Monday Night - Sir Alex, l’ultimo uomo che detronizzò la monarchia dell’Old Firm! - 19 Dic

Scritto da  Dic 19, 2016

Aberdeen, capoluogo dei Granpiani orientali. 220 mila anime affacciate sull’indomabile mare del Nord, a 150 miglia di distanza dalla capitale Edimburgo. Terzo agglomerato scozzese in ordine di popolazione, è spesso conosciuta con il soprannome di “città d’Argento”, per via del massiccio utilizzo del granito durate il periodo architettonico vittoriano. Un posto ruvido, popolato da persone concrete. Gente abituata a reggere i pesanti ritmi dei cantieri navali sventagliati quotidianamente dall’aria gelida. Gente che parla un dialetto ormai estinto, quel “LowlandScots” che neppure gli altri britannici riescono pienamente a comprendere. Gente che - come nel resto dell’isola - adora il rugby ma impazzisce per il football. Tuttavia, sembra impossibile che in un posto così geograficamente distante dall’epicentro del pallone a scacchi, sia nato un club capace di vincere in patria e soprattutto in Europa. Eppure, grazie all’abilità di un signore che nel corso del tempo diventerà uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, tutto questo diverrà realtà.

Prima però, dobbiamo riavvolgere il nastro.

Anno Domini 1903. In un grigio quartiere dell’East End cittadino, l’Aberdeen Football Club vede la sua prima luce del sole al termine di un lungo processo di fusione tra alcune realtà locali (più precisamente l’Orion, il Victoria United e l’Aberdeen). Nell’agosto dello stesso anno, gioca la sua prima partita ufficiale pareggiandola per 1 a 1 in casa del misterioso Stenhousemour. Nello spazio di un quinquennio la squadra cresce, riuscendo a scalare le gerarchie pallonare fino a raggiungere la promozione in Premier League, da dove non retrocederà mai più (record condiviso solo con il famigerato Celtic).

Nel 1910, ottiene le sue prime vittorie contro le compagini di Glasgow, le due formazione che formano il cosiddetto “OldFirm”, già da tempo considerata una sorta di dittatura sportiva oltre il vallo di Adriano. Un’ascesa continua, che solo lo scoppio di un doppio conflitto mondiale nel giro di trent’anni ne impedì la consacrazione.

I primi trionfi. Una volta ristabilita la pace nel vecchio continente, l’Aberdeen ricomincia a marciare dal punto in cui aveva interrotto il cammino. Ad appena 24 mesi dalla resa dell’asse Berlino – Tokyo, i “Dons” vincono la loro prima Scottish Cup battendo l’Hibernian nella finalissima di Hampden Park, grazie al gol decisivo di Hamilton. Negli anni successivi raggiunge (e perde) altre due finali di coppa nazionale, prima d’insediarsi nell’olimpo del calcio anglosassone. Al termine della stagione 1954/55 infatti, la squadra all’epoca guidata da Halliday, chiude il campionato con 49 punti raccolti in 30 partite. 3 in più del Celtic. Ben 8 più dei Rangers. Nel maggio del 1955, la Scozia si risveglia sotto un nuovo padrone, per una volta lontanissimo dal solito nepotismo della “vecchia fabbrica” di Glasgow.

Sir Alex. Dopo il clamoroso exploit della metà degli anni ‘50, il club entra in un limbo di risultati altalenanti. Vittorie e sconfitte si equivalgono senza mai impreziosire la bacheca. Un ventennio di anonimato, sino alla svolta del 1978, quando a guidare la squadra viene chiamato un giovane manager nativo del complicato sobborgo operaio di Govan.

Il suo nome è Alex Chapman Ferguson. Per tutti Alex. Nel Curriculum Vitae vanta un passato da discreto centravanti, ma soprattutto una promozione nelle vesti di capo allenatore del St.Mirren, all' esordio assoluto sulla panchina di una società professionista. Al Pittodrie, stadio in cui l’Aberdeen gioca le sue partite interne dal 1903, trova la sua consacrazione. Anzi, fa di più: crea un mito. Basa l’ossatura della squadra sul senso di appartenenza di alcuni giocatori anglosassoni, come il portiere della nazionale James Leighton, la coppia di centrali formata da capitan William Miller (recordman di presenze con quasi 800 gettoni in maglia rossa) e dal talento del giovane Alex McLeish. A centrocampo si affida perdutamente all’imprevedibilità offensiva dell’ala Gordon Strachan (attuale commissario tecnico della federazione scozzese), mentre davanti  schiera una punta d’altri tempi che risponde al nome di Mark McGhee. La squadra torna a girare. A due anni di distanza dalla firma di Ferguson sul contratto, il club vince il suo secondo scudetto della storia, staccando il Celtic di un punto. La strada è nuovamente spianata. Nei tre anni successivi la banda di Aberdeen alza consecutivamente al cielo 3 Coppe di Scozia, e nella stagione 1982/83 balzerà alle cronache sportive di tutto l’occidente.

Campagna europea. La Coppa delle Coppe era una competizione affascinante (non esiste più dal 1999) a cui accedevano soltanto i vincitori della coppa nazionale. Avendone le credenziali, l’Aberdeen vi partecipa nella stagione ‘82 – ‘83. Elimina il Sion nei preliminari, poi il Tirana ed il Lech Poznan prima di approdare ai quarti dove si trova di fronte al Bayern Monaco. 0 a 0 in Baviera, a cui segue la vittoria per 3 a 2 in Scozia. I Dons approdano in semifinale, dove ad attenderli c’è il Waterschei (adesso chiamato  più semplicemente Genk). 5 a 1 in casa, 1 a 0 in Belgio e biglietto per la finalissima in tasca.

L’ 11 Maggio del 1983, l’Aberdeen di Alex Ferguson affronta il Real Madrid nella finale secca di Göteborg. La partita è molto equilibrata. Al 7’ segna il centravanti scozzese Eric Black, ma un rigore di Juanito al 15’riequilibra il punteggio. Dopo 90 minuti di battaglia, la bilancia è ancora in perfetta parità e per assegnare la 23esima Coppa delle Coppe saranno necessari i supplementari. Al 122esimo minuto dell’over time, un perfetto contropiede orchestrato dalla coppia Weire - McGhee manda in rete il nuovo entrato Hewitt. È il gol che consegna il trofeo alla squadra scozzese.

Siamo nel momento più alto della storia del club, che culminerà nel dicembre dello stesso anno con la conquista della Super Coppa Europea ai danni dell’Amburgo, fresco vincitore dell’ultima edizione della Champions League.

Nella stagione successiva, Ferguson guida nuovamente i Dons alla conquista del titolo, superando di quasi 10 punti i rivali del Celtic e quelli del Dundee.

Sarà l’ultimo scudetto festeggiato dalle parti del Pittodrie. Il conclusivo trionfo di Ferguson alla guida dell’Aberdeen. L’ultima volta, ad oggi, che una squadra non appartenente all’Old Firm riuscirà a vincere un campionato.

Il 6 Novembre del 1986, l’uomo venuto dalla periferia di Glasgow accetta l’incarico come manager del Manchester United. In 27 anni alla guida dei Red Devils diventerà l’allenatore più vincete del calcio moderno. 13 scudetti inglesi, 5 F.A. Cup, 4 coppe di Lega, 10 Charity Shield, 2 Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 2 Super Coppe UEFA, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa del Mondo per club.

Nel 1999, l’impero britannico, nella persona della Regina Elisabetta II, gli consegna l’onorificenza di “Knight Bachelor”, il più alto riconoscimento che il reame possa conferire ad uomo che non rientri in una discendenza d’ordine cavalleresca.

Il mondo intero conoscerà il carisma e la sagacia tattica di SIR Alex Ferguson, ma per la gente abituata al gelido vento del Nord della Scozia, sarà per sempre Alex di Govan. Il ragazzone che portò l’Aberdeen sul tetto d’Europa.

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 19 Dicembre 2016 21:00
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League