Monday Night - Alla scoperta del Watford: da Sir Elton alla famiglia Pozzo - 30 Gen

Scritto da  Gen 30, 2017

Qualcuno, tanto tempo fa, scrisse:“ la Gran Bretagna comincia a nord di Watford!”.

Beh, ovviamente non è così, ma un briciolo di verità la si può pur sempre trovare, persino in sparate incredibili come questa. Watford in effetti, è la più famosa cittadina di confine fra la “Greater London” e la contea dell’Hertfordshire. Nata sulle collinose sponde del fiume Colne, è da sempre una sorta di “dogana” che separa le affollate strade della capitale più popolata d’Europa, dalla rustica e verdeggiante provincia inglese. Una specie di separé tra la futuristica metropoli e la tranquilla campagna che la circonda. Zona gravida di campi da golf, fumanti villette di fine ‘800 e volpi rosse. Una terra nota principalmente per le birrerie e le fabbriche di malto, popolata da 80 mila anime che hanno scelto di vivere una quotidianità lontana dai radar turistici della City.

Neanche a dirlo - a queste latitudini - si tifa ossessivamente per la squadra di football locale. Per sottili ragioni geografiche, il club rientra fra le 14 realtà calcistiche professionistiche della capitale britannica, ma in realtà si tratta solamente di un semplicistico ragionamento sulla carta. Da queste parti non si sentono poi tanto “londinesi” e forse hanno pure ragione. Lo stadio, per esempio, è decisamente il più scomodo di tutti quelli raggiungibili partendo da una qualsiasi stazione dell’Underground cittadina. Per arrivare al Vicarage Road infatti, si deve percorrere un lungo tragitto sulla “Metropolitan Line”(oltre 16 fermate se si sale sopra un convoglio partito dallo scalo di Liverpool Street e diretto a nord), a cui segue una mezz’oretta di passeggiata nel pittoresco borgo suburbano di “Harrow”.  Zona 8 della Tube Map. Praticamente un altro mondo.

Non solo. Un altro esempio del distacco tra Watford e la capitale, è il discorso legato alle rivalità fra tifoserie. Normalmente, nella Londra che conosciamo, sono molte e tutte accese, basti pensare a West Ham - Milwall o Arsenal -Tottenham tanto per capirci, ma per i supporters degli “Hornets” i nemici storici sono gli “Hatters” del Luton, antico club del Bedforshire con un passato glorioso ed un presente molto incerto.  Capite bene che stiamo parlando di una cittadina che si sente indipendente e molto più distante dalle reali 50 miglia che la slegano dalla famosa e potente vicina. In fondo forse è proprio così: da Watford in poi comincia un’altra Inghilterra…

La storia. Secondo Colin Mitchel e Daniel Tayler, autori della sacra scrittura “The History of English Football Clubs” i giallo neri vedono le prime luci dell’alba nel lontano 1881, battezzati come “Watford Rovers”. Nel giro di un ventennio cambiano più volte la dicitura passando da “Watford Herts” nel 1891, all’attuale e più semplice “Watford” agli inizi del ‘900.

Tuttavia, l’anonima compagine periferica sembrava non aver nulla per poter emergere verso la nobiltà del calcio anglosassone, e pareva destinata ad un fosco futuro insignificante. Nel 1923 si sposta definitivamente nell’accogliente impianto di Vicarage Road, ma nemmeno il trasloco nel nuovo stadio porterà chissà quali benefici. Nel 1958 è ancora e soltanto un club di “Division Four” e sarà necessaria una drastica svolta per togliere il Watford dal profondo oblio .

Rocket Man. Nel 1977, il piccolo Watford balza alle cronache nazionali per un motivo extra sportivo: la società dell’Hertfordshire viene acquistata interamente da Elton John, uno dei cantanti più famosi del momento e dichiarato tifoso del club.

La prima mossa del celebre chairman è quella di chiamare alla guida della squadra il manager Graham Taylor proveniente dal minuscolo Lincoln City. Sotto la guida del tecnico di Worksop (purtroppo deceduto di recente), gli Hornets scalano la piramide del calcio inglese in appena sei stagioni, passando dalla polverosa quarta divisione alle luci della massima serie.

Tra lo stupore di tutta Albione, al termine della stagione 1982-’83, gli esordienti “calabroni dell’Hertfordshire” trascinati dai 27 gol dell’anglo – giamaicano Luther Blisset, chiudono al secondo posto della graduatoria appena dietro ai campioni del Liverpool. Un punto sopra al blasonatissimo Manchester United.

Allo sbalordimento e allo slancio del primo exploit fra i grandi però, purtroppo non seguì una grandissima continuità di risultati. Nella stagione successiva, la squadra raggiunse gli ottavi di finale della Coppa Uefa  venendo eliminata dallo Sparta Praga, ma soprattutto approdò in finale di F.A. Cup dopo aver battuto per 1 a 0 il Plymouth in semifinale.

Quella sera, gli Hornets mancheranno l’appuntamento  con la storia a causa di un Everton veramente imbattibile. Una rete di Gray preceduta dal timbro di Sharp decisero la finalissima di Londra in favore dei Toffees, chiudendo così le porte ai sogni di gloria del sorprendente Watford di Taylor.

Quell’occasione persa nella notte di Wembley del 19 Maggio 1984, probabilmente sancì l’inizio del declino della squadra di Sir Elton.

Dopo un paio di stagioni passate nel limbo di centro classifica, la squadra dovette salutare Taylor diretto verso la panchina dell’Aston Villa ed il Watford finì per scivolare clamorosamente in “Division Two”.

Alla retrocessione seguirono dieci anni disastrosi, culminati con la caduta verticale addirittura in terza lega.

Nel 1996, la società richiamò  Taylor e la storia d’amore ricominciò da capo: in tre anni il club giallo nero ritrovò l’entusiasmo e persino una doppia promozione fino alla Premier League.

Nonostante questa grande cavalcata orgogliosa, il matrimonio durò soltanto qualche anno e quando gli Hornets tornarono in seconda serie, al posto del “mago” arrivato dalla provincia di Nottingham venne chiamato un ambizioso Gianluca Vialli. L’ex stella della Juventus  però, dovette contestualmente far fronte sia al defilarsi degli investimenti  da parte del presidente -cantautore, sia al fallimento del main sponsor(“ITV Digital”) che causò un drastico ridimensionamento dei costi e la testa del tecnico italiano finì inesorabilmente dentro la cesta degli esoneri dopo un insipido quattordicesimo posto .

Nella prima decade del nuovo millennio il club visse una fase di stallo quanto mai salutare, soggiornando  stabilmente in First Division con qualche fugace apparizione in Premier League. Come nella stagione 2005 - 2006, quando la formazione  allora guidata da Boothroyd vinse la finale play off nella straordinaria cornice del “Millenium Stadium” di Cardiff e riuscì a regalarsi una sorprendente promozione.

L’era di Pozzo e dei manager latini. Il 29 Giugno 2012, da Oltremanica confermano l’acquisto della società da parte della famiglia Pozzo, già proprietaria dell’Udinese in Italia e del Granada in Spagna. La nuova amministrazione si presenta con innesti importanti per una compagine cadetta:  il portiere Almunia dall’Arsenal, l’esterno della Roma Cassetti e la nomina di Gianfranco Zola in qualità di capo allenatore.

Con “Magic Box” alla guida del club, gli Hornest sfiorano la promozione perdendo lo spareggio nella finalissima contro il Crystal Palace, arrivata in seguito ad una memorabile semifinale decisa da Deeney al settimo minuto di recupero, sugli sviluppi di un’azione nata da un rigore parato da Almunia 20 secondi prima. Una delusione che probabilmente suggerì alla “scatola magica” di abbandonare il progetto Watford.

Alle dimissioni di Zola, seguì l’approdo di Sannino che passò al Vicarage Road meno di qualche mese. Al tecnico italiano seguirono lo spagnolo Oscar Garcia prima, ed il serbo Jokanovic poi.

Incredibilmente, nonostante un  raro turbinio  di avvicendamenti sulla panchina, il 25 Aprile 2015 - grazie ad una vittoria esterna sul Brighton - gli Hornets riabbracciano aritmeticamente la Premier League dopo 8 lunghi anni.

Per il campionato seguente, quello del ritorno fra i nobili pallonari inglesi, i Pozzo decidono di affidare lo spogliatoio all’emergente Sanchez Flores, ma il tecnico iberico dopo una salvezza tranquilla opta per un ritorno in patria. E così, la scelta della proprietà per la stagione 2016/17 ricade sull’esperienza italica di Walter Mazzarri, che onestamente, a tutt’oggi, sta rispettando in pieno gli obbiettivi della società e le aspettative dei tifosi.

Nessun trofeo, ma un record invidiabile. Non ci sono coppe prestigiose o luccicanti medaglie nella bacheca degli Hornets, ma un record del tutto particolare. Dal 1972 al 1983 Ross Jenkis fu il centravanti della squadra giallo nera, quello che trascinò a suon di gol il club guidato da Taylor dalla quarta divisione alla massima serie. Nel corso di quegli undici anni, l’attaccante originario di Kesington divenne il primo giocatore professionista della storia a segnare in tutte e 4 le leghe professionistiche britanniche. Ancora adesso, un vero vanto per il vecchio club dell’Hertfordshire.

 

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Gennaio 2017 21:46
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League