeli collaboratori, consapevole che dedicare tempo e risorse alla sperimentazione gli avrebbe permesso di raccogliere frutti importanti. Ma l’attività di Tartarini non si limitava alla tecnica: anche commercialmente riuscì ad avviare altre valide collaborazioni con aziende estere.

Oltre la strada

Terminato il rapporto con la MZ, l’azienda assunse il nome di Italjet (proprio come il riuscito progetto di qualche anno prima) nel 1967. Si trarrò di un anno importante per l'azienda perchè oltre al cambio di denominazione vennero sottoscritti rapporti commerciali con la cecoslovacca Jawa- ČZ e con la Yamaha. Gli accordi permisero l’importazione in Italia delle moto da cross e la produzione di nuovi modelli spinti dai propulsori giapponesi. La gamma a marchio Italjet si rinnovò completamente con la presentazione di minimoto e ciclomotori da fuoristrada, fonti di altri grandi successi come la Mad da Enduro e la Buccaneer 125. Quest’ultima era una stradale bicilindrica con cui la casa dominò il Campionato Italiano Junior 125 dal 1973 al 1975 con Marino Maspes, Domenico Battilani e Giorgio Avveduti. La crescita dell’Italjet sembrava inarrestabile così come le idee proposte dall’infaticabile Leopoldo, già lanciato verso il nuovo decennio e verso nuovi successi che vi racconteremo la prossima settimana nella seconda puntata.

Il concessionario e restauratore Flavio Zamò ci racconta una Italjet Mustang (Storie Persone e Luoghi su YouTube)

 

Ultima modifica il Venerdì, 09 Settembre 2022 12:46
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.