La Lamborghini Miura Roadster esposta al MuDeTec di Sant'Agata Bolognese La Lamborghini Miura Roadster esposta al MuDeTec di Sant'Agata Bolognese Lamborghini Media Center

Carspillar – Lamborghini Miura Roadster: una scoperta unica

Scritto da  Nov 14, 2022

C’era una volta” non è un incipit consueto quando si parla di un’autovettura, ma per questa volta possiamo fare un’eccezione. Perchè c’era una volta nella Motor Valley una sportiva che aveva stravolto il mondo dell’automobile appena apparsa sulla scena. Era nata nel 1966 a Sant’Agata Bolognese con un Toro bene in vista sull’anteriore e da un toro prendeva anche il suo nome: Miura. Destinata alla strada ma con soluzioni tecniche che sembravano fatte apposta per le corse, era diventata il sogno di tutti gli appassionati. Possibile per pochissimi, irraggiungibile per gli altri. Eppure tutto questo non sembrava sufficiente perché a due anni dalla prima apparizione al Salone di Bruxelles ne venne svelata una versione ancora più esclusiva. Stiamo parlando della Lamborghini Miura Roadster.

Eccellenza su ruote

Basata su un telaio in lamiera scatolata in cui il leggendario V12 da 3,9 litri firmato da Giotto Bizzarrini era installato in posizione posteriore centrale con un inconsueto orientamento trasversale tra abitacolo e assale posteriore, la Miura rappresentava la sublimazione delle idee tecniche dei suoi giovani “padri” Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani. Con l’altrettanto originale sistemazione del cambio, inglobato in un unico basamento di alluminio a fianco dell'albero motore, gli ingombri complessivi vennero drasticamente ridotti rispetto alla concorrenza. Ciò permise di migliorare molto il comportamento dinamico ma anche e soprattutto di dare alla vettura un’estetica unica. Ad occuparsene fu Marcello Gandini, all’epoca giovane stilista della Carrozzeria Bertone, che realizzò un capolavoro di arte moderna materializzato in una carrozzeria di acciaio alta solo 110 centimetri. Inutile descriverla, basta dire Miura e anche chi non è un intenditore di automobili ha ben stampate in mente le forme che hanno reso immortale questa sportiva. Ma evidentemente tutto ciò non era sufficiente per Gandini e Bertone.

Anche dopo oltre cinquant'anni la Lamborghini Miura Roadster lascia senza fiato (Lamborghini Media Center)

Scoperchiata

Fu così che per la rassegna nella capitale belga la carrozzeria torinese si rimise al lavoro sulla supercar del Toro con l’idea di renderla ancora più desiderabile realizzandone una versione Roadster. Per mantenere l’equilibrio e la pulizia della linea vennero eliminati i cristalli laterali e non venne predisposto un sistema per chiudere il tetto. Le modifiche non si limitarono a un semplice “taglio”: anche cofano motore e abitacolo vennero rivisti. Sul primo la persiana fissa in plastica il cui motivo riprendeva le “ciglia” dei fari anteriori venne eliminata, lasciando il propulsore interamente in vista. Negli interni i pulsanti dei comandi secondari, normalmente posizionati sul soffitto dietro allo specchio retrovisore interno, vennero ricollocati nell’abitacolo. Anche la scelta dei colori voleva colpire al primo sguardo. Per la carrozzeria venne scelto un Lamè Sky Blu che si abbinava a interni in pelle bianca e moquette rossa. Il risultato era semplicemente strabiliante, tanto che lo stesso Ferruccio Lamborghini ne fu conquistato. La messa in produzione, ipotizzata, si rivelò purtroppo impossibile da gestire a livello di costi per una casa di dimensioni ancora ridotte come la Automobili Lamborghini di fine anni Sessanta.

La Miura P400 con la Roadster in secondo piano al MuDeTec (Lamborghini Media Center)

Dimenticata e restaurata

La Miura Roadster entrò nella storia come una “show car”, una specie di sogno automobilistico irrealizzato. Assente dai registri ufficiali della casa in quanto esemplare unico, dopo il Salone di Bruxelles venne mostrata nuovamente a Ginevra nello stesso anno prima di essere inviata a Sant’Agata per essere messa alla frusta su strada dal collaudatore Bob Wallace. Riconsegnata alla Carrozzeria Bertone, la Roadster venne quindi venduta alla ILZRO (International Lead and Zinc Research Association). La nuova proprietà la sottopose a pesanti modifiche trasformandola in verde oliva scuro con interni verdi. Rinominata ZN 75 venne esposta a Parigi, Los Angeles, Detroit, Tokyo e Londra prima di essere nuovamente ceduta al Boston Museum of Transportation nel 1981. Poi, per un quarto di secolo, di lei non si seppe più nulla. Solo nel 2006 Adam Gordon, immobiliarista newyorkese appassionato di automobili, riuscì a rilevarla deciso a restituirle la veste originale. Con pazienza, passione e vero amore, la Roadster venne restaurata in ogni particolare riapparendo in pubblico al Concorso di Eleganza di Pebble Beach nel 2008, appena conclusi i lavori. La partecipazione fu ovviamente un grande successo, suggellato dal secondo posto ottenuto nella classe dedicata alle Lamborghini. Il MuDeTec di Sant’Agata ha offerto un’occasione unica ai visitatori mettendo in mostra la Miura Roadster nei mesi di ottobre e novembre 2022, l’anno in cui l’erede naturale Aventador Ultimae è uscita di produzione. Per entrare anch’essa nel mito dell’automobile.

Un breve video con la Lamborghini Miura Roadster su strada (Classic-Car.TV su YouTube)

 

Ultima modifica il Lunedì, 14 Novembre 2022 18:33
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.