Monday Night - La favola dei Rovers - 13 Mar

Scritto da  Mar 13, 2017

Dal 1992, cioè da quando l’attuale Premier League ha soppiantato la vecchia First Division,  la gloria del successo si è quasi esclusivamente incanalata sulla tratta che da Manchester si sposta inesorabilmente verso Londra e viceversa. 22 scudetti su 24 disponibili suddivisi fra la città dei fratelli Gallagher e la movimentata capitale del Regno.13 scudetti per lo United (tutti targati Ferguson) 2 per il Manchester City, rivitalizzato dalla cura Mancini e sospinto dai petroldollari arabi. 4 per il Chelsea del nuovo millennio, quello ingrassato dai rubli di Roman Abramovic ed impreziosito dalla sagacia latina di Ancelotti e Mourinho. Infine 3 per l’Arsenal, guidata dalla caparbia filosofia “Wengeriana” del risultato da raggiungere soltanto esclusivamente attraverso il bel gioco. Una strategia dei bei tempi che furono, quando il professore alsaziano poteva contare sul talento straordinario dei connazionali Pires ed Henry coadiuvati dal genio infinito di Denis Bergkamp.

Bene, al netto della magia compiuta dal Leicester di Ranieri l’anno scorso (e di cui ormai tutti sanno tutto) ne resta fuori soltanto uno.

Andiamo a scoprire quale.

Stagione 1994 -95, la seconda da quando la Football Association ha ristabilito l’ordine socio – organizzativo della lega inglese dopo anni passati alla cronaca solo ed esclusivamente per il malsano comportamento degli hooligans sulle tribune. Il Manchester United detiene il titolo di campione incarica, ma l’inizio di stagione sorride al Newcastle di Kevin Keegan: 6 vittorie consecutive e nemmeno una sconfitta sino alla trasferta di ottobre proprio nel catino di Old Trafford. A braccare la corsa dei Magpies – oltre ai soliti Red Devils – si forma un nostalgico duo composto dal Nottingham Forest e dai Blackburn Rovers.

Quest’ultimi, nonostante una storia ultra secolare, non godono di particolari crediti in vista del successo finale e nonostante un buon piazzamento nella stagione precedente, vengono etichettati come semplici outsider  verso la conquista della Premier League.

Sulla panchina dei bianco blu siede lo scozzese Kenny Daglish, che da buon britannico schiera per il quarto anno consecutivo i suoi uomini con il più classico dei 4-4-2. Tra i pali il talentuoso Tim Flowers, in difesa il solido Colin Hendry affiancato dall’esperto Ian Pierce, con Graeme Le Saux e la bandiera norvegese Berg a chiudere il pacchetto. Davanti alla linea dei quattro ci sono Jason Wilcox sulla corsia sinistra e la pungente ala destra Stuart Ripley dall’altra parte; nel mezzo giocano Mark Atkins e Tim Sherwood. Davanti c’è l’ariete Chris Sutton, a cui fa da spalla un giovanotto 24 enne di nome Alan Shearer.

Col passare delle settimane e l’aumentare della fatica sia il Nottingham che il Newcastle accusano il colpo, lasciando campo al continuo incedere dei Rovers. Ad inizio Gennaio il club del Lancashire è in vetta alla classifica, trascinato dai gol di Alan Shearer (che alla conta finale risulteranno esser 34!) e pare solo che il DNA vincente dello United possa tenergli testa.

Il finale di stagione è da cardiopalma. Seppur orfani di Cantona (squalificato per 8 mesi a causa di quel famoso “calcio volante” rifilato allo spettatore del Crystal Palace), i diavoli rossi tallonano  da vicino  la capolista che sente la pressione e sperpera quasi tutti i punti di vantaggio accumulati, prima pareggiando contro il Leeds e poi perdendo malamente al Maine Road, casa del City. La distanza fra le contendenti  si riduce così a due miseri punticini.

Il 14 maggio 1995, il sogno rischia di disintegrarsi proprio all’ultima giornata. Gli uomini di Daglish perdono contro il Liverpool, ma contemporaneamente il Manchester United viene fermato incredibilmente dal West Ham nel vecchio Boleyn Ground.

La favola ha il suo lieto fine: Blackburn 89 punti, Manchester United 88.

Ad oltre ottant’anni dal suo ultimo trionfo, la squadra di Ewood Park solleva la sua prima ed unica Premier League.

Da quel successo ad oggi, i Rovers hanno collezionato una coppa di Lega, vinta a Cardiff nel 2002 contro il Tottenham grazie ad un gol di Andy Cole, e purtroppo tanti pomeriggi negativi. Una nefasta eliminazione europea ad opera del semi sconosciuto Larissa, ha fatto d’apripista ad un continuo declino sia tecnico che economico, culminato con l’inevitabile retrocessione in Championship .

Attualmente il club è controllato dalla società indiana “V H Group” che se non altro ha ripianto i 20 milioni di sterline di debito, salvando i gloriosi Rovers da un clamoroso fallimento. Purtroppo, in questo preciso istante,  la squadra naviga nelle inquinate acque della bassa classifica. La League One, ovvero la terza serie del calcio inglese, è soltanto ad un passo e la speranza è che il vecchio Blackburn riesca quanto meno ad evitare il definitivo sprofondamento verso l’inferno calcistico.

 

Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League