Una Italjet Scimitar in un'immagine pubblicitaria dell'epoca Una Italjet Scimitar in un'immagine pubblicitaria dell'epoca Collezione Claudio Fargione

I racconti del commissario – Italjet, il sogno di Leopoldo (2a puntata)

Scritto da  Set 09, 2022

Dopo tre lustri dalla fondazione ed il cambio di nome da Italemmezeta a Italjet, l’azienda fondata da Tartarini era ormai una realtà consolidata nel panorama nazionale delle due ruote. Ma la filosofia del fondatore non concepiva soste ma solo nuovi traguardi da raggiungere. A iniziare dalla seconda metà degli anni Settanta.

Intuizioni azzeccate

Grazie a geniali scelte commerciali come lo Speed Center, il primo grande magazzino europeo dedicato al motociclismo che richiamò numerosi appassionati da tutta la penisola, l’Italjet crebbe ancora più velocemente. Chiusa la collaborazione con Yamaha nel 1976, l’anno successivo divenne importatore italiano per la spagnola Bultaco e presentò un modello innovativo: il Pack-A-Way, evoluzione del precedente Kit-Kat. Si trattava di un ciclomotore pieghevole con ruote basse e telaio a trave centrale, facente funzione di serbatoio, ricoperto da poliuretano schiumato in colore nero opaco. Si trattava, in parte, dell’evoluzione di alcuni temi della precedente serie Ossobuco. Un mezzo talmente originale ed innovativo da entrare nella collezione permanente del Museo d’Arte Moderna di New York già nel 1980. A quel periodo risale anche la partecipazione ai campionati mondiale ed italiano di trial a supporto di Bernie Schreiber ed Ettore Baldini, prima di cogliere ottimi risultati con la partecipazione ufficiale alle gare. In seguito ai successi conseguiti nel settore, gli anni Ottanta videro l’azienda sempre di più orientata alla produzione delle minimoto. Dopo il lancio della bicicletta a motore Tiffany (1984) e la cessazione della costruzione di motocicli (1986), nel 1988 fu il momento di proporre una nuova linea di scooter, mezzi che si sarebbero imposti sul mercato dei giovanissimi nel decennio successivo. Ancora una volta l’intuizione di Tartarini fu giusta e i modelli Dragster, Formula, Torpedo e Velocifero mantennero il marchio Italjet ai vertici della produzione nazionale, tanto da portare nel 1994 alla costruzione di un modernissimo stabilimento robotizzato resso Roseto degli Abruzzi.

Un'altra immagine pubblicitaria della Scimitar, modello fuoristrada proposto a metà anni Settanta (Collezione Claudio Fargione)

Palcoscenici mondiali

Nel 1999 fu la volta della nuova Grifon, un prototipo di “naked” con motore Triumph da 900 c.c. che riscosse unanime successo tra pubblico ed addetti ai lavori. Spinto dalle affermazioni commerciali, Tartarini decise di soddisfare nuovamente il suo grande amore per le corse rientrandovi dalla porta principale. Nella stagione 2000 infatti la Italjet Racing si iscrisse al motomondiale in classe 125 con la nuova F 125 da 50 CV per Jaroslav Huleš e Leon Haslam. La partecipazione proseguì anche nelle due annate successive con l’evoluzione Italjet GP/03 per Stefano Perugini e Gianluigi Scalvini, sostituiti quindi da Gábor Talmácsi, Leon Camier e Christian Pistoni. Miglior risultato: un sesto posto di Perugini a Estoril. Poteva essere un punto di partenza, fu invece il canto del cigno per l’esperienza agonistica della casa: gli anni d’oro sembravano essere dietro le spalle.

Il nuovo Dragster, modello del rilancio del marchio Italjet negli anni 2020 (Italjet Press Area)

Caduta e rinascita

Nonostante la presentazione della “Amarcord”, un prototipo con ciclistica da moto e motore Piaggio da 250 c.c. per uso scooteristico, l’Italjet venne travolta da una rapida crisi che ne decretò il fallimento nell’aprile del 2003. La produzione di scooter e motocicli venne sospesa e Tartarini avrebbe dato vita ad un suo studio di design cedendo al figlio Massimo il marchio da lui fondato. Il nome Italjet sarebbe riapparso fugacemente nel 2007 su un nuovo prototipo di Grifon con motore da 650 c.c. dedicandosi per il decennio successivo alla produzione di sole biciclette elettriche. La rinascita avvenne all’EICMA 2018, quando l’Italjet presentò i piani che l’avrebbero riportata tra i produttori di motocicli grazie al nuovo Dragster, ciclomotore con motore 125 e 200 ispirato al celebre scooter anni novanta e caratterizzato da un design estremamente originale. Nel nuovo stabilimento di Poggio Piccolo (Castel Guelfo di Bologna) l’attività si concentrò sullo sviluppo del modello che dal novembre 2020 ha fatto ripartire la produzione per lo storico marchio della Motor Valley. Il fondatore Leopoldo Tartarini è venuto a mancare a 83 anni nel 2015, ma di sicuro sarebbe orgoglioso nel vedere la sua azienda rinascere nella terra dove tutto era iniziato.

Le Italjet di Tartarini espioste al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna nella mostra dedicata alle moto bolognesi (BOLOGNA INSIDE su YouTube)

Ultima modifica il Venerdì, 09 Settembre 2022 16:04
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.